La verità, vi prego, su Roger Federer

La verità, vi prego, su Roger Federer

W. H. Auden implorava la verità sull’amore. L’ondata di elogi e d’amore ricaduta su Roger Federer dopo le ennesime imprese, vincere il 20esimo slam e tornare n.1 del mondo, impone anche interrogarsi sull’elvetico? E di quale verità si tratta? Perché lo amiamo tanto?

di Samantha Casella

Alcuni dicono che fa girare il mondo

e altri che è solo un’assurdità…

Ditemi la verità, vi prego, sull’amore

Wystan Hugh Auden

Parafrasando il poeta britannico, viene da domandarselo. La verità, vi prego, su Roger Federer. Lo abbiamo definito in tutti i modi: il re, la leggenda, il divino. Incantati dalla sua classe, rapiti dalla disarmante facilità del gesto, stregati da quel complesso di inimitabile eleganza stilistica che abbiamo grossolanamente ridotto al termine talento, perché ogni suo impatto, così pieno, così corposo, è un colpo al cuore, perché la liricità di alcune soluzioni è un’alternanza sfuggente tra impeto e tenerezza, mentre ogni sua impresa è l’eco di un’iperbole senza fine.

Sembra ieri quando saltò fuori, quando salvò il tennis, forse, ma prima ancora salvò tutti noi, quando posò un velo sul nostro edonismo, quando appagò il nostro narcisismo, indicandoci un punto indefinito, lassù, impossibile da scorgere, ma nella cui evanescenza era palpabile una necessità, un bisogno, e noi, come tanti piccoli Caligola ci rendemmo conto che questo mondo, così com’era fatto non era sopportabile, che avevamo bisogno della luna, della felicità, dell’immortalità, o forse no, avevamo  semplicemente bisogno di Roger Federer.

Perché Roger Federer ci ha pacificati con ciò che ci circonda, ci ha riconciliati con noi stessi, ha soffiato ossigeno nei polmoni della nostra fantasia. Vediamo Roger e torniamo fanciulli. È lui la favola della buonanotte che avremmo voluto ascoltare tutte le sere. Anche per questo avremmo bisogno della verità. Per rielaborare tutto quanto abbiamo scritto, letto, detto o anche solo pensato. Affinché quel groviglio di parole non assuma sembianze inverosimili, superflue, apocrife.

Qual’é la verità, Roger? Perché ti amiamo tanto?  E chi non crede in te è forse un masochista che disprezza sé stesso? Che nega il desiderio del proprio sé migliore? La verità, vi prego, su Roger Federer. Perché a catturarci non sono tate le vittorie. Nemmeno i record. A conquistarci è stata forse l’innaturale capacità di amalgamare la bellezza al sublime? Assimilata l’analisi Kantiana su cosa sia la bellezza e cosa il sublime, abbiamo accettato il fatto che bello è ciò che appare equilibrato e armonico, mentre sublime è ciò che è eccessivo e supera la misura umana; bello è il giorno, sublime la notte; la bellezza suscita un sentimento di semplice piacere, il sublime provoca un’emozione intensa; mentre Roger Federer, non è forse tutto ciò? Non è forse il compendio, la sproporzione tra l’immensità della natura e la piccolezza dell’essere umano?

Sono i conflitti, nella loro duplicità, ad appassionare i mortali, a soggiornarne i pensieri; e il nucleo pulsante di Roger Federer custodisce a sua volta una doppiezza: un lato poetico che si chiama Grazia e uno concreto che risponde al nome di Natura. Esse si sono sfiorate, si sono riconosciute, si sono fuse; ed ora si alternano, per quindi irradiarsi e generare una scintilla di felicità nell’osservatore, trasfigurando l’uomo Federer in un astro, seppur destinato, un giorno a spegnersi.

Perché Roger Federer in definitiva è ovviamente questo: semplicemente un uomo in carne ed ossa, un cuore pulsante di emozioni, un’anima che sa piangere di fronte al mondo intero, senza vergogna. Se invece della sua assolutezza, a prendere dimora nel nostro cuore fosse stato proprio questo? Un’umanità incondizionata, fatta di talento certo, ma soprattutto di sacrifici, di una integrità dispotica, di una coscienza limpida, irreprensibile.

Roger Federer ci ha presi per mano in silenzio, educatamente. Avrebbe potuto prometterci prodigi infiniti, mostrarci il suo regno con orgoglio, inventando storie su di lui. Tenendoci a distanza. Invece Roger Federer ci ha ospitati nel suo impero senza confini e le fiabe, i termini pomposi, li abbiamo inventati noi. Perché in fondo, chissà, dovrà pur esserci un frammento di Roger Federer in ogni essere umano.

E fu così che troppo presi a osannarlo, a invocarlo, a desiderarlo, non ci siamo accorti di averlo preso in ostaggio, di essere diventati deliranti, di aver perso il senso del tempo, dell’adeguatezza, di volergli negare a tutti i costi la fine. E nel timore di perderlo, abbiamo perso noi stessi.

Arriverà come il cambiamento improvviso del tempo? 

Sarà cortese o spiccio il suo saluto?

Darà una svolta a tutta la nostra vita? 

La verità, vi prego, su Roger Federer.

20 Commenta qui

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  1. Dario Decisi - 10 mesi fa

    semplice…… gioca in modo così naturale(fisica-mentale), mentre i suoi avversari usano principalmente la forza fisica

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  2. Francesco Capaldo - 10 mesi fa

    Per me semplicemente perche’ gioca come tutti noi vorremmo saper giocare. E perche’ ci sono quelle giornate in cui e’ imbattibile, e vorremmo esserlo anche noi.

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  3. Claudia Moreno - 10 mesi fa

    Credo che l’idolatria stia da un’altra parte.
    Federer è un essere umano che rispetta, appassiona, si versa per il suo sogno portandoci tutti nella possibilità di realizzare i nostri. Ci incoraggia perche mostra lo sforzo, la lotta, la grande disciplina con eleganza e umanità.
    Al di la del suo splendido gioco. Credo che trasmette la VITA BRILLANTE e UMILE ALLO STESSO TEMPO.
    Un giorno si ritirerà giustamente, ma io non dimenticherò le emozioni di vita che mi ha trasmesso.
    Non ho mai trovato un’altra perdona che mi trasmette questa gioia e coraggio.
    Solo questo…
    Per me REROGERFEDERER
    SEMPRE!!!

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  4. Antonio de Vito - 10 mesi fa

    Gli altri giocano un tennis fisico che dà risultati ma logora presto; roger ha un’armonicita’ ,eleganza del gesto che gli permette di sollecitare di meno il fisico. Il tutto accompagnato da una forza mentale acquisita nel tempo; fattori tutti che lo fanno essere n1 a 37

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  5. Carlo De Feo - 10 mesi fa

    perché è unico….straordinariamente unico!

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  6. Milena Ginocchio - 10 mesi fa

    GRANDE ROGER

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  7. Vale Dolfini - 10 mesi fa

    Questa è alta filosofia nei confronti di Roger….che poi sconfina nell umanità per ritenerlo un mortale come tutti, un bell articolo che ci aiuterà alla fine di tutto questo….!!!! ❤️

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  8. Elisa Fiamberti - 10 mesi fa

    Appunto paragonare un orso nelle movenze e nell aspetto poco atletico ..ad un atleta come Roger capace di danzare sul campo e’un’eresia!!!..l’aspetto?siamo ancora ai tempi ..biondo sinonimo di bellezza ed eleganza a prescindere?..no perché uomo più raffinato,elegante e di grande appeal come Roger anche fuori dal campo non se ne vedono !!!..

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  9. Giuseppe La Barbera - 10 mesi fa

    Ma tutti i tifosi di Dopal che rosicano sono diventati rifosi di Borg????
    Ma quanto è bello vederli rosicare….

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  10. Elena Cignetti - 10 mesi fa

    Secondo te. A me l idolatria nasce spontaneamente

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    1. Luca Carboni - 10 mesi fa

      Il delirio per IceBorg era naturale e – stante l’aspetto – giustificato.
      Federer non ha nemmeno lontanamente la stessa immagine

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    2. Elena Cignetti - 10 mesi fa

      Mah non so..Quando roger entra in scena emozioni ne scena. Cmq Borg è storia

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  11. Luca Carboni - 10 mesi fa

    C’è un che di forzato in questa presunta idolatria di Federer.
    Nulla a che vedere con la spontanea devozione a Bjorn Borg. Senza gli attuali mezzi di comunicazione & social networks, l’Orso era venerato come un dio sceso in terra; senza dubbio l’aspetto giocava il suo ruolo. Una presenza che Federer – va detto – proprio non ha

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    1. Domenico Badolato - 10 mesi fa

      Mi faccia capire. Lei sta insinuando che l’ottimo Borg sarebbe stato più amato è più idolatrato di Federer. Scusi, ma che film a visto ? Parla anche di aspetto. Sinceramente non la capisco . Lei sta paragonando un campione come Borg ad un artista come Federer. Mi scusi ma non c’è propio partita. Se Borg fosse nato nell’era di Federer non avrebbe vinto quasi niente ( mettiamoci pure Nole e Rafa) .

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    2. Giuseppe La Barbera - 10 mesi fa

      Più che che film ha visto la domanda è un ‘altra
      Che cosa si è fumato!???

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    3. Luca Carboni - 10 mesi fa

      Dal libro di Tignor Borg vs McEnroe” :”agli spettatori della finale di Wimbledon 1980, Borg era apparso come una figura discesa dal cielo” ….”le sue vittorie non solo apparivano inevitabili, ma sembravano decretate dal cielo”….”quando vinse l’ultimo punto del IV set – finale Us Open 1980 – lo stadio tremò”.
      Alle volte si fa miglior figura a star zitti; Bjorn Borg è l’Highlander
      https://youtu.be/4GEYZFnYkhA

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    4. Alessandro Bacchetta - 10 mesi fa

      Si, forzatissimo. Wallace ci ha scritto un saggio meraviglioso per cortesia, evidentemente.

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    5. Luca Carboni - 10 mesi fa

      Alessandro Bacchetta non solo Tignor descrive Borg come una figura trascendentale.
      Nei libri di Malcom Folley – il più bello in assoluto, strappalacrime – e di Mattew Cronin, gli intervistati – tennisti, giornalisti, amici – tratteggiato la figura di Borg come di un dio, una figura irreale, un’entità superiore.
      Il giorno della vittoria di Djokovic al RG, proprio lo stesso giorno in cui l’Orso compiva 60 anni, Vanity Fair scrisse:” Nel giorno in cui vince il RG, al cospetto di Borg Djokovic scompare.
      È la differenza che passa fra un grande campione ed un campione immortale”.
      Il miglior commento all’immortalità di Borg è la devozione del pubblico, in delirio ogni volta che faceva punto.
      https://youtu.be/KX4UMysPpWg

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    6. Francesca Angerame - 10 mesi fa

      Bjorn Borg è stato grandissimo, l’ho ammirato e amato moltissimo ma Roger è di Più! Borg giocava a tennis in un modo che solo lui poteva, Federer gioca a tennis come tutti dovrebbero però ci riesce solo lui. In quanto alla bellezza, entrambi belli ma Roger di Più!!!

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    7. Luca Carboni - 10 mesi fa

      Francesca Angerame fra 35 anni non ci sarà alcun biopic su Federer ( o Nadal ).
      Di Borg ce n’è soltanto uno

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