Gianluigi Quinzi, una promessa disattesa?

Gianluigi Quinzi, una promessa disattesa?

Quinzi perde ancora, in un challenger, contro il carneade Brkic. L’enfant prodige del tennis italiano sta deludendo le aspettative

Commenta per primo!

LE MIGLIORI PREMESSE – Il 7 luglio 2013 è una data storica per il tennis italiano: Gianluigi Quinzi, 17 anni, batte Hyeon Chung e si laurea campione di Wimbledon junior senza perdere neppure un set. Sembra l’inizio di una scintillante carriera; eppure, a distanza di tre anni, nessun altro grande successo è arrivato e Quinzi, oggi, non è nemmeno fra i primi 300 al mondo.

Il mancino di Porto San Giorgio, classe 1996, ad appena otto anni viene notato dal guru del tennis Bollettieri che gli offre una borsa di studio nella sua famosa accademia. Nei primi anni di attività giovanile raggiunge notevoli risultati: il trionfo al Little Mo, l’affermazione al Trofeo Bonfiglio, la conquista della Coppa Davis under16 (la prima per l’Italia, insieme a Filippo Baldi, anche lui in grande difficoltà nel passaggio al tennis dei grandi). In seguito, come detto, arrivano il successo a Wimbledon junior (solo un altro italiano, Nargiso, ci era riuscito), il primo posto nel ranking di categoria ma soprattutto il giovane Quinzi viene investito dal clamore mediatico: giornalisti e addetti ai lavori credono di aver trovato un futuro campione, finalmente un trascinatore per il movimento tennistico italiano.

LA DURA GAVETTA NEI CHALLENGER – Arrivano ulteriori segnali incoraggianti dagli eesordi nei challenger (i quarti a Porto Alegre e, ancora di più, la semifinale a Guayaquil strappando un set a Leonardo Mayer) che gli permettono di chiudere il 2013 a ridosso primi 300. Il salto nel professionismo, però, e il confronto con avversari più esperti si rivelano ben presto traumatici per il marchigiano: nelle due sfide di inizio 2014 contro vecchie volpi del circuito come Hernych e Benjamin Becker raccoglie appena otto game. Con un paio di infortuni a polso e spalla, la carriera del Quinzi maggiorenne prosegue con la conquista di alcuni futures e numerose sconfitte nei challenger. A metà 2016, compiuti vent’anni, Quinzi precipita fuori dai primi 400 ma riesce a cogliere un importante successo a Caltanissetta: ribalta il pronostico e vince la battaglie contro Clezar e il top100 Bagnis. Potrebbe essere la svolta, il risultato che dà slancio e fiducia, invece perde subito con Donati (classe ’95 in crisi, ma protagonista di un ottimo 2015), poi con Sonego, Berlocq, Andrej Martin, Lestienne e infine Brkic.

NESSUN PROGRESSO, LE CAUSE – Se Quinzi, come ovvio per un diciassettenne, anche in quel magico torneo di Wimbledon mostrava lacune tecniche parecchio evidenti (molteplici i problemi del dritto: l’ampia apertura e il topspin gli fanno perdere campo e raramente sono efficaci), stupisce che il ragazzo non sia riuscito a migliorare il proprio bagaglio tecnico in nessun fondamentale (il rovescio bimane era ed è l’unico colpo su cui far affidamento). E’ probabile che, nel successo a Wimbledon, Quinzi sia stato favorito da uno sviluppo prematuro del fisico, in confronto a lui il finalista Chung aveva l’aria del liceale nerd in gita premio sui prati londinesi. Ma il solo discorso sul fisico non può giustificare la preoccupante differenza di classifica e di risultati con i ragazzi che batteva tre anni fa: Edmund, Kokkinakis, Chung, Alexander Zverev et cetera sono tennisti in ascesa che hanno già raggiunto una buona posizione nel ranking e ottenuto scalpi importanti. Quinzi ha sicuramente sofferto l’attenzione riservatagli subito dai media, gli è stata attribuita l’etichetta del bambino prodigio e il marchigiano non ha retto la pressione: l’ansia da prestazione (e da risultato) ha ingabbiato Quinzi, privandolo della necessaria serenità non solo nelle scelte di gioco. Infatti, anche i continui cambi di coach (Medica, Tenconi, Gorriz, Torresi, Monachesi, Petrazzuolo, di nuovo Medica e adesso Leitgeb) degni del peggior Zamparini, in un periodo così delicato della sua crescita, hanno avuto un peso decisivo sulle difficoltà del tennista azzurro.

SERVE UN CAMBIO DI ROTTA – Il padre di Quinzi, nell’ultima intervista rilasciata durante il challenger di Caltanissetta, ha espresso la propria fiducia nell’operato di Leitgeb (già coach di Muster e Gaudenzi) ma ha chiesto tempo e pazienza. Sarebbe assurdo parlare di un treno ormai andato per un tennista ancora ventunenne, ma bisogna rimediare al più presto agli errori del passato e ripartire con un solido progetto tecnico fissando obiettivi realistici. Solo tra qualche anno sarà possibile capire quanto Quinzi possa essere competitivo (le auspicate vittorie Slam sembrano, comunque, solo un miraggio), ma le premesse non sono più le migliori.

Di Davide Truglio

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy