Gli antipatici del tennis

Gli antipatici del tennis

Dopo un focus sulle tenniste più antipatiche, ecco qualche commento sui tennisti capaci di farsi amare da un vasto pubblico, composto dai loro animali domestici.

Se la settimana scorsa ho fatto una lista di tenniste antipatiche, oggi non posso non farne una di tennisti antipatici. E anche qui, come nel femminile e forse di più, c’è l’imbarazzo della scelta.

1) Andy Murray –> Prendo dalla libreria un dizionario dei sinonimi e cerco la lettera M. Murray. Leggo e trascrivo, testualmente: antipatico, scontroso, indisponente. Urla, dice parolacce ogni due minuti. Ha sempre qualcosa da dire. Mi sa che inizia a parlare ancor prima di entrare in campo e non smette fino a quando si immerge nella vasca da bagno. Se perde un punto si tocca il braccio, le gambe, il ginocchio. Fa una smorfia di dolore. Se si accorge che si è già toccato il ginocchio destro il punto precedente e ne perde un altro, tocca al sinistro. Andy Murray è uno di quei classici giocatori che ispirano simpatia, uno di quelli di cui ti innamori dalla prima volta in cui lo vedi in campo. Splendido tennista, siamo nel 2014 e non ho ancora capito se esiste un fan di Murray nel mondo. No, i genitori non sono suoi fan. L’Inghilterra non l’ha mai voluto, la Scozia ha votato contro il referendum sull’indipendenza proprio per scontentare Murray, che qualche giorno prima si era schierato a favore. La Mauresmo, abituata alle sfide con Justine Henin, è l’unica sulla Terra a trovarlo simpatico. Ma non è sua fan.

2) Gael Monfils –> Eccolo qui il rapper mancato. Esagitato, addobbato come il marito daltonico di Rihanna, simpaticissimo. Meritevole di questa classifica, insomma. Promotore di un progetto in corso per allargare i campi da tennis sino ai teloni (dove Gael ama giocare), è adorabile quando fa l’estroverso, quando ride, quando se la ride con il pubblico che applaude il pagliaccio. La cosa divertente è che negli articoli Monfils viene citato come uno dei più amati del circuito Atp. Ma quando mai? Solo a me fa venire l’orticaria? Ragazzi, le droghe dovrebbero essere legalizzate. Dire cavolate è un diritto. Ma a tutto c’è un limite. Un limite oltre a cui non bisognerebbe spingersi, anche solo per pudore. Il limite è considerare simpatico Gael Monfils.

3) Fabio Fognini –> :) inizio con un sorriso conciliatore. Tipo quelle delle bambole di porcellana russe. Io adoro Fognini. Altro sorriso conciliatore. In  quelle sciagurate occasioni in cui DEVO guardare un match di Fognini, preparo una camomilla e mi siedo su un supporto comodo. Preparo sulla scrivania l’elenco delle lingue in cui non ho ancora bestemmiato e anticipo a mia mamma che dovrà resettare quello che uscirà dalla mia bocca nelle successive due-tre ore. Un po’ come vedere la Ventura parlare di musica, Giovanardi fare politica o la Kerber entrare al Masters ogni anno da una porta secondaria di un regno di cui solo lei ha la chiave. Il regno delle botte di culo. Ecco, quando vedo Fognini penso che se una giornata è già brutta, non può che peggiorare. Il resto è cronaca. Gli devo però riconoscere una capacità d’empatia notevole. Riuscire infatti a contagiare e a rendere antipatica una come la Pennetta è cosa da pochi. Un applauso per Fognini, che ci è riuscito.

4) Stanislas Wawrinka –> Oh, finalmente parliamo dello svizzero. Finalmente. Wawrinka non è antipatico. Wawrinka è oltre. Lo stesso Cipolla lo ricorda con simpatia. Ricordate gli Us Open del 2008? Cipolla applaude Wawrinka, reo di aver esultato sul doppio fallo dell’italiano. Wawrinka, in tutta risposta, schernisce Cipolla imitando e accentuando la leggera zoppia (dovuta ai crampi) che aveva a tratti colpito l’azzurro. A tratti sembra persino affabile, lo svizzero. Ma quando si mette d’impegno è imbattibile. Ricordo un match con Safin in cui Wawrinka urlava ‘allez’ quasi ad ogni punto fatto. A un certo punto, Safin lo guarda e sbotta dall’altra parte della rete: “Allez what?”. Non si strinsero la mano, alla fine. La sua faccia butterata e quest’espressione imbronciata certo non aiutano, eppure di solito gli sfigati gregari (in relazione a Federer, of course, non in senso assoluto) risultano simpatici, sono i vincenti a risultare antipatici. Lui segna un precedente. Il gregario antipatico. E oggi può provare a fare tutte le operazioni simpatia che vuole, possiamo anche annuire e far finta di crederci,  Stan a noi piaci come sei.

Non riesco a trovare un quinto giocatore a cui darei il posto sacrificandone altri. Quindi concludo con qualche riflessione. In lizza per il quinto posto è Gilles Simon. L’omettino francese dal visino delizioso e dagli occhi di sangue è simpatico come una martellata sui denti. Dentro al campo, quando si fa portare l’asciugamano ad ogni 15 (a volte glielo portano anche se non richiesto, i raccattapalle come povere vittime di sudditanza psicologica), e fuori dal campo. Ogni volta che apre bocca è una tragedia. C’è poi l’indolente Gasquet, con quella faccia da cane bastonato che mi porta a riconsiderare la mia posizione riguardo alla non violenza. Gulbis, con quei riccioli afro e quella faccia da pesce lesso (anche se, in questo settore, Almagro è insuperabile) che ben contrastano con le sue dichiarazioni fuori dal comune, tipo “Nei primi 100 del mondo moltissimi non sanno giocare a tennis”. Si chiedesse perché molti di questi incapaci lo hanno battuto più e più volte. Feliciano Lopez, il bonazzo del circuito, conscio di esserlo. Verdasco, ombra del bonazzo del circuito. Conscio di essere bonazzo e di essere ombra. Djokovic, re della specialità di cui Serena Williams è la dominatrice nel femminile: fingere di essere simpatici. Ogni volta che imita qualcuno, una Virginia Raffaele nel mondo muore. Risparmio Federer perché si è meritatamente conquistato, a fatica, la nomea di Dio del tennis. E non sono nessuno per sporcare tale immagine o per criticare quella faccia da schiaffi che si ritrova. Nadal, che dire di Nadal. Chissà quali misteri si celano tra le mutande del suo culo sodo. Siamo tutti curiosi di saperlo. Lui pure. Da una decina d’anni cerca di ravanare per giungere a una conclusione. Invano. Ce lo dirà forse quando si ritirerà. Non ci resta che sperare che si ritiri.

E poi boh. E poi c’è Berdych.

 

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