André Agassi: “Ora non odio più il tennis”

André Agassi: “Ora non odio più il tennis”

L’ex tennista americano si racconta a La Gazzetta dello Sport, parlando di vari temi come la nuova generazione, il caso Sharapova e il matrimonio tra Fognini e Pennetta

André Agassi, leggenda del tennis che vanta ben 60 titoli ATP e 8 tornei del Grande Slam, si racconta in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport a Umago, dove attualmente si sta svolgendo il torneo.

FEDERER E LA NEXT GENERATION – Immancabile l’argomento Federer, che a 35 anni ancora non intravede la possibilità del ritiro. Per Agassi “Federer è Federer. E’ unico. E’ magia. Lui può ritirarsi quando vuole perché comunque resterà Federer. Può decidere senza avere addosso nessun tipo di pressione”. Si vira poi sulla nuova generazione tennistica, chiedendo pareri sui vari Zverev, Kyrgios e Raonic, fresco finalista a Wimbledon: “Raonic sta alzando il suo livello di gioco. Se trova continuità può diventare un numero uno. E’ solido. Zverev gioca un tennis bellissimo. E’ uno da non perdere di vista. Kyrgios ha molte potenzialità ma spesso ha un basso potenziale. Mi sono spiegato?”.

NON ODIO IL TENNIS – Non si può non parlare delle recenti dichiarazioni dell’australiano, che ha detto di non amare il tennis, ma di continuare proprio perché non sa cosa fare. “Frasi che mi ricordano qualcosa…” – commenta Agassi, alle prese in gioventù con il padre che lo costrinse a praticare questo sport – “Non avevo scelta. Dovevo giocare a tennis e dovevo diventare un campione. Per questo lo odiavo. Anche se molte volte, lo confesso, non capivo perché lo odiavo. Quando sono diventato il numero 1 mi sentivo il 140. Non avevo più forza, non avevo più motivazioni. Per questo nel 2006, dopo tanti anni di amore e odio ho capito che era arrivato il momento di dire addio. E in quattro ore è finito tutto. Però ora che mi sono ritirato sono felice dei miei anni passati nel tennis. Non lo odio più”.

CASO SHARAPOVA – Attenendosi sempre al suo celebre libro-autobiografia “Open” gli viene chiesto del caso Sharapova, rapportandolo al suo periodo di forma negativa in cui ha dichiarato fare uso di droghe. “E’ un caso complicato. L’integrità dello sport è sacra e va difesa a ogni costo. E’ difficile però credere che la Sharapova abbia commesso un simile errore per sua precisa scelta. Del resto, poche settimane prima del controllo quello che aveva assunto non era illegale. Mi dispiace che la Sharapova non possa partecipare a Rio. Maria già mi manca”.

MATRIMONI E TENNIS – Si è poi passati a domande più leggere come il fatto se gioca ancora a tennis. L’americano ha risposto: “Gioco spesso per stare insieme a Steffi. Lei è sempre con la racchetta in mano perché vuole stare in forma. Anche ora che ho 46 anni provo a giocare per vincere, ma il mio corpo non sopporta più tanto esercizio”. A proposito di Steffi Graf, il matrimonio tra tennisti è un argomento che ha visto Fognini e Pennetta coinvolti molto da vicino. Funzionano i matrimoni tra tennisti? “Il mio funziona. Però io e Steffi abbiamo smesso di giocare. Nel caso di Fognini e della Pennetta i patti dovranno essere chiari. Loro dovranno trovare il giusto equilibrio tra la vita privata e il tennis che per Fognini è ancora un lavoro. Ma ce la faranno. Sono in gamba”.

TENNIS MODERNO – Solo 10 anni sono passati dal suo ritiro ma l’impatto della tecnologia sul tennis non si è fatto certo attendere. “Il tennis è cambiato totalmente. Le palline sono diverse, le racchette sono diverse, le corde sono diverse, persino l’abbigliamento è diverso. Quando io colpivo forte, non sapevo dove sarebbe andata la pallina. Ora più forte la colpisci e più sei sicuro che finirà nel punto dove volevi indirizzarla. E le nuove racchette riducono il logorio della macchina uomo consentendo a un atleta di allungare la sua carriera”.

Ed è pur vero che oggi rispetto al passato il tennis sembra meno emozionante, con meno colpi di scena e a rimetterci è lo spettacolo per i fan. “E’ normale. Le emozioni sono distrazioni. Nel tennis di oggi vince chi lavora meglio, non chi ha più personalità. In campo vedo atleti sempre concentrati al cento per cento”.

RICORDI E FAIR PLAY – Per lui il tennis è questo: “E’ uno sport dove non ci sono time out, dove non puoi sederti in panchina e chiedere il cambio, dove non puoi sfruttare i consigli dell’allenatore. Sei solo con te stesso. Uno contro uno, ma se anche odi l’avversario in campo ti rispetti”.

Amarcord Wimbledon: “Quella di Goran che a fine partita è venuto dalla mia parte del campo per stringermi la mano. Non dimenticherò la faccia di quel ragazzino che era felice per me”.

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