Intervista a Daniel Giunti, psicologo dello sport

Intervista a Daniel Giunti, psicologo dello sport

Abbiamo intervistato il dott. Giunti, psicologo e psicoterapeuta, fondatore del Centro Mental Training.

di Adamo Recchia

Abbiamo incontrato Daniel Giunti, psicologo dello sport, che ci ha spiegato alcune cose sulla sua professione e su come si può aiutare un tennista a gestire al meglio i momenti che accadono durante i match.

Quando hai scoperto il tennis?

Quando sui 5-6 anni, a fine lezioni di tennis di mia madre le rubavo la racchetta e gli ultimi 5 minuti di lezione per provare a tirare due palle con il maestro correndo in su e in giù per il campo…poi a 8 anni ho iniziato il corso di tennis al vecchio Centro di Coverciano a Firenze, accanto a quello che ora è il Centro Tecnico Federale di Calcio. Fino ai 16 anni ho giocato a livello agonistico raggiungendo anche ottimi risultati, partecipando un paio di volte all’Avvenire..poi purtroppo, come molti coetanei ho mollato del tutto per molti anni (a quei tempi non c’erano ancora molti psicologi dello sport a cui rivollgersi!) per riprendere molti anni dopo. Ma la passione non mi ha mai abbandonato, e anche se non giocavo lo seguivio sempre.

Quando hai capito che avresti fatto questo lavoro?

Poter conciliare le passioni con il lavoro è un gran privilegio. Così quando anni fa una mia collega di Milano mi ha proposto un Master in Psicologia dello Sport ho subito accettato. Nel frequentarlo ho subito capito le grandi potenzialità in ambito sportivo e nel mio caso specifico sopratutto tennistico. Poi quando ho deciso insieme alla collega Monica Palla di aprire il Centro di Mental Training ho capito che poteva essere non solo parte della mia professione ma anche quella di molti altri colleghi e professionisti con cui collaboriamo sempre più.

Come si diventa psicologo dello sport?

Dopo aver ottenuto l’abilitazione come psicologi facendo l’esame di stato (dopo aver fatto la facoltà di Psicologia) è necessario fare un Master in Psicologia dello Sport. Come in ogni ambito non regolamentato a livello nazionale, ci sono corsi più seri e meno seri, che durano un weekend oppure un anno. In questa fase secondo me è importante per un professionista fare una scelta consapevole.

Collabori con la Fit. Di cosa ti occupi?

Oltre al Master in Psicologia dello Sport, ho effettuato il Corso specifico per Preparatori Mentali Fit a Tirrenia. In questa veste con il mio Centro collaboro con vari Circoli di Tennis Toscani e non. In questo caso i principali aspetti richiesti sono la preparazione mentale per i ragazzi delle scuole tennis o dell’agonistica, la prevenzione dell’abbandono sportivo e il lavoro con i genitori nella gestione dei figli tennisti.

Paura di vincere: come la si combatte?

Seppure una problematica molto comune non tutte le cause che la generano sono uguali, si andrà quindi a lavorare su quelle specifiche. Dopo aver capito questo potrà essere eseguito l’intervento che in linea generale potrà focalizzarsi sia su tecniche di concentrazione che su tecniche di abbassamento di livello dell’ansia in quei frangenti.

Molti addetti ai lavori dicono che anche gli agenti atmosferici sono oggetto di trattazione nelle sedute degli psicologi dello sport. Puoi spiegare meglio?

Certo, ti faccio un esempio concreto. Il vento può essere un fattore distraente e disturbante, quindi il giocatore può iniziare ad attivare un dialogo interno spostando il locus of control da interno ad esterno (ovvero: non sono più io responsabile di come gioco bensì il vento) quindi: c’è vento > quando c’è vento gioco sempre male > così andrà anche oggi. Ciò porta ad un umore e un dialogo interno non funzionale alla prestazione. Nelle sedute ci alleneremo a dare le giuste attribuzioni e a non entrare nell’area della creazione di alibi.

Infortuni: come vengono gestiti a livello mentale?

Questo è un altro di quei campi dove ancora si fa troppo poco a livello mentale. Lo psicologo dello sport può essere di aiuto sia nella prevenzione dell’infortunio poiché si è visto che alcune caratteristiche psicologiche sono associate a un maggiore stress, tensione e distrazione che aumentano le possibilità di infortunio, sia durante il periodo di “degenza”, che dopo, infatti frequentemente gli atleti ritornano alle competizioni immediatamente dopo la riabilitazione fisica, benchè non siano ancora pronti dal punto di vista psicologico; spesso vittime di specifiche paure connesse all’infortunio subìto (es. paura di un ulteriore  infortunio, di non essere in grado di tornare al livello atletico precedente, etc.) quindi in realtà la riabilitazione fisica non dovrebbe poter prescindere dalla riabilitazione psicologica, per prevenire incidenti futuri e riabilitare l’identità stessa dell’atleta. Non a caso noi collaboriamo con un noto centro di riabilitazione sportiva qui a Firenze proprio su questo versante.

Segui solo il campo maschile o anche quello femminile?

Assolutamente entrambi, indifferentemente!

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