Janowicz vive e lotta insieme a noi

Janowicz vive e lotta insieme a noi

L’ex semifinalista di Wimbledon, Jerzy Janowicz, è tornato in campo dopo l’infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo per sei mesi

1 Commento

LA FAVOLA DI JERZY – Annus domini 2012, un ciclone si abbatte su Parigi-Bercy: è Jerzy Janowicz. Classe ’90, fisico statuario di 2,03 metri per 91 kg, dopo una buona carriera nel circuito juniores (due finali Slam perse) il polacco di Lodz ha lottato, per più di quattro anni, per la sopravvivenza (letteralmente: i genitori, ex pallavolisti professionisti, sono stati costretti a vendere diverse proprietà per permettergli di girare il mondo) nel purgatorio dei tennisti, quei challenger e futures in cui si gioca per un tozzo di pane e si guarda con invidia ai ricchi montepremi dei tornei più importanti. Compiuti i 21 anni, Jerzy è fuori dai primi 200 al mondo e non si è mai qualificato nel main draw di uno Slam. Proprio in uno dei quattro tornei dello Slam, sui verdi prati di Wimbledon, arriva la prima svolta della carriera: supera le qualificazioni senza perdere nemmeno un set, abbatte un claudicante Bolelli a suon di vincenti e la spunta al quinto contro un altro talento dell’Est, Ernests Gulbis, prima di arrendersi di fronte alle geometrie dello stravagante Florian Mayer.

Wimbledon è solo l’antipasto della dissennata rabbia che travolgerà alcuni dei migliori tennisti del circuito: nel Master1000 di Parigi-Bercy, da qualificato, batte Kohlschreiber, Cilic, Murray (numero 3 al mondo, reduce dal successo olimpico), Tipsarevic e Simon. Il suo gioco, costruito su un micidiale servizio e immediate accelerazioni con dritto e rovescio (bimane) e una spiccata erotomania per la palla corta, sembra perfetto per destabilizzare anche i più forti contrattaccanti (quelli che, una volta, si definivano con disprezzo “pallettari”), ma uno spietato Ferrer gli concede appena sette game in finale: è scoccata la mezzanotte per la Cenerentola polacca.

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER IL CIRCUITO – Grazie al torneo indoor parigino, Jerzy raggiunge la ventiseiesima piazza del ranking e può abbandonare le paludi del circuito challenger, dedicandosi ai tornei ATP. I primi risultati sono altalenanti ma, aiutato dal sorteggio (derby polacco con Kubot nei quarti), centra una storica semifinale a Wimbledon, persa in quattro set (con qualche rimpianto) contro il futuro campione Andy Murray. Negli ultimi mesi del 2013, prima di veder volare via quei 600 punti della finale, tocca il best ranking mai più eguagliato: è il numero 14 del ranking. Nei due anni successivi il talento di Lodz si lascia sopraffare da un carattere bizzoso che, insieme a una non ideale condizione fisica, ne pregiudica il rendimento: il numero dei doppi falli talvolta doppia quello degli ace, gli scatti d’ira e le scelte tattiche errate non si contano più. Gioca due finali ATP, Winston Salem ’14 e Montpellier ’15, ma le perde (nella seconda è poco fortunato, costretto al ritiro dopo tre game a causa della febbre), un bottino mediocre per un ragazzone delle sue capacità.

Ad inizio 2016 il ginocchio fa crac e Janowicz deve interrompere l’attività agonistica, si rivede in campo dopo sei mesi perdendo due lunghe battaglie contro i big-server Luca Vanni e Gilles Muller. Nonostante una classifica da ricostruire e la miglior forma ancora lontana, il circuito ritrova uno dei suoi protagonisti più estrosi, capace di clamorosi exploit e picchi di gioco da campione. I prossimi mesi ci diranno se Janowicz riuscirà a incanalare la rabbia nella giusta direzione e riacquisire la fame di vittorie del ragazzone che non aveva abbastanza denaro per comprare un nuovo paio di scarpe (successe a Flushing Meadows, gliele regalò un amico americano); oppure se il polacco sarà stato solo una lucente meteora che per alcuni mesi ha scombussolato i piani alti del tennis mondiale.

Di Davide Truglio

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  1. Luca Shalfi Dal Fitto - 1 anno fa

    Speriamo di ritrovarlo,è un giocatore divertente e un po’ pazzo..il circuito ha bisogno di lui

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