La frustrazione, questa nostra nemica così poco combattuta

La frustrazione, questa nostra nemica così poco combattuta

Parliamo del ruolo che può giocare la frustrazione durante il match. Andy Murray ne sa qualcosa…

1 Commento

Siamo tutti concordi, ormai, sul fatto che la qualità della perfomance tennistica sia il risultato della stretta interconnessione che esiste tra quattro differenti aeree che agiscono simultaneamente: l’area mentale, l’area motoria, l’area tattica e l’area tecnica. Durante un match capita, spesso, di essere assaliti dal “senso di frustrazione” per un errore commesso. Una terribile avversaria che influisce su tutte e quattro le aree della nostra perfomance potendone determinare un marcato decadimento qualitativo.  La frustrazione nasce e trova terreno fertile per crescere laddove iniziamo a commettere degli errori gratuiti.

Stan Wawrinka si è lamentato dei rumori provenienti dal ristorante del Montecarlo Tennis Club. Che lo hanno disturbato nel match perso contro Nadal
Stan Wawrinka si è lamentato dei rumori provenienti dal ristorante del Montecarlo Tennis Club. Che lo hanno disturbato nel match perso contro Nadal

Essa determina uno spostamento del focus della nostra attenzione dal suo obiettivo naturale, la partita, alla ricerca del “perché commettiamo così tanti errori, anche se questi possono essere provocati dall’avversario bravo a metterci in difficoltà. E più errori commettiamo, più, sale il senso di frustrazione. Più cresce la frustrazione, più inizieremo a diventare fallosi perchè distratti dall’affannosa, quanto inutile, ricerca della spiegazione dei nostri errori smettiamo di pensare alla partita, di piegarci sulle gambe, di metterci di fianco, di tirare un comodo pallonetto piuttosto che sparare un passante fuori campo. Un vero e proprio vortice. Un circolo vizioso che lentamente distoglie la nostra attenzione e ci fa commettere sempre più e più errori.  In poche parole ci consegna nelle mani della sconfitta.

Ci sono due situazioni tipiche in cui siamo più vulnerabili alla frustrazione: quando affrontiamo un avversario decisamente più debole o uno contro cui abbiamo sempre perso. Entrambe sono influenzate dal nostro grado di attenzione alla partita. Questo potrebbe risultare, ad esempio, troppo basso  quando affrontiamo un avversario decisamente meno bravo ed entriamo in campo quasi svegliati, distratti.  Così che dopo i primi errori, dopo che ci troviamo sotto nel punteggio, diveniamo frustrati. Ci domandiamo come mai sia possibile che stiamo perdendo da un avversario così scarso.

Andy Murray ha dichiarato di essere stato disturbato dall'attegiamento in campo di Nivak Djokovic durante la finale degli Australian Open 2015
Andy Murray ha dichiarato di essere stato disturbato dall’atteggiamento in campo di Novak Djokovic durante la finale degli Australian Open 2015

Ci concentriamo quindi solo sugli errori che commettiamo dimenticandoci della partita.  Lo stesso potrebbe verificarsi quando, invece, affrontiamo un avversario sulla carta molto più forte di noi. Anche in questo caso avendo stabilito di non potere vincere piuttosto che focalizzarci sulla partita rivolgiamo la nostra attenzione solo ai nostri errori. Anche quando, questi, sono plausibili.

La mente si sgancia dalla partita. Il fisico la segue: irrigidendo i muscoli. Va da se che giocando contratti, difficilmente, potremo mettere in pratica una buona tecnica di gioco. Così non supportati dalla testa, dalle gambe, inevitabilemente, gli errori aumentato esponenzialmente. Vi lascio solo pensare  a quale tattica riusciremo a mettere in pratica.

Sarà quella di lanciare racchette per aria.  Federer, sebbene agli inizi fosse un tantino nervosetto, poche volte da quando è il re incontrastato del tennis ha perso il suo aplomb lanciandosi in gesti di stizza inequivocabile come quello dell’altro ieri, quando nel match giocato e perso contro Tsonga a Montecarlo ha lanciato la racchetta dopo una facile (per lui) volee sbagliata.  Spaccare racchette, Andy Murray è un maestro ma, neanche Baghdatis è uno che scherza, inveire contro il pubblico, gli arbitri, l’avversario o noi stessi, distrarci se sentiamo passare un aereo, volare una mosca o se ci capita di giocare a Montecarlo, come Wawrinka, lamentarci per i rumori provenienti dal ristorante. Ma, già lo siamo distratti. Avendo spostato il focus della nostra attenzione dalla partita ai nostri errori!

463347346
Roger Federer da ragazzo era famoso per il numero di racchette spaccate in campo

In questi casi l’unico rimedio possibile per un giocatore  di club è cercare di restare unito, mantenendo la calma. Un professionista, cercherà l’aiuto del proprio coach se prorpio non riuscirá da solo a smettere di pensare ai propri errori e ricominciare a focalizzare la propria attenzione sul match, o magari chiederà di andare in bagno o di usufruire del  trattamento medico per avere più tempo per riflettere. Tutto lecito. Come quando Jimbo  Connors o John Mcenroe montavano ad hoc un putiferio in campo fin quando il match non tornava a girare in proprio favore.

YOU CANNOT BE SERIUOS! La famosa frase detta da John contro l'arbitro reo, secondo lui, di avere fatto una chiamata errata.
YOU CANNOT BE SERIUOS! La famosa frase detta da John contro l’arbitro reo, secondo lui, di avere fatto una chiamata errata.
1 commenti

1 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. Massimo Miranda - 1 anno fa

    Parliamo anche dei beveroni che Andy denuncia da un po’. Perché negli spogliatoi di cose si’ che si sanno…

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy