Dottor Djokovic, col Reiki hai preso una bella buccia di banana!

Dottor Djokovic, col Reiki hai preso una bella buccia di banana!

Agli Internazionali di Roma, il N°1 al mondo ha esibito un simbolo Reiki sulla scarpa. Abbiamo chiuesto ad Amanda Gesualdi, maestra di Reiki e di Tennis, che gestisce l’Accademia milanese “Tennis Olistico” cosa ne pensa a riguardo

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Agli internazionali di Roma tutti siamo stati colpiti da un simbolo che Djokovic aveva sulla scarpa. Scoperto attraverso i giornalisti televisivi che si trattava di un simbolo del Reiki, una disciplina iniziatica giapponese che lavora sulle energie, e sapendo del modo “multisfaccettato” in cui Djokovic vive e si “costruisce” come tennista, abbiamo pensato a un nuovo percorso del numero 1 del mondo che, dopo lo yoga, lo stretching, il mindfulness, l’alimentazione, probabilmente aveva cercato un nuovo percorso per la sua crescita personale e tennistica. La cosa comunque ha incuriosito molti tennisti che, come da manuale del tennista sono sempre un po’ ossessivi riguardo al tennis, alla ricerca della perfezione, di un dettaglio tecnico o di una strategia in più e nel cui contesto Novak Djokovic si presenta come un’icona, sia per i suoi risultati tennistici, sia per la dedizione e l’attenzione che presta alla sua “preparazione da campione”

Abbiamo pensato quindi di approfondire la conoscenza del Reiki con persone che di Reiki e anche di Tennis se ne intendono e che gestiscono  l’unica Accademia Tennis in Italia che abbina l’insegnamento del tennis alle discipline bio-naturali.  Si tratta dell’ Accademia “Tennis Olistico”di Rozzano, in provincia di Milano, gestita da Amanda Gesualdi che, con la preziosa collaborazione di Fiordiana Castelbarco, da diversi anni porta avanti un discorso “Tennis” a dir poco innovativo, e comunque assolutamente in linea con quelle che sono le tendenze del momento in fatto di mental-coaching. Ma forse se parliamo di mero mental-coaching, Amanda potrebbe risentirsi…

Spiega la Gesualdi “Tennis Olistico nasce dall’unione fra il Tennis e le discipline bio-naturali. La nostra filosofia di insegnamento del tennis cerca di stimolare entrambi gli emisferi del cervello,  l’emisfero sinistro che governa tutto ciò che è razionale e logico e l’emisfero destro che sovrintende alle emozioni, alla parte coordinativa e  spirituale. Nel nostro centro si tende a fare degli esercizi in campo che sollecitano di più l’emisfero destro del cervello. La stessa cosa che fanno le discipline bio naturali”

Amanda ma precisamente che cosa intendi per discipline bio-naturali?

“Le discipline bio naturali sono molte. Noi  abbiamo scelto di lavorare con la meditazione, il reiki, la floriterapia, la kinesiologia perché ci è sembrato che si adattino meglio al tennis. Tutte queste discipline tendono a lavorare sull’inconscio e quindi possono attingere a grandi riserve di energie. Come ha affermato Einstein, l’uomo utilizza solo il 5% delle sue potenzialità, quindi il restante 95%resta inutilizzato. Ecco, il coltivare queste discipline e applicarle al tennis dà dunque modo di attingere a riserve enormi di energia che normalmente non sfruttiamo”

In effetti da qualche tempo nel tennis sta prendendo piede il discorso della psicologia applicata allo sport, “Tennis Olistico” quindi si avvicina in qualche modo a questo?

“In effetti abitualmente quando si parla di tennis si parla soprattutto di tecnica e tattica. Da qualche anno si parla anche di mental coaching, ma anche questo è un discorso più superficiale e legato alla motivazione rispetto al nostro, infatti se ci sono dei blocchi a livello inconscio il mental coaching non li risolve. Le discipline bio-naturali lavorano più in profondità. Il  mental coaching sfrutta delle tecniche per aumentare il livello di autostima, quindi, per rendere l’idea, lavora sulla superficie, come un “make up”, quello che c’è in profondità non lo tocca. Il reiki, la meditazione, la floriterapia lavorano invece nel profondo sortendo un effetto più vicino alla psicanalisi o all’ipnosi”

Quindi intendi che queste discipline sono equiparabili alla psicoterapia?

“Tutte queste discipline “orientali” hanno degli effetti assolutamente equiparabili alla psicoterapia, e si possono ottenere con la meditazione e il reiki con tempi molto più brevi”

Parliamo di Reiki, di che cosa si tratta?

“Il Reiki è un’antica disciplina spirituale di derivazione buddista e scintoista che potrebbe essere definita una tecnica di auto guarigione, una filosofia di vita e un percorso di crescita personale. Il nome Reiki indica la connessione fra Rei, l’energia vitale universale e Ki, l’energia individuale che ci caratterizza e distingue. L’obiettivo del Reiki è l’armonizzazione del cuore e della mente, il suo intento mantenere il corpo in salute e condurre una vita serena. In una persona sana il Ki, la forza vitale scorre liberamente, a volte però a causa di fattori esterni, spesso emotivi, si può andare incontro a dei blocchi dell’energia, e lì a lungo andare subentra la malattia. Secondo il Reiki, i sintomi sono messaggi che il corpo ci manda per segnalarci un disagio”

Ma quindi, come si inseriscono i Chakra in questo discorso?

“I Chakra, di cui molti avranno sentito parlare sono i centri energetici del corpo che canalizzano l’energia.  Dal sanscrito, ruota o vortice, assorbono l’energia universale e la smistano all’interno del corpo. I  Chakra sono sette, ognuno abbinato a un colore e sovrintendono dei punti fondamentali in cui si concentra l’energia”

E invece se parliamo di simboli, cosa possiamo dire? Cosa pensi del fatto che il numero 1 del mondo abbia sfoggiato a Roma un simbolo Reiki sulle scarpe?

“Sono felice che il numero uno del mondo segua dei percorsi di tipo meditativo-orientale, simili a quelli seguiti dal nostro centro, ma lasciamelo dire, questa volta Djokovic è scivolato su una bella buccia di banana utilizzando un simbolo Reiki in maniera così libertina! Il Reiki è da considerarsi come un percorso iniziatico trasmesso da Maestro ad Allievo e i simboli non possono essere arbitrariamente alterati, modificati o resi visibili per una sorta di segretezza di cui il Discepolo deve essere a conoscenza. Djokovic mettendo il simbolo sulla scarpa ha fatto una cosa che non rispecchia la tradizione Reiki, anzi va contro  tutti i principi,  il dubbio che mi viene è se veramente il numero 1 del tennis abbia seguito un percorso Reiki o se abbia solo fatto sfoggio di cose che non conosce. Forse un modo efficace per mettersi in mostra, certo, ma che offende qualsiasi logica del Reiki. Avere fede o andare in chiesa sono due cose diverse”

Quindi per concludere, Amanda, in che modo il Reiki si sposa con il tennis e quali vantaggi si possono trarre dall’intraprendere questo percorso?

“Allora Reiki ha anche un altro significato Rei psiche, inteso in senso buddista, come conscio e inconscio, e Ki soma, cioè corpo. Mente e corpo. Il Reiki tende a portare equilibrio fra questi due ambiti e  quindi ancora una volta fra i due emisferi cerebrali. Praticare il Reiki aiuta a risolvere problemi e blocchi e porta quindi una rinnovata energia nel corpo riscontrabile dal punto di vista del benessere da tutti ma particolarmente dal punto di vista degli sportivi che in quanto “macchine perfette” o che tendono alla perfezione hanno bisogno di continue e continuamente nuove energie”

 

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  1. anna - 12 mesi fa

    Gentili dottoresse, la persona che è stata intervistata è un’ex giocatrice professionista, master Reiki, laureata in psicologia, e fa mental coaching da oltre 20 anni. Il discorso affrontato comunque era principalmente sul Reiki e sull’errato utilizzo dei simboli, certamente in una conferenza ci sarebbe stato modo di approfondire altri ambiti. Non è detto che in futuro ci sarà modo di parlare anche di mental coaching e psicologia dello sport

    Anna Lamarina

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  2. gerinbirsa - 12 mesi fa

    Spettabile Redazione, vorrei commentare da psicologa dello sport il seguente paragrafo: “In effetti abitualmente quando si parla di tennis si parla soprattutto di tecnica e tattica. Da qualche anno si parla anche di mental coaching, ma anche questo è un discorso più superficiale e legato alla motivazione rispetto al nostro, infatti se ci sono dei blocchi a livello inconscio il mental coaching non li risolve. Le discipline bio-naturali lavorano più in profondità. Il mental coaching sfrutta delle tecniche per aumentare il livello di autostima, quindi, per rendere l’idea, lavora sulla superficie, come un “make up”, quello che c’è in profondità non lo tocca. Il reiki, la meditazione, la floriterapia lavorano invece nel profondo sortendo un effetto più vicino alla psicanalisi o all’ipnosi”. Il mental coaching proposto da un serio professionista non è un lavoro superficiale paragonabile al make up e non è affatto legato solo alla motivazione, si basa su studi scientifici e su ricerche, teorie ed esperienze comprovate e molto variegate. Come possiamo affermare che “quello che c’è in profondità non lo tocca” (vale a dire i processi inconsci)mentre le altre tecniche sì? Su quali basi si colloca tale affermazione? E come facciamo ad affermare che il reiki, la meditazione e la floriterapia sortiscono un effetto più vicino alla psicoanalisi o all’ipnosi? Su quali basi scientifiche si può affermare ciò? Anch’io come la collega Montorsi credo in un approccio integrato e non ho nulla contro il Reiki o lo floriterapia, ma i piani su cui ci muoviamo parlando di discipline olistiche e di psicologia e mental coaching vanno nettamente distinti se vogliamo fare informazione corretta sull’argomento.

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  3. Elena Giulia Montorsi - 12 mesi fa

    Gentilissima Redazione,
    lieta che si dia spazio a ciò che è mentale in ogni disciplina sportiva, ma credo che la persona interpellata sulle sue competenze di Reiki si sia un po’ allontanata dal tracciato, dando opinioni personali su pratiche di cui probabilmente non ha la totale competenza.
    Partiamo dalla prima: la preparazione mentale lavora sulla motivazione e sull’autostima. Questo lavoro fatto da psicologi dello sport competenti lavora si su queste cose, ma anche su concentrazione, attivazione psicofisica e tante altre cose quando non vi sono difficoltà, ma solo necessità di ottimizzare le risorse interne. Quando invece vi sono dei blocchi interni gli psicologi dello sport, grazie alle loro competenze, riescono anche attraverso la preparazione mentale e altre tecniche a trovare il miglior percorso possibile. Quindi dire che la preparazione mentale è pari al make up, non solo è sbagliato, ma è anche lesivo per la figura dello psicologo dello sport stesso che tanto lavora con gli atleti di tutti i livelli e sport.
    Secondo punto: le discipline orientali hanno effetti assolutamente equiparabili alla psicoterapia. Come professionista sono la prima a credere che l’integrazione delle pratiche sia fondamentale per il benessere della persona, ma affermare che i risultati sono i medesimi non credo sia corretto proprio perché si lavora su due sfere affini, ma non uguali, quindi i risultati non possono essere medesimi seppur estremamente positivi.
    Terzo punto: Novak Djokovic è un tennista dalla serietà assoluta che non punta a mostrare nulla di se stesso se non il suo gioco e la sua assoluta dedizione alla ricerca della perfetta sinergia fra mente e corpo. Sapere il motivo per cui ha voluto fare questa scelta sarebbe più facile che giudicare negativamente un esempio così fantastico di discipline integrate verso lo sport come lui. Di atleti che danno il cattivo esempio ve ne sono molti, lui non è di certo uno di quelli.

    Elena Giulia Montorsi
    Psicologa Psicoterapeuta
    Psicologa dello Sport

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