Billie Jean King ed i suoi idoli del tennis

Billie Jean King ed i suoi idoli del tennis

Mi chiedono quali siano i miei eroi del tennis. In realtà ne ho molti. Dalla mitica Suzanne Lenglen, a Darlene Hard a Alice Marble. Il mio primo autografo fu quello di Tony Trabert all’auditorium della Pan Pacific. Quando cammino sul “centrale” penso a tutti i grandissimi che hanno giocato li e al fatto di essere stata molto fortunata. Comunque guardo sempre al futuro e alle nuove generazioni. Mi adorano!!!!

“Mi chiedono spesso se ci siano dei personaggi del tennis che hanno avuto influenza su di me o che possano essere considerati “i miei eroi”, ha esordito Billie Jean King in una breve chiacchierata con il portale tennis.com. 

“Non ho, a dire il vero, un solo eroe, o per meglio dire, eroina. Ce ne sono molte nella storia del tennis, e io amo la storia del tennis. Quando cammino sul “centrale” penso a tutti i grandissimi che hanno giocato li, ma so anche che alcuni ci sono stati solo una volta nella loro carriera e magari per caso.
Tante idee mi frullano per la testa, quando sono li. Non posso fare a meno di chiedermi quanto sono fortunata. Credo di aver letto di tutto sulla storia del tennis. Suzanne Lenglen è stata una grandissima, è stata la prima superstar dello sport. E se noi tutti giochiamo a Wimbledon, è merito suo, che attirando moltissima folla a vedere i suoi match ha fatto vendere tantissimi biglietti, talmente numerosa che gli inglesi sono stati costretti a trasferirsi in un posto più capiente, da Worple Road a Wimbledon”. 

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In più Suzanne ha fatto guadagnare talmente tanto al tennis inglese che praticamente Wimbledon è stato costruito coi soldi accumulati con lei.
Darlene Hard mi piaceva molto quando avevo 13 anni. Era originaria della California del sud e era andata al college a Pomona, motivo per cui volli andarci anch’io. Un paio di volte avevo anche avuto occasione di scambiarci 2 palle, grazie al fatto che conoscesse il mio coach. Questo ha significato molto per me, perché non era obbligata a farlo. Aveva guidato da Pomona proprio per giocare con me, una stupida tredicenne. Lei mi ha cambiato la vita, non so neanche dire quanto e quanto ha significato per me che lei mi abbia fatto omaggio del suo tempo.
Ho amato Alice Marble, che mi aiutò quando avevo 15 anni, Margareth Dupont con cui ho giocato alla Wightman Cup, Louise Brough, grande! Vidi Althea Gibson a tredici anni. Ma il primo autografo della mia collezione fu quello di Tony Trabert. Andai all’auditorium della Pan Pacific e lo incontrai. Io avevo 12 anni e lui era il tennista migliore al mondo, un professionista che giocava a Wimbledon, dove noi comuni mortali non potevamo. Molti ragazzini oggi non lo conoscono neanche.

Poi ammiro tutti i tennisti venuti dopo di me. Amo guardare ogni generazione, e quando si ritirano mi piange il cuore. Quando la gente mi dice che sono la loro eroina mi suona ancora strano. Piaccio così tanto? Non riesco a capacitarmi! Guardo sempre al presente e al futuro . E’ incredibile quanti temi I bambini facciano a scuola su di me, e quante richieste mi arrivino da loro. Trovo tutto ciò molto interessante e fighissimo”. 

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