Dieci match Slam del 2015 che non dimenticheremo

Dieci match Slam del 2015 che non dimenticheremo

Ripercorriamo le principali tappe dei tornei del Grande Slam di quest’anno tra i protagonisti Djokovic e Williams protagonisti, il vincitore morale Federer e l’orgoglio nazionale Vinci e Pennetta.

E’ stata una stagione di grande tennis, specialmente sui palcoscenici più importanti del mondo. Ricapitoliamo un po’ questo 2015 con le 10 migliori partite dei tornei del Grande Slam andate in scena quest’anno.

Semifinale femminile US Open: Roberta Vinci – Serena Williams 2-6 6-4 6-4

Il discorso di incoraggiamento che la Vinci si è fatta non era lontanamente paragonabile ad un grido di battaglia: farle fare un po’ il tergicristallo, finchè non si stufa, e cercare di divertirsi un po’. Era come se si stesse preparando ad una partita al parco piuttosto che ad una partita contro la Williams sull’Arthur Ashe. La possibilità di vittoria era minima, forse nulla. E se fosse mancata la fiducia, si sarebbe fatto prima a non giocarla questa partita. Anche se, l’idea che un’italiana avrebbe potuto impedire l’incredibile traguardo del Grande Slam alla Williams, stuzzicava tutti noi.

Qualcuno potrebbe dire che la Vinci, grazie a tutta la sua abilità, gioia ed esuberanza mostrate sul campo, ha essenzialmente vissuto il giorno più bello della sua vita, quando ha vinto una delle partite più sconvolgenti di tutti i tempi che l’ha spinta verso la sua prima importante finale in singolo. Ci sono stati dei momenti durante il terzo set, quando la partita si era trasformata in una visione straziante del gioco del tennis dal punto di vista della Williams, grazie a quello che è stato – secondo la stessa Serena – “un calo dovuto ad un sovraccarico di stress e pressione”. Ma non bisogna minimizzare quanto fatto da Roberta: molti altri avrebbero vacillato davanti a certe opportunità.

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Finale maschile Roland Garros: Stan Wawrinka – Novak Djokovic 4-6 6-4 6-3 6-4

Solo un disegno divino avrebbe potuto evitare di mettere Wawrinka e i suoi pantaloncini del pigiama in secondo piano al Roland Garros, e di vincere il suo primo Open di Francia giocando “la partita della mia vita”. Ripensandoci ora, è stata anche la performance che ha impedito a Djokovic di diventare il primo uomo dopo Rod Laver nel 1969 a realizzare il Grande Slam.

E, pantaloncini a parte (si sentì in dovere di portarli con lui nella conferenza stampa post-partita e ne ha addirittura donato un paio al museo del Roland Garros), questa è stata la partita che dovrebbe essere ricordata prima di tutto per l’audacia e la maestosità del tennis di Wawrinka. Lo svizzero, che ha forse il più potente rovescio ad una mano del circuito, ha continuato a eseguire i suoi perfetti tiri, e loro seguivano lui. La maggior parte delle persone presenti al Philippe Chatrier quel giorno erano sicure che Djokovic sarebbe diventato il terzo giocatore di questa era tennistica a completare il Career Grand Slam. Dopo tutto, aveva sconfitto Nadal nei quarti (seconda vittoria contro lo spagnolo al Roland Garros), per poi spodestare Andy Murray al quinto in semifinale.

Ma Djokovic non poteva fare molto contro la forza e l’ambizione di Wawrinka. Eppure c’è stato un momento toccante durante la sua sconfitta: mentre ritirava il suo premio da finalista durante la cerimonia finale, i parigini hanno mostrato il loro apprezzamento per lui con degli applausi scroscianti, quasi infiniti, che gli hanno fatto riempire gli occhi di lacrime.

Stan Wawrinka of Switzerland poses with the trophy during the ceremony after winning the men's singles final match against Novak Djokovic of Serbia at the French Open tennis tournament at the Roland Garros stadium in Paris

Finale maschile US Open: Novak Djokovic – Roger Federer 6-4 5-7 6-4 6-4

Dopo tutti i discorsi pre-partita riguardo la SABR di Roger Federer, questa è stata una finale vinta giocando il tennis più prevedibile possibile: prevedibile ma brillante. Non c’è mai stato nulla di particolarmente inedito nel gioco del serbo, era il più classico dei Djokovic. Ha colpito alcuni vincenti spettacolari, ma è stata la sua consistenza mischiata alla sua abilità difensiva a portarlo al suo terzo titolo Slam della stagione (eguagliando il record del 2011). Per la seconda volta in questa stagione dopo Wimbledon, è stato ancora una volta Djokovic ad impedire a Federer di estendere la sua collezione di Slam a 18. Nole, invece, si trova ora in doppia cifra in quanto a Slam vinti e, con senno di poi, si può immaginare di vederlo eguagliare Nadal e Sampras (entrambi a 14), o addirittura Federer a 17.

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Finale femminile US Open: Flavia Pennetta – Roberta Vinci 7-6(4) 6-2

I biglietti per la finale femminile, che erano stati venduti a 1000 $ o poco più, hanno perso metà del valore dopo che Serena è stata sconfitta in semifinale. Gli spettatori pensavano che non fosse una finale che rispecchiasse il prezzo pagato, e invece sono stati intrattenuti da un’altra bellissima storia: un incontro tra due amiche in passato partner di doppio che hanno tentato in ogni modo di vincere il primo titolo del Grande Slam al crepuscolo della loro carriera. Ed è stata la Pennetta, 33 anni, ad aggiudicarsi il trofeo, diventando la più anziana vincitrice del primo Slam nell’era moderna. E poi, come se le fasi finali del torneo non fossero state abbastanza sorprendenti, ha annunciato davanti a 20.000 persone che questo sarà il suo ultimo anno nel circuito.

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Semifinale maschile Australian Open: Andy Murray – Tomas Berdych 6-7(6) 6-0 6-3 7-5

La moglie di Murray, Kim, durante la finale contro Djokovic, si è presentata con una maglietta con la scritta: “Parental Advisory: Explicit Content”. E’ stato un simpatico, autoironico riferimento al suo linguaggio scurrile indirizzato a Berdych durante la semifinale, una partita giocata in un clima più teso del solito a causa delle chiacchiere pre-partita dei media da parte di Daniel Vallverdu, ex assistente allenatore di Murray, che da poco era entrato nello staff di Berdych. Ma tutto ciò che accade fuori dal campo non deve distrarre da come è stata questa partita: Murray è tornato al top del gioco ed è tornato in una finale Slam dal 2013, quando trionfò a Wimbledon. E’ stata anche la sua prima finale sotto la guida tecnica di Amélie Mauresmo.

2015 Australian Open - Day 7

Semifinale maschile Wimbledon: Roger Federer – Andy Murray 7-5 7-5 6-4

In tutti gli anni che Federer ha passato a giocare al Centre Court, mai prima d’ora si erano sentiti applausi così forti dal prato agli spogliatoi, a fine partita. Perchè questa volta sì? E’ stata la miglior prestazione di Federer al servizio degli ultimi anni, forse degli ultimi dieci anni, grazie alla quale ha sovrastato Murray in tre set. C’è stato addirittura un momento in cui Andy si è rivolto al suo box dicendo: “Cosa vuoi che faccia?” Anche se sapeva già la risposta. Non c’era nulla che avrebbe potuto fare contro un Federer così. Roger sarebbe stato sconfitto da Djokovic in finale per la seconda volta consecutiva, ma la sua vittoria in semifinale rende omaggio alla sua memoria.

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Semifinale femminile Roland Garros: Serena Williams – Timea Bacsinszky 4-6 6-3 6-0

Serena ha rimontato sotto di un set quattro volte in una quindicina di giorni, ma questo è stato il match più drammatico. La Williams aveva sofferto durante la prima settimana di Parigi e sembrava svuotata della solita energia che la contraddistingue. Non ricordava di essersi sentita mai così male su un campo da tennis, soprattutto nelle fasi finali di uno Slam. Anche quando Serena recuperava di un set e livellava il match non sembrava mai così in forma. In qualche modo è rimasta nel torneo, forse perchè è decisamente più forte delle altre.

2015 French Open - Day Five

Secondo turno maschile Wimbledon: Dustin Brown – Rafael Nadal 7-5 3-6 6-4 6-4

L’All England Club non aveva mai avuto un eroe del genere prima, un serve-and-volleyer con i dread fino alla schiena che va in giro per i tornei con il camper. Il nuovo, elevato status di Brown è diventato perfettamente chiaro il giorno successivo sui campi di allenamento: le troupes televisive si sono allontanate da Roger Federer per concentrarsi sulla qualificazione del tedesco nato in Giamaica il cui gioco ad alto rischio è conosciuto come “Dreddy Tennis”.

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Terzo turno femminile Wimbledon: Serena Williams – Heather Watson 6-2 4-6 7-5

Uno dei temi più ricorrenti a Wimbledon ogni estate è “il fallimento dei coraggiosi britannici” che sono così vicini alla gloria ma alla fine vanno fuori. Sarebbe del tutto sbagliato, però, definire le prestazioni della Watson contro la Williams come un “fallimento”. Ma è così che lei ha visto il match a pochi minuti dalla fine del match dopo che è arrivata a due punti dal match contro Serena, e anche giorni dopo, quando si è seduta a rivedere la partita. Sarebbe sbagliato definire questo match come una “sofferenza”: in momenti del genere la Williams innalza il suo gioco di un livello, forse due o tre, come solo lei sa fare.

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Quarto turno femminile Wimbledon: Serena Williams – Venus Williams 6-4 6-3

Per la prima volta dopo sei anni, le due sorelle si sono incontrate in un evento del Grande Slam, e tutti ci siamo chiesti se sarebbe stato l’ultimo incontro tra le Williams in un evento importante. Ma c’è stata un’altra occasione, durante i quarti di finale degli US Open, nei quali Serena ha avuto bisogno di tre set per superare Venus.

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