Carmelo Anthony, il gigante d’oro

Carmelo Anthony, il gigante d’oro

Carmelo Anthony, un vero gigante d’oro, e non solo per le due medaglie vinte. Con la sua fondazione aiuta bambini in difficoltà, cercando di regalare loro un’infanzia migliore.

Quella che vi stiamo per raccontare non è la solita storia su un grande cestista ma di un uomo prima di tutto, che fa della pallacanestro la propria ragione di vita. E’ nel maggio di 31 anni fa che vede per la prima volta la luce uno dei più talentuosi e affermati cestisti dell’epoca moderna.

La città di New York offre molte opportunità al giovane Carmelo, tanto da entrare a far parte del college di Syracuse e costruirsi già da lì la sua carriera. Il suo talento, infatti, gli permette di bruciare presto le tappe e di prendere parte molto presto al tradizionale Draft NBA dopo la vittoria del titolo NCAA. Correva l’anno 2003 quando fu selezionato come terza scelta assoluta, davanti agli allora giovanissimi Chris Bosh e Dwyane Wade. I Nuggets non si fanno sfuggire l’occasione e lo ingaggiano immediatamente. Mai scelta fu più azzeccata. Nella stagione del debutto in NBA, Carmelo si dimostra all’altezza, quasi non sentendo la pressione di giocare in una piazza importante come Denver. Con una grande media punti trascina la propria squadra fino ai play-off, guadagnandosi ammirazione da tutti gli addetti ai lavori. Sembra essere nata una nuova stella nel panorama cestistico americano. Conquista il bronzo nell’Olimpiade di Atene con la nazionale statunitense.

Come spesso accade, la pressione sulle spalle dei giovani inizia ad avere un peso eccessivo e nella stagione seguente perde un po’ di smalto, rimanendo comunque ad alti livelli e portando la propria squadra ai play-off. Quello che sta crescendo in Colorado è uno scorer di razza, e la sua esplosione definitiva è solo questione di mesi. Difatti, è la stagione 2005-2006 a portare Anthony a livelli stratosferici, con una media di oltre 26 punti a partita. Nonostante ciò la squadra non sembra stare dietro all’ala americana, e anche stavolta il suo percorso ai play-off si interrompe bruscamente.

Non sembra comunque scoraggiarsi, anzi, e migliora la sua media punti nella stagione seguente, aiutato in termini puramente statistici dalla pesante squalifica di 15 giornate comminatagli per la rissa durante il match contro i Knicks. Questo spiacevole episodio gli segna inevitabilmente la stagione, rischiando di estrometterlo anche dall’All Star Game di quell’anno. La carriera di Anthony sembra prendere una brutta piega, ma alla fine si tratterà solo di un episodio sporadico.

La sua permanenza ai Nuggets continua con stagioni molto prolifiche in termini di realizzazioni, meno in quanto a risultati. La svolta potrebbe arrivare qualche anno dopo quando sbatte però contro i Lakers, perdendo in gara 6. Le successive stagioni in Colorado non gli hanno portato particolari risultati, se non record, neanche a dirlo, in termini di realizzazione. Con la Nazionale conquista l’oro alle Olimpiadi di Pechino, trascinando la squadra alla vittoria.

Forse la mancanza di risultati, forse la nostalgia dell’aria di casa, fatto sta che la stagione 2009-2010 fu l’ultima che disputò tra le mura amiche del Pepsi Center, dimostrando la volontà di passare ai Knicks, nonostante la proposta di un rinnovo con aumento dell’ingaggio. Qui fu accolto letteralmente come salvatore della patria e l’entusiasmo fu davvero tanto. Purtroppo, I Knicks, dall’arrivo di Carmelo, non sono quasi mai arrivati a giocarsi le fasi calde della postseason e per Melo incominciano a nascere i primi problemi.

 

A New York smette di essere l’uomo in più della squadra, tanto che molte vittorie arrivano senza che lui possa metterci lo zampino. E’ comunque degno di menzione il suo record di 62 punti nel match contro i Bobcats, che va a stabilire il suo career high, superando anche il record in casa Knicks (60 punti) e quello di Kobe di 61. Il 2012 è l’anno delle Olimpiadi londinesi e anche qui contribuisce notevolmente alla conquista del suo secondo oro olimpico.

L’aria newyorkese sembra stancarlo abbastanza presto e rescinde il suo contratto prematuramente salvo poi rinnovarlo a sorpresa nel mese successivo a un ingaggio stratosferico. Come abbiamo detto in apertura, la storia di Anthony non è fatta solo da numeri e risultati, ma anche di un suo impegno nel sociale, grazie alla sua Carmelo Anthony Foundation. Questa organizzazione, nata ormai 10 anni fa si occupa principalmente di temi legati allo sport, come la promozione in ambienti svantaggiati, portando dei momenti di gioia anche a bambini meno fortunati. In più qualche giorno fa ha ricevuto il November NBA Cares Community Assist Award, in riconoscimento della sua generosità e della dedizione a bambini e famiglie in difficoltà.

E questo è solo l’ultimo dei traguardi ottenuti dalla sua fondazione, forte di un grande appoggio a livello mondiale, tra cui dell’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg. Le frontiere che può varcare questo progetto sembrano essere sconfinate, del resto da uno come lui non ci si può che aspettare il meglio.

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