Dopo Rio può iniziare l’era Murray?

Dopo Rio può iniziare l’era Murray?

Lo scozzese in Brasile ha concesso il bis olimpico, aprendo una nuova fase della sua carriera che potrebbe consacrarlo tra i più grandi del tennis.

C’era una volta l’Andy Murray incompleto, incompiuto, incompreso. L’erede designato e tanto atteso di Fred Perry, il nuovo orgoglio del tennis britannico pronto a raccogliere un testimone senza padrone da tanti, troppi anni. Quel Murray viveva in una terra di nessuno, in un limbo tra le tre divinità del tennis contemporaneo e tutti gli altri, l’eterna medaglia di legno della racchetta che non riusciva a fare il salto di qualità per salire allo stesso rango di Roger, Rafa, e Nole.

L’IMPORTANZA DEI GIOCHI OLIMPICI – Oggi quel Murray non c’è più. A Rio ha centrato il bersaglio grosso per la seconda volta di fila, il primo a conquistare due ori di seguito nel torneo singolare di tennis. Ma soprattutto ha aggiunto alla sua personalissima bacheca un trofeo che due di quei tre, che molta gloria gli hanno negato, ancora rimpiangono di non avere.
Le lacrime di Nole dopo l’uscita al primo turno sono eloquenti: il torneo olimpico vale più di ogni altro. Lo sa anche Roger che aveva fissato in Rio 2016 il grande obiettivo degli ultimi anni di carriera e ne è certo pure Rafa, che questo titolo l’ha già vinto, ma che avrebbe venduto l’anima al diavolo pur di esserci in Brasile.

FINE E NUOVO INIZIO – Rio costituisce per Andy il punto di arrivo di un percorso nato 4 anni fa sull’erba della Londra Olimpica, il torneo che sbloccò l’ex brutto anatroccolo scozzese. Da lì seguirono il primo titolo dello Slam a New York nello stesso anno, il primo trionfo a Wimbledon (77 anni dopo Perry) nel 2013, il bis ai Championships di quest’anno. Ma Rio è anche il punto di un nuovo inizio, di una seconda fase della carriera in cui potrebbe prendersi tante soddisfazioni che finora gli sono sfuggite. L’Australian Open che ha sfiorato 5 volte, il Roland Garros, le Atp Finals fino ad arrivare a quel numero 1 del mondo che ora Andy sente molto vicino, probabilmente come non mai.

GLI ALTRI TRE – Ma per vedere se potrà esserci un’era Murray bisogna soffermarsi sui tre grandi avversari della sua storia tennistica e sulle loro condizioni. Rafa, pur in recupero, sembra aver sparato le cartucce migliori della sua dispendiosissima carriera. Roger, ahinoi tutti, chissà se tornerà ai livelli che gli competono ma che la carta d’identità non gli può più assicurare. Persino Nole, che pur quest’anno ha chiuso il Career Grande Slam, ha perso alcune delle sue certezze con due uscite precoci e cocenti nei due tornei che contavano di più, i Championships e Rio. Andy, che in questi due tornei ha trionfato, potrà sfruttare l’onda lunga della gloria, visto anche il ricambio generazionale che tarda ad arrivare.

COME ON, ANDY – Di certo il trionfo brasiliano ha consacrato Murray come uno dei Fab Four a pieno titolo. A una regolarità impressionante e a una capacità di arrivare sempre in fondo nei grandi tornei ora si è aggiunta la consapevolezza dei propri mezzi che i grandi trionfi portano in dote. Gli Us Open saranno il primo banco di prova per colui che non è più l’ultimo dei primi ma campione purissimo. Per non fermarsi più in semifinale o in finale. Per vedere se potrà davvero esserci un’era Murray dopo quelle di Federer, Nadal e Djokovic.

 

3 commenti

3 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. Enrico Carrossino - 5 mesi fa

    Del potro gli era sotto pure nei giorni miglior suoi e peggiori dell’altro… Dipenderà dagli us open, se vincerà meriterà il numero 1

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Nicola Spera - 5 mesi fa

    Anche no

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Francesca Sarzetto - 5 mesi fa

    no, iniziera’ l’era Del Potro!

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy