Dimitrov: “Federer è l’avversario da cui ho imparato di più”

Dimitrov: “Federer è l’avversario da cui ho imparato di più”

Il tennista bulgaro si racconta, tra i paragoni con Roger Federer e la sua voglia di riscattarsi nel prossimo futuro

Grigor Dimitrov dopo molti anni trascorsi sotto l’ombra di Roger Federer, essendo considerato il suo erede, ora cerca di tornare ai livelli che gli competono.

LE ASPETTATIVE – Del resto ha solo 25 anni e con un trascorso in top 10 ha tutti i numeri per poter fare bene: “Onestamente non ci penso nemmeno perché sento di non aver ancora raggiunto il livello che voglio. Ovviamente due anni fa ero numero 8 al mondo e pensavo che le cose sarebbero andate sempre meglio da lì, poi ho fatto dei passi falsi. E ho ovviamente avuto alcuni tornei difficili. Capisco cosa posso migliorare e cosa posso fare in determinate situazioni in campo. Questo è l’importante per me ora. Il tennis è molto competitivo e ci sono tanti esponenti della nuova generazione con molto talento. Federer è il giocatore da cui ho più imparato giocando contro.”

COME CAMBIA IL TENNIS – Negli ultimi anni il tennis è cambiato sotto il punto di vista tecnico. La potenza è ora maggiormente privilegiata e la l’età non è più un problema, visto che si può continuare a giocare molto più che in passato. “Sì, il tennis è cambiato molto durante gli anni. I top 100 possono battere tutti. Si sente tante volte la frase ‘ha 25-26 anni e non ha ancora vinto un Grand Slam’. Ma quel momento arriverà, credo molto in questo. Ci vuole tempo. Bisogna accettarlo e continuare a lavorare specialmente in quest’epoca.”

LE PRIME VITTORIE – Dimitrov racconta alcuni episodi della sua vita, i più importanti che l’hanno spinto a continuare con il tennis: “Ho lasciato il mio Paese all’età di 12 anni per allenarmi. Sono stato un po’ in California e ho ricevuto un invito per allenarmi in un’accademia. Le cose stavano andando bene, battevo tanti ragazzi e tutto all’improvviso mi sono detto, ‘Okay, sai cosa? Voglio darmi una chance’. Giocavo giocavo e andava sempre meglio. Non dimenticherò mai quei primi anni specie a livello juniores, perché è stato quello il periodo che più mi sono goduto. Il mio primo titolo a Stoccolma, poi la vittoria in un 500, la vittoria su Novak a Madrid, ricordo tutti quei momenti. Ma ricordo che quando ero numero uno a livello juniores mi dicevo, ‘Diventerai un professionista’. Vivevo già il mio sogno.”

LA PATERNITÀ – Murray, Djokovic e Federer sono diventati tutti padri di famiglia, chi prima, chi solo negli ultimi mesi. Che sia questo il segreto per essere longevi? “Voglio solo vivere la vita nel miglior modo possibile e godermi i momenti fuori dal Campo perché bisogna avere equilibrio. Novak e Andy sono diventati papà molto presto. Ma per certi versi aiuta, ti fa mantenere un grande equilibrio. Tutti hanno diverse opinioni su questo, ma non so. Se decido di diventare padre in uno o due anni, non sarò triste. È positivo metter su casa quando viaggi costantemente tutto l’anno.”

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