Federer-Ljubicic: niente giudizi affrettati, ecco cosa potrebbe cambiare…

Federer-Ljubicic: niente giudizi affrettati, ecco cosa potrebbe cambiare…

Il campione svizzero cambia ancora, separandosi da Edberg dopo due anni e scegliendo Ivan Ljubicic per un 2016 ancora da protagonista. E adesso cosa cambia?

Gli avvicendamenti tra allenatori del mondo del tennis non sono poi robe dell’altro mondo, visti i caratteri molto diversi, la metodologia di lavoro, il rapporto che si può instaurare e, di seguito, le prerogative che portano un rapporto ad iniziare e le conseguenze che derivano nella separazione.

Se molto poco si sente parlare degli assestamenti a livello Junior o in bassa classifica, la freschissima notizia dell’addio di Stefan Edberg all’angolo di Roger Federer ha fatto molto in fretta il giro del mondo, con tanti commenti che hanno poi seguito la immediatamente successiva chiamata a Ivan Ljubicic per sostituire lo svedese.

Andiamo con ordine, analizzando i vari pro e contro del nuovo connubio Federer-Ljubicic:

  1. Il gioco a rete è diventato magistrale, potrebbe dunque servire altro per aggiungere frecce alla propria faretra: se i collaboratori di sempre, da Severin Luthi a Daniel Troxler e Pierre Paganini, rimarranno lo zoccolo duro del team dello svizzero, Ljubicic andrà ad occupare una casella tanto preziosa quanto relativamente pesante, perché se con Edberg i risultati di un gioco incentrato sulla ricerca della perfezione del gioco di volo sono arrivati eccome al termine di un lungo percorso definibile “formativo”, con Ljubicic potrebbero magari arrivare migliorie dal punto di vista del servizio, ma la vera chiave di volta dovrebbe essere quell’aspetto mentale e strategico che verrebbe totalmente reinterpretato come già accaduto nella passata stagione con Milos Raonic.
    Il vero problema di Federer, se proprio vogliamo analizzare tutti i vari fattori, è stata la tensione nei momenti chiave, soprattutto nei match decisivi contro Novak Djokovic; il grande lavoro svolto dal neo coach con il Top10 canadese è andato ben oltre la mera tecnica, e forse a 34 anni suonati la strada potrebbe essere quella giusta, per non sprecare le chances che si presenteranno, anche perché con il tempo potrebbero drasticamente diminuire.
  2.  Guai a prendere i risultati del Ljubicic tennista come metro per valutarne le capacità da allenatore: una sola vittoria in un Masters1000, ad Indian Wells nel 2010, e tre finali perse, oltre ad una sola semifinale Slam, quella di Parigi del 2006. Chi segue anche solo a tratti lo sport, sa perfettamente che molti campioni non hanno saputo essere altrettanto decisivi quando è arrivato il momento di elargire la loro visione dello sport, e sull’altra faccia della medaglia sono stati molti gli allenatori di successo che in prima persona non hanno raggiunto proprio il vertice assoluto della loro disciplina da atleti.
  3. Ljubicic è più grande di Federer di solo due anni ed ha con lo svizzero ed il suo entourage un ottimo rapporto: l’ex tennista croato si è ritirato dall’attività agonistica solo 3 anni fa, avendo giocato molte volte contro il suo nuovo assistito e con i primissimi della classe di questa generazione tennistica; è dunque perfettamente in grado di giudicare pregi e difetti dei diretti interessanti, dispensando utili consigli dal punto di vista di un avversario e suggerendo la strategia migliore per affrontare determinate partite.

Detto ciò, è assolutamente inutile andare oltre alle semplici analisi basate su presentimenti e gusti personali, visto anche il tempo tecnico che serve ad un qualsiasi binomio di questo tipo di sviluppare un avanzato rapporto di comunicazione e lavoro sul campo. I frutti si vedranno nel 2016, anche se non subito forse, e anche a quel punto saranno molti i fatti da considerare, con Federer che non lascia quasi mai nulla al caso e sa esattamente qual è la strada da seguire per un prossimo futuro ancora tra i grandi del tennis.

Non sarà certamente un salto nel buio, né un tentativo in extremis per modificare certe impostazioni sul terreno di gioco, per cui la teoria vorrebbe solo eventualità positive per questa scelta, visto che non dovrebbe essere questo a far calare drasticamente il gioco del tennista di Basilea: la classe e l’essere decisivo sono elementi che da molti anni non abbandonano il proprio angolo e, usando un gioco di parole, la speranza è che stavolta, ancora una volta, Paganini ripeta.

1 commenti

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  1. Mr ken - 1 anno fa

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