Federico Ferrero: il mio racconto del tennis in tv

Federico Ferrero: il mio racconto del tennis in tv

Dal 2005 è uno dei telecronisti più apprezzati di Eurosport. Federico Ferrero ci porta all’interno del linguaggio e degli stili della telecronaca di tennis, tracciando un quadro del giornalismo sportivo attuale, non esente da alcune criticità.

Dal 2005 è uno dei telecronisti più apprezzati di Eurosport. Federico Ferrero ci porta all’interno del linguaggio e degli stili della telecronaca di tennis, tracciando un quadro del giornalismo sportivo attuale, non esente da alcune criticità.
“Eredi della coppia Tommasi – Clerici? Purtoppo non ce ne sono. Ma sono anche le condizioni ad essere mutate”Federico Ferrero, che da 10 anni fa parte del team dei commentatori della rete recentemente acquistata dal gruppo Discovery, ne è certo. Sono cambiate le condizioni e forse il modo di approcciarsi a quell’arte a cui lui stesso è arrivato mosso dalla passione per i due mondi, quello del giornalismo e quello altrettanto forte verso il tennis. “Sarei dovuto essere un avvocato, o magari più verosimilmente un Pm, ma una volta terminati gli studi in giurisprudenza ho virato decisamente verso un altro mondo”.

ferrero - tennis circus
Conseguita la laurea, dopo qualche esperienza nei giornali locali, approda alla redazione di Tennis Italiano, fa esperienza per un paio di anni, prima dell’arrivo di quella chiamata che gli spalanca le porta della professione.

Si, proprio 10 anni  fa nel 2005, fui contattato da Eurosport che in quel periodo stava completando la fusione con Sportitalia ed aveva bisogno di ampliare l’organico. Mi chiamò Antonio Costanzo,  responsabile del tennis nonché bravissimo commentatore, che mi conosceva per ciò che scrivevo sulla rivista. Mi ricordo che mi incitò a provare la telecronaca pur non essendo io per nulla convinto. Le telecronache mi attiravano, ma non ritenevo di essere la persona giusta. Esordii in diretta in modo improvviso perché fino a pochi minuti prima pensavo di dover commentare una partita registrata. Da lì in poi, soprattutto dopo la partenza di Costanzo, ho avuto sempre maggiori opportunità”.

Nel modo di raccontare una partita, ti sei ispirato a qualcuno o hai seguito da subito uno tuo stile?
Diciamo che per chi comincia è quanto mai difficile avere uno stile ben definito ed avere una propria personalità. Si cerca di assomigliare ai propri modelli, ma poi ti accorgi, come nel mio caso, di esserne invece distante. Mi spiego meglio. Sono cresciuto con le telecronache di Tommasi e Clerici, e credevo che Rino fosse ovviamente colui a cui ispirarmi. In realtà sono molto lontano dal suo stile. Non sono uno statistico, non mi piacciono molto i numeri ed in più c’è da considerare che ad Eurosport siamo quasi sempre soli in cabina di commento.  Immagina dover commentare il Wta di Dubai dalle 4 della mattina alle 6 pomeriggio e dover commentare Pliskova – Nicolescu. Ti devi inventare assolutamente qualcosa.

All’epoca c’erano due tipi di commento, quello nazional popolare di Galeazzi e Panatta e quello tecnico letterario di Rino Tommasi e Gianni Clerici. Devo dire che a loro modo mi piacevano entrambi. I miei idoli erano senz’altro quest’ultimi ma nel contempo avevo iniziato ad apprezzare Galeazzi, soprattutto quando commentava la Davis. Forse per i tempi odierni, un tipo ruspante come lui , che non conosceva tutti i giocatori o il circuito, non sarebbe adeguato,  ma capiva profondamente lo sport e sapeva appassionare“.

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Tempi diversi per condizioni che via via si sono rivelate sempre più sfavorevoli per i commentatori attuali. Faccio riferimento ad esempio all’impossibilità di commentare i match direttamente nel luogo di svolgimento del torneo
“Credo che questo fattore stia determinando la morte del giornalismo televisivo, non ci sono dubbi e, se devo essere sincero, le cose resteranno così per molto tempo ancora. Aggiungo una cosa.
Non permettere al giornalista di lavorare sul campo e di “battere il marciapiede”  significa costringere le persone a non fare più i giornalisti ma qualcos’altro. Se devo rubacchiare le interviste, le notizie e le dichiarazioni da Twitter o da Google News, e rimasticarle e rivendermele in diretta durante la partita, non mi sento a posto con la mia coscienza, ed in più fare il giornalista così è mortificante. E’ anche vero che non ci sono alternative. La stessa Sky non manda più i propri telecronisti a Wimbledon e questo ha innescato una sorta di reazione a catena degli altri network.

L’unica chance è quella di andare ai tornei è andare a proprie spese, investendo una parte dei guadagni in una sorta di aggiornamento professionale, che in teoria dovrebbe essere sostenuto dall’editore e non il contrario. Per cui oggi abbiamo un 90% di giornalisti che lavora su Google e con la cuffia in testa ed un 10% che cerca di  parlare con gli allenatori,  di respirare l’aria dei tornei e di mantenere un rapporto con i giocatori. Non parlo di amicizie, anzi sono contrario. Specie con i giocatori italiani cerco di mantenere un rapporto cordiale ma distaccato, in modo da non avere condizionamenti e poter sempre dire ciò che penso”.

Proprio per ovviare ad un appiattimento generale nel modo di far telecronaca, il ruolo della spalla immagino diventi determinante. 
“Sicuramente, ma per una serie di motivi è complicato trovare una spalla veramente brava.  Ci sono delle difficoltà legate alla disponibilità degli atleti,  difficoltà a trovare dei giocatori che vengano a commentare magari alle 4 del mattino come per gli Australian Open, altre legate al fatto che ci vuole tempo per stabilire un rapporto che renda complici. Anche voltando lo sguardo verso il calcio, vedo che non automaticamente il bravo giocatore diventa un buon opinionista.

Ci sono dei punti fermi, però, su cui bisognerebbe porre maggiore attenzione. Da un commento tecnico fatto da un giocatore mi aspetto di ricevere informazioni in più. Mi spiego meglio, commentare quello che è successo durante un punto è una follia, anche se purtroppo è abbastanza diffuso.  Dire – Federer ha servito esterno e ha chiuso il punto con una volée – è quella che io chiamo la telecronaca per non vedenti. O mi spieghi perché lo ha fatto, dove ha sbagliato l’avversario, oppure non mi dici nulla. Mi è piaciuto molto il kazako Golubev che ho avuto modo di avere in cabina lo scorso anno. Oltre a parlare un italiano sorprendente ha spiegato cose interessanti, spunti che puoi sapere solo se sei, o sei stato giocatore”.

Diversamente, se non sei una spalla tecnica, allora devi essere brillante, devi saper cogliere la particolarità anche attraverso uno spunto polemico, devi giustificare la tua presenza non facendoti portavoce dell’ovvio. Chi è della mia generazione sa cosa ci hanno insegnato Tommasi e Clerici. Loro ti facevano capire che non dovevi essere un ultrà degli italiani a tutti i costi, non dovevi essere provinciale, ma che dovevi farti una cultura, che dovevi studiare e che dovevi conoscere il tennis ma anche qualcos’altro. In una telecronaca di tennis c’è la possibilità di svariare, ed il  saper prendere al volo degli spunti che non puoi cogliere se non hai una buona cultura generale, diventa fondamentale.

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Eurosport, recentemente acquisita dal gruppo americano Discovery, continuerà a trasmettere i tre tornei degli Slam anche per i prossimi anni. Dobbiamo attenderci in aggiunta delle novità in ambito tennistico?
“Nel breve periodo non direi. La copertura di quest’anno sarà la stessa, con i tre slam e i tornei con cui abbiamo i rapporti più consolidati. Ci sarà con l’aggiunta del torneo in erba di Stoccarda, che si disputerà prima di Wimbledon. La situazione per quanto riguarda i diritti è abbastanza statica. Basti pensare che la rete detiene i diritti del Roland Garros fino al 2022. Non escludo che l’entusiasmo della nuova proprietà, che in passato non aveva mai posseduto canali in ambito sportivo, non possa portare a delle novità in termini di ampliamento di copertura del tennis, magari nel lungo periodo”.

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