Canas e la sua amata Florida

Canas e la sua amata Florida

Era proprio destino che la Florida si legasse al destino di Guillermo Canas, uno dei giocatori argentini più talentuosi degli ultimi anni.
Infatti è proprio in Florida, a Miami, che Guillermo ha messo in piedi la sua Tennis Academy e ha cominciato la sua carriera di allenatore per giovani talenti da avviare al tennis professionistico. Ma è alla Florida, e precisamente ai due tornei Master 1000 che deve la sua notorietà anche al di fuori del tennis, quando sconfisse Roger Federer, nel 2007, consecutivamente ad Indian Wells e Miami. Il caso ha poi cinicamente costretto Canas a trasferire la sua residenza negli Stati Uniti dopo che una triste esperienza di delinquenza aveva messo a rischio la sicurezza della sua famiglia in Argentina. La sua amata terra natia, dove ha lasciato ovviamente il resto dei suoi affetti, vivendo ora con sua moglie Fabiana Semprebom, ex top model brasiliana e il loro piccolo John. “Certo mi manca molto la mia famiglia, i miei affetti sono tutti in Argentina, ma devo guardare alla sicurezza, e là non avevo molte garanzie
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Tutte notizie che Canas ci dà grazie ad un’intervista rilasciata per il quotidiano on line Canchallena, nella quale racconta che subito dopo il ritiro, avvenuto 5 anni fa a causa del persistere di problemi ai polsi che lo avevano costretto a diversi interventi chirurgici, ha progressivamente abbandonato gli allenamenti, ed è ingrassato parecchio, fino a pesare 122 kg. Ora è decisamente più in forma, dopo che il peso aveva dato seri problemi alle sue ginocchia e a ripreso a giocare a buon livello a paddle, vincendo anche alcuni tornei.

Canas fa un bilancio della sua carriera che lo ha visto issarsi fino alla posizione n. 8 del ranking mondiale, vincere un master 1000 a Toronto, impegnare e spesso battere tutti i grandi del tennis degli anni a cavallo tra vecchio e nuovo millennio. Ma non ha alcun rimpianto, non si è mai rivisto nei video perché, dice “non amo la malinconia”, neanche quando batteva il Roger Federer più “in the zone” della sua carriera.  “Ho dovuto lottare per riacquistare l’uso delle dita, martoriate dagli infortuni per i quali, a distanza di anni, ancora non ho una diagnosi certa, nonostante le 4 operazioni subite tra Stati Uniti ed Argentina. Dopo l’ultima operazione ho riacquisito l’uso di un dito dopo 4 mesi, e non vi dico passando attraverso quali sofferenze“.

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A viso aperto, come ha sempre fatto, inimicandosi spesso le simpatie del pubblico, parla anche della vicenda che lo ha visto protagonista di una lunga squalifica per doping, dovuta all’assunzione di un diueretico, l’idroclorotiazide, e precisa di non pentirsi in quanto “non ho nulla per cui pentirmi, perché avrei dovuto denunciare il medico del torneo del quale mi ero fidato. la mia colpa è stata quella di non aver informato le autorità mediche internazionali dell’assunzione del farmaco, cosa che non feci perché, appunto, mi fidavo del medico del torneo” (accadde ad Acapulco, e Filippo Volandri, sconfitto dall’argentino, manifestò all’epoca più di un dubbio circa la sua tenuta atletica). Una leggerezza abbastanza grave per un professionista, che gli è costata oltre un anno di squalifica e ha gettato un’ombra pesante su tutta quella generazione di ottimi tennisti, targata Argentina: David Nalbandian, Guillermo Coria, Gaston Gaudio. Ma una nidiata sulla quale pesano diverse squalifiche per uso di farmaci non consentiti: lo stesso Coria, poi Mariano Puerta e Juan Ignatio Chela. Insomma, una brutta pagina.

Canas si interroga anche sul perché quella generazione non fu in grado di vincere una Coppa Davis, lasciando alludere a qualche errore che sicuramente è stato commesso a livello federale, e guarda ai tempi moderni, nei quali le sorti del tennis argentino sono in mano a Leo Mayer, un buonissimo giocatore, e ad un talento enorme ma, come Canas, tartassato dagli infortuni, Del Potro. L’augurio che il vecchio top 10 fa al tennis della sua nazione è quello di tornare al livelli della sua generazione, e magari rivincere uno Slam, come per Vilas e Gaudio, alfiera di quella generazione che, a suo dire, “ha messo il tennis allo stesso livello di popolarità e risultati in Argentina del calcio“.

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