Andre Agassi: il tennis ed io, un rapporto infinito e totalizzante

Andre Agassi: il tennis ed io, un rapporto infinito e totalizzante

Andre Agassi in un’intervista al “Guardian” si racconta in una versione leggermente diversa da quella descritta nella sua biografia “Open”. Oggi imprenditore Andre ha capito che la sua storia d’amore col tennis non finirà mai

AGASSI E LA SUA BIOGRAFIA, OPEN – Nella sua commuovente biografia, otto anni fa, Andre Agassi scriveva”Mio padre urlava ogni cosa due volte, a volte tre, a volte dieci. Più forte diceva, più forte! Colpisci prima dannazione Andre, colpisci prima! Stai sulla palla, Andre. Senza saper che era lui a starmi addosso, non importava quanto presto o forte colpissi la palla, il dragone mi avrebbe sputato addosso il suo fuoco,mio padre voleva che fossi più veloce e più foprte del dragone, voleva che battessi il drago”

UN PADRE DETERMINATO E OSSESSIVO – Andre Agassi aveva sette anni nel 1977 e il dragone era la macchina lancia-palle che il padre, un boxeur olimpico iraniano aveva trasfigurato per lui in una bestia. “Niente lo faceva arrabbiare di più di una palla in rete, aveva la schiuma alla bocca. A me sembrava mi si staccassero le braccia, avrei voluto chiedere “quanto più lunga papi?”ma non lo facevo. Colpivo più forte che potevo e poi ancora di più”

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HA FATTO PACE COL PADRE – Oggi il ragazzo sperduto di Las Vegas è un venerabile imprenditore, a cui gli otto Slam conquistati e il felice matrimonio con Steffi Graf hanno fatto superare l’odio che aveva da ragazzino per il tennis. Il padre, oggi ottantaseienne viene descritto da lui come appassionato e leale. Una reazione al ritratto fatto di lui nella sua biografia? “Prima della mia biografia la gente lo considerava un violento. Oggi ho  capito che mio padre è stato chiaro –Andre io so come ho vissuto, chi sono e chi non sono. Se potessi rifare tutto daccapo cambierei solo una cosa, ti farei giocare a baseball o a golf, così la tua carriera sarebbe più lunga e potresti guadagnare più soldi”

CICATRICI MAI GUARITE – Agassi fa una risata amara” Non puoi diventare te stesso veramente se non sei andato a pezzi prima. Le mie cicatrici sono la chiave che mi ha reso possibile di rendere la vita di altri differente. Non ci sono ferite in questo sport che non lascino cicatrici mai completamente guarite, ma sono quelle che fanno la differenza”

OGGI INVESTE IN CULTURA – Agassi, che ha un’intelligenza superiore alla media,  si chiede che cosa avrebbe fatto se suo padre fosse stato nello stesso modo ossessivo con lo studio “Mio padre è proprio la ragione per cui oggi mi dedico all’  istruzione. La mia mancanza di istruzione è stata una scelta. La domanda è sempre la stessa, senza il tennis che cosa avrei fatto? Forse l’avrei rimpianto tutta la vita” Forse se il padre avesse trasformato la classe di Andre in un campo di battaglia, Andre non avrebbe odiato l’istruzione e nascosto se stesso nel “medioevo del tennis”.

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LA PRIMA SCUOLA A CLARKE COUNTRY – Nel 2001 Andre Agassi ha infatti aperto una scuola che è diventata un modello a Clarke Country”Quella scuola ci sta portando molto successo ancora oggi. Poi ho scoperto un modo per allargare il progetto in tutto il Paese e negli ultimi tre anni e mezzo ho investito $650 milioni in tutta la Nazione per costituire 79 nuove scuole? Ho 1.200 allievi diversi ogni anno. In tutta la nazione  38.000 ragazzi e la quantità aumenta molto velocemente”

UNA SCUOLA TENNIS ON LINE In più ha una scuola di tennis on line in cui dà consigli sui colpi fondamentali del tennis ma anche di psicologia sportiva, soprattutto insegna a non misurare i miglioramenti nel tennis in base alle vittorie. E lui sa bene che cosa significhi essere il n°1 del mondo e il giorno dopo non riuscire più a ritrovare il proprio gioco.

IL 1999,UN PERIODO BUIO –  Il periodo più buio della sua carriera  è stato  quello vissuto nel 1999 quando tornò numero uno al mondo. “La vera tragedia del mio declino si  verificava durante il mio successo, non sentivo più interesse per il tennis. Nonostante giocassi bene odiavo il tennis. Quella rottura dopo esser diventato numero uno è stata ancora peggio perché credi che quel niente possa essere colmato e invece non ti gratifica neanche il fatto di essere n°1. Non sentivo più nulla. A volte non volevo lavorare, in altre ero in balia della droga.

PADRONE DELLA MIA VITA – Sono arrivato in un punto in cui ho realizzato che, anche se questa non era la vita che avevo scelto di vivere, questo non significava non esserne padrone. C’erano situazioni peggiori della mia, ragazzini che non avevano un futuro. Mi sentivo fortunato rispetto alla realtà che vivevano quei bambini, senza istruzione, senza una speranza, senza poter compiere delle scelte. Da quando ho cominciato a concentrarmi su questo, ho imparato ad apprezzare il tennis, è diventato un veicolo. Ho imparato tantissimo quando ho cercato di tornare al numero uno. Ho capito di dover programmare il mio lavoro e il mio tempo. Questo era diventato il mio mantra.” Dal 1999 in avanti Agassi giocò ancora per altri 7 anni .

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ROGER, RAFA E GLI AO 2017 – Nel 2005 perse da Roger Federer nella finale degli US Open, mente l’anno dopo fu sconfitto nel suo ultimo  match a Wimbledon da Rafael Nadal. Sull’ultima finale Slam agli Australian Open che ha visto fronteggiarsi proprio Rafa e Roger dice “ E’ stato un match imperdibile. Io sono stato il più neutrale possibile perché entrambi hanno dato molto e hanno delle grandi storie. Ovviamente vedere Roger vincere alla sua età è stato speciale. Ma me lo aspettavo. E Nadal ha avuto molta perseveranza nelle difficoltà con la gente che lo distoglieva dal gioco. Non credevo che con tutte le energie spese a livello fisico potesse tornare a quel livello. Mi ha certamente smentito. È stato un match bellissimo in cui non avrebbe dovuto esserci uno sconfitto. Se mi sarebbe piaciuto essere li contro uno di loro? No, non riesco a credere di essere stato un tempo al loro livello, ancora loro si mettono in gioco, nonostante il passare del tempo, probabilmente io mi ritirerei prima.

IL TERZO TEMPO DEL TENNISSe mi manca l’intensità? Poco, amavo lavorare per migliorarmi, non quello che la classifica non dice, cioè che passi un terzo della tua vita giocando a tennis e non sei preparato a vivere gli altri due terzi. Quando ti ritiri è come se la tua vita finisse, una specie di morte. Ma devi andare avanti. In questo Steffi è stata più forte di me, io ho ancora troppi ricordi”

DJOKOVIC – Dopo che Djokovic lo scorso anno vinse il French Open è sembrato come se il Serbo fosse a un passo dal superare i record di Federer. Dopo di allora però non ha più vinto Slams, e per di più ha perso anche la prima posizione del ranking. L’ultima performance a Indian Wells è stata sempre deludente, ha perso infatti da Nick Kyrgios, che cosane pensi? “Non è stato un problema fisico, è ovvio, è qualcosa di mentale o emozionale, ma è troppo bravo per non trovare una soluzione”

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ANDY MURRAY – Per quanto riguarda Andy Murray e i suoi scarsi successi ultimamente dice “Ha delle qualità che è difficile riuscire a eguagliare. Io non ero un buon atleta e per vincere dovevo pensare in modo strategico, ma lui no, piuttosto ho la sensazione che a volta si fidi troppo del suo atletismo e si complichi la vita in campo. Con la sua velocità potrebbe chiudere più facilmente i match, dovrebbe solo credere di più in se stesso”

IL TENNIS AMARO-AMORE INFINITO – “A volte Steffi scende in campo a fare 2 tiri. Io non ci tengo, anche perché appena colpisci le prime due palle ti ricordi che cosa sai fare e non puoi più fare. Ringrazio Dio di avermi fatto giocare a lungo e vivere momenti indimenticabili. Ho dato molto ma anche avuto molto.  La storia d’amore fra il tennis e me, mio malgrado, è infinita.

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