Il più grande rimpianto di Nick Kyrgios

Il più grande rimpianto di Nick Kyrgios

Vi avvertiamo, è una storia tristissima. Parla del primo tatuaggio di Nick Kyrgios, che pochi giorni fa ha fatto per ricordare per sua nonna, scomparsa poco dopo la sua scalata a Wimbledon. Non era riuscito a salutarla per l’ultima volta.

A volte, il lavoro e i propri sogni più grandi ci costringono a fare delle scelte radicali, a scapito del cuore e degli affetti personali. Questo è il caso dei tennisti professionisti, che ogni anno sono costretti a girare il mondo per i tornei, spesso a migliaia di chilometri di distanza dalla famiglia, dagli amici e dai propri cari. E forse, in fondo, tutti i risultati conquistati in una carriera ripagano solo in parte il tempo perso con loro, che non può più ritornare.

Questo lo sa maledettamente bene Nick Kyrgios, che una decina di giorni fa ha deciso di farsi un nuovo tatuaggio: il numero ’74’ all’interno del dito medio, forse proprio per ricordarsi che la fama e il successo hanno un duro prezzo da pagare. Pochi giorni dopo l’eroica prestazione a Wimbledon, dove aveva sconfitto il n. 1 al mondo Rafael Nadal, sua nonna, Julianah Foster, era morta di infarto, all’età di 74 anni. Un duro colpo, per il diciannovenne di Canberra: dopo aver toccato il paradiso sui prati dell’All England Club, Nick aveva conosciuto la sofferenza della perdita della donna che lo aveva allevato per anni e che lo aveva sostenuto durante tutte le tappe della sua carriera.

Ma c’è un’altra cosa, che probabilmente sta tormentando Nick: il rimpianto di non essere riuscito a rivederla, per l’ultima volta. L’exploit a Wimbledon e il successivo accumularsi di impegni e duri allenamenti per la sua rincorsa verso il piani alti del circuito, infatti, lo avevano costretto ad annullare un viaggio programmato da tempo insieme alla madre Nill, ad Albury, per fare visita alla nonna gravemente malata. Nick non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima occasione.

Dovevo andarla a trovare proprio la settimana che è morta. Purtroppo io ero molto occupato a casa”, ha spiegato il ragazzo, visibilmente affranto. “Io la volevo rivedere con tutto il cuore, ma avevo troppe cose da fare. Avrei voluto parlarle, stare di più con lei, prima della fine. Col senno di poi, so che avrei dovuto liberarmi un giorno e correre da lei. Questo rimpianto vivrà sempre con me”.
Family nan: Nick Kyrgios with his grandmother Julianah Foster. ‘‘She was a massive part of me, my brother and my sister’s life,’’ he said. ‘‘She was always there for us.’’

Proprio per questo, il n. 50 del mondo, la settimana scorsa ha deciso, insieme a suo fratello, di farsi tatuare quel numero, il 74, simbolo di quel legame forte e imperituro e insieme eterno promemoria dell’importanza degli affetti e del cuore.

Lei era una parte fondamentale della mia vita. Volevo farmi un altro tatuaggio da molto tempo, e così l’ho fatto. Non l’ho ancora detto ai miei genitori, e probabilmente si arrabbieranno dopo la scoperta. Ma sono contento della mia scelta; ora, ogni volta che guarderò il mio dito e vedo quel numero, l’età in cui è scomparsa, mi tornerà in mente mia nonna e tutto quello che mi ha dato”.
Lest he forgets: Nick Kyrgios’ tattoo honours the memory of his grandmother.

Durante la visita di Nill, la nonna aveva scherzato al telefono con il fratello maggiore di Nick, Christos, dicendogli che stava morendo. I medici avevano tranquillizzato la famiglia, dicendo che Julianah non era in pericolo di vita, e che anzi si notavano miglioramenti nella sua salute. Il giorno successivo, appena un’ora dopo il ritorno di Nill a Canberra, la donna ricevette una chiamata che la informava che sua madre era morta.

Da bambino, Kyrgios trascorreva molto tempo con sua nonna. Per lui era come una seconda madre, con la quale aveva stretto un legame strettissimo. “Lei c’era sempre per noi. Mi portava e mi veniva a prendere a scuola e ai campi da tennis. In pratica mi ha fatto da madre per cinque anni, quando mia mamma doveva lavorare a tempo pieno. Dormivamo in un letto a castello: io ero sopra, lei sotto. Sono stati momenti dolcissimi”.

“Non è mai riuscita a venirmi a vedere agli Australian Open”, continua il n. 50 del mondo, “ma quando ero piccolo, appena poteva, veniva a tifare per me nei tornei giovanili a Canberra e Sydney”. L’anno scorso, durante la sua cavalcata a Wimbledon, aveva tappezzato tutto il salotto con poster e fotografie del nipote: “Era felicissima, non riusciva a credere quello che mi stava succedendo. Mi ha mostrato due fotografie della stanza, piena di poster, racchette e altra roba legata a Wimbledon”.

“Era una donna straordinaria. Ha vissuto la sua vita come voleva: non ha mai fatto qualcosa che non le andasse di fare. Era tenace e un po’ testarda. Proprio come me“.

(Fonte: TheAge.com)

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