Drazen Petrovic: il Mozart del basket

Drazen Petrovic: il Mozart del basket

Ricordate Drazen Petrovic? Un genio della pallacanestro che solo un destino ingrato lo ha strappato alla vita privando la pallacanestro di un talento straordinario.

Lo chiamavano il “Mozart dei canestri” e mai accostamento fu più appropriato.Drazen Petrovic è stato un genio della pallacanestro, assoluto, senza possibilità di smentita, e solo un destino ingrato lo ha strappato alla vita privando la palla a spicchi del suo interprete europeo più formidabile.

Andiamo per gradi. Petrovic nasce a Sebenico, in Croazia, il 22 ottobre 1964, e nella cittadella dalmata che si affaccia sull’Adriatico fin dalla giovanissima età esibisce un talento fuori dal comune nel mettere palla a canestro. Già quindicenne è aggregato alla prima squadra del Sibenik e nel 1982, non ancora maggiorenne, è protagonista con 19 punti nella finale di Coppa Korac, persa con i francesi del Limoges 90-84, delusione che Petrovic si trova a dover incassare pure dodici mesi dopo, sempre contro gli stessi avversari, 94-86 e 12 punti a referto.

Il ragazzo ha classe ed eleganza cestistica in abbondanza, crede ciecamente nei propri illimitati mezzi tanto da far suo il motto “il basket o niente altro” e non impiega molto tempo a vestire i panni di leader del Sibenik che nello stesso anno 1983 è beffato in campionato dal Bosna: Petrovic segna i liberi della vittoria in finale ma la Federazione annulla il risultato decretando la ripetizione del match in campo neutro. Il Sibenik si rifiuta di scendere sul parquet e si vede scippare un titolo che aveva legittimato sul campo.

Il servizio militare nell’ex-Jugoslavia impone obblighi a cui è impensabile sottrarsi e nel frattempo Drazen, nonostante le sirene americane dell’Università di Notre Dame, è nel mirino delle più forti compagini nazionali : si accasa dunque al Cibona, dove già si cimenta il fratello Aza. E’ l’estate del 1984, Drazen ha venti anni e l’Europa del basket sta per accogliere il più grande di tutti, immarcabile nell’uno-contro-uno, dalla dinamica di tiro perfetta, individualista come nessun altro ma anche eccelso uomo-squadra, dall’innato istinto vincente e capace di offrire il meglio nelle sfide che contano.

Al primo anno col Cibona Petrovic fa tris, vincendo campionato contro la Stella Rossa, coppa di Yugoslavia contro la Jugoplastika e coppa dei Campioni in finale con il Real Madrid, 87-78 mettendo a canestro 36 punti. La stagione successiva Petrovic vince ancora la massima competizione continentale contro lo Zalgiris Kaunas di un altro fenomeno del basket europeo, Arvidas Sabonis, ma ha del sensazionale la vendetta consumata contro il Limoges, battuto nel girone di semifinale con 51 punti, dieci tiri da tre punti di cui otto consecutivi andati a segno, e dieci assist.

"Once Brothers"

Il campionato yugoslavo è ormai una vetrina che sta stretta a Drazen, che assomma record su record come una stagione chiusa a 43.3 punti di media a partita e 112 punti in una singola gara, seppur l’Olimpia Lubiana sia costretta per l’occasione a schierare la formazione juniores. Perde due finali di fila contro Zadar e Partizan, dove debutta Vlade Divac che sarà suo grande amico-nemico, ma fa tris europeo con la vittoria nella Coppa delle Coppe 1987 contro la Scavolini Pesaro, 89-74 e 28 punti, perdendo la Coppa Korac del 1988 contro il Real Madrid, nonostante 47 punti nella sfida di ritorno a Zagabria.

Proprio il club spagnolo offre a Petrovic un contratto principesco e così nell’estate del 1988, già ricco di fama internazionale, titoli continentali e riconoscimenti individuali come il premio di miglior giocatore europeo per il 1986 assegnatogli da Gazzetta dello Sport e Superbasket, Drazen vola a Madrid. La stagione è in chiaro-scuro, con la finale di campionato persa con il Barcellona ma una memorabile vittoria in Coppa delle Coppe contro Caserta di Oscar e Gentile, 62 punti in quella che viene definita come la partita del secolo su suolo europeo.

La Nazionale yugoslava già da tempo gli ha consegnato il timone del comando, anche se le stelle in squadra sono tante, e dopo un paio di medaglie olimpiche, bronzo a Los Angeles 1984 e argento a Seul 1988, è l’ora di collezionare due successi di prestigio agliEuropei del 1989 a Zagabria, dove viene eletto miglior giocatore del torneo in una squadra fortissima che comprende anche Divac, Danilovic, Radja e Kukoc, e aiMondiali del 1990 in Argentina.

Ma i tempi stanno cambiando, le porte del mondo dorato dell’NBA si stanno aprendo al basket europeo e si spalancano per questo straordinario campione che viene ingaggiato dai Portland Trail Blazers. La vita al di là dell’Atlantico non è facile per Petrovic, costretto a partire dalla panchina in una franchigia che nel 1990 guadagna la finale contro i Detroit Pistons. A gennaio 1991 Petrovic viene ceduto ai New Jersey Nets e quando ormai in Yugoslavia infuria la guerra che lo vedrà scismare dai vecchi compagni di nazionale serbi, Divac tra tutti, arriva infine la piena maturazione e la definitiva consacrazione nella Lega più prestigiosa al mondo. In due stagioni complete con i Nets Petrovic disegna basket come solo lui sa fare e produce annate da 20.6 e 22.3 punti di media a partita. E’ una stella ormai, l’America riconosce il suo talento, anche se manca la convocazione all’All Star Game, e il fuoriclasse di Sebenico ha vinto la sua sfida sportiva.

La vita però è ingrata, spesso, con i suoi eroi più acclamati, e di ritorno da un match con la nazionale croata – che nel frattempo nel 1992 si è presa il lusso di mettersi al collo la medaglia d’argento olimpica di Barcellona – il 7 giugno 1993 su un’autostrada tedesca resa viscida dalla pioggia, a neppure 29 anni d’età, Drazen Petrovic va incontro ad una morte prematura.

Fatalità, errore, leggerezza… non ha importanza, fatto è che quella notte il “Mozart dei canestriha smesso di suonare. Ma la sua musica, celestiale, rimane, quella sì, per sempre, nei ricordi di chi ha la pallacanestro nel sangue.

A cura di Nicola Pucci

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