Colpi da Maestro: l’utilizzo dello slice in maniera proattiva, risposta e palla corta

Colpi da Maestro: l’utilizzo dello slice in maniera proattiva, risposta e palla corta

Secondo appuntamento con Colpi da Maestro, la rubrica che vi darà qualche consiglio pratico sul gioco del tennis. Continuiamo il discorso iniziato la scorsa volta con l’utilizzo dello slice in maniera proattiva, focalizzandoci su risposta e palla corta

Come preannunciato nel precedente articolo sull’uso in generale del back-spin, è il caso di affrontare separatamente alcune tipologie di utilizzo dello slice. L’analisi non può che cominciare dalla palla corta, o drop-shot, utilissimo colpo a sorpresa con molteplici funzionalità. In realtà, le differenze con il normale colpo in slice sono molteplici: l’esecuzione tecnica del colpo sarà diversa rispetto al classico impatto in back, prediligendo un movimento più “morbido” e lento, atto ad assorbire la forza del colpo avversario, e una rotazione più tendente a bloccare la palla sul rimbalzo, piuttosto che agevolarne lo scivolamento in avanti.

Il collegamento con il canonico back-spin è, però, assolutamente strategico. Difatti, essenziale per la buona riuscita del colpo è una corretta “finta”, necessaria a indurre nel nostro avversario la falsa convinzione che il successivo impatto porterà la palla in profondità; una finta ben eseguita annulla l’anticipazione motoria del nostro avversario, o, nella migliore delle ipotesi, va in controtendenza con i movimenti di anticipazione effettuati, costringendo l’opponente, con buone probabilità, a un recupero in avanti difficoltoso. Da qui nasce il rapporto con il back-spin. La preparazione del drop-shot e dello slice è, infatti, identica; pertanto, aver giocato qualche colpo in back profondo, alternandolo in modo costante al gioco d’impatto, ingenera facilmente nell’avversario la convinzione che a quel particolare tipo di preparazione (racchetta a martello e punta in alto) corrisponda l’esecuzione di un classico slice da scambio, magari incrociato e lungo. A quel punto, una palla corta lungolinea è assolutamente inaspettata e potenzialmente vincente.

Ulteriore vantaggio: dopo le prime palle corte, l’avversario, dinnanzi alla preparazione di cui sopra, non saprà più cosa aspettarsi e sarà costretto ad assumere una posizione d’attesa neutra all’interno del campo e a privarsi degli strumenti di anticipazione motoria, cosa che lo costringerà ad aumentare lo spostamento in caso di uno slice profondo e ficcante. Nel circuito professionistico, ancora una volta, l’esempio più evidente e famoso è costituito da Federer, ma non scordiamoci il pirotecnico Dustin Brown, capace di palle corte fulminanti e fintate fino all’ultimo istante.

Passando oltre, il back-spin è utilissimo anche in risposta: da un lato, su servizi molto forti, il movimento ridotto e veloce può essere una validissima alternativa difensiva che permette più facilmente di impattare la palla avanti e contenere il rimbalzo nel campo avversario. Dall’altro, su servizi più lenti e carichi, lo slice può costituire un valido diversivo se seguito da una discesa a rete: è il famoso “chip and charge”, Pat Rafter ne aveva fatto un marchio di fabbrica, conquistandoci numerosi match anche con avversari tecnicamente più quotati di lui.

Strategicamente, su avversari aggressivi da fondo, o molto regolari, tale diversivo può portare ottimi risultati. Piuttosto che impelagarsi in lunghi scambi da fondo, sul terreno più comodo per l’avversario, può essere utile uscire dal guscio e costringere il nostro opponente a reagire da un’uscita dagli schemi classici e ripetitivi. È subito da precisare che la risposta in back non dev’essere necessariamente molto angolata, in quanto l’obiettivo non è quello di arrivare al vincente con la risposta, ma di mandare fuori tempo l’avversario e coglierlo impreparato in uscita dal servizio. Dunque: passo avanti in posizione d’attesa, split step in avanzamento prima di colpire e slice basso e veloce seguito da una fulminea discesa a rete.

Ancora una volta, attenzione a non ripetere troppo frequentemente detta strategia: l’effetto sorpresa gioca un ruolo determinante. E’ invece preferibile alternare impatti potenti, slice corti e lunghi e “chip and charge” per ottenere il massimo risultato in termini di produzione complessiva di punti. Di nuovo, è importante ricordare come l’imprevedibilità gioca a nostro vantaggio non solo nel punto appena eseguito, che può andare male, ma anche nei punti successivi; un avversario “sotto pressione”, consapevole del nostro atteggiamento variamente aggressivo e diversificato, fa più fatica a elaborare una strategia di gioco e a impostare l’anticipazione motoria in maniera funzionale.

Appuntamento con i nuovi spunti tecnici di “Colpi da Maestro” alla prossima settimana! Per domande, suggerimenti, critiche, confronti, riflessioni, scrivete nei commenti o in privato: fa sempre piacere scambiare quattro chiacchiere.

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