Le collaborazioni più fallimentari della storia del tennis

Le collaborazioni più fallimentari della storia del tennis

Dal binomio Connors-Sharapova durato appena un match al disastroso calo di Ana Ivanovic post Sven Groeneveld, passando per la collaborazione Dimitrov-Rasheed

GRIGOR DIMITROV – ROGER RASHEED

Alla fine del 2013 Grigor Dimitrov ha abbandonato l’accademia in cui si allenava a Stoccolma per intraprendere una collaborazione con il coach Roger Rasheed. La scelta del  bulgaro è stata criticata fin da subito e, a detta di alcuni, avrebbe snaturato “Grisha” del proprio tennis in quanto Rasheed è uno che punta esclusivamente sulla fisicità. Di fatto, sotto la guida del 48enne australiano, Dimitrov divenne interprete di un tennis robotico e decisamente poco brillante. La rottura fu annunciata dallo stesso Dimitrov su Twitter, dopo l’ennesimo flop a Wimbledon nel 2015.

<> at Wimbledon on June 23, 2013 in London, England.

MARIA SHARAPOVA – JIMMY CONNORS

È durata il tempo di un flirt estivo quella che potremmo definire la collaborazione più fallimentare di tutte. I destini di Maria Sharapova e Jimmy Connors si sono incrociati nel luglio 2013, momento in cui la russa, reduce da uno stop di due mesi per infortunio, era alla ricerca delle motivazioni giuste per tornare a vincere. In seguito alla separazione da Thomas Hogstedt, Connors sembrava essere il fit giusto nel team di Masha ma le cose non sono andate secondo i piani. L’ex numero uno al mondo, infatti, è stato scaricato dalla Sharapova ad agosto dello stesso anno, dopo un solo match giocato (e perso) a Cincinnati contro Solane Stephens. Quel giorno la 5 volte campionessa Slam commise ben 62 errori non forzati.

bouchard smuyk

EUGENIE BOUCHARD – SAM SUMYK

Più longeva, invece la coppia composta da Eugenie Bouchard e Sam Sumyk. La stellina canadese e l’ex coach di Vika Azarenka avevano ufficialmente cominciato a lavorare insieme nel febbraio  2015 dopo che la 21enne di Montreal, nel novembre precedente, aveva scaricato il suo allenatore storico, Nick Saviano. Sumyk aveva abbandonato in tutta fretta l’angolo della bielorussa – con Vika che l’aveva presa tutt’altro che bene – per andarsi a sedere sulla panchina della Bouchard, nella speranza di lasciare la propria impronta su una delle più grandi promesse del circuito femminile. Le cose, però, non hanno fatto altro che andare di male in peggio. Infatti, da che era numero 7 ad inizio stagione, “Genie” si ritrovò addirittura in 26esima nel ranking, con un bilancio complessivo di 4 vittorie contro 13 sconfitte. I due hanno interrotto il loro rapporto di collaborazione nell’agosto 2015.

djokovic agassi

NOVAK DJOKOVIC – ANDRE AGASSI

È ancora presto per attribuirgli l’aggettivo “fallimentare”, ma in molti sono d’accordo nel definire quella tra Djokovic e Agassi una delle collaborazione più deludenti di sempre. Le aspettative erano altissime al momento dell’annuncio ma l’ex numero uno al mondo, sotto l’ala protettiva dello statunitense da maggio di quest’anno, non è riuscito a mettere in atto il tanto atteso comeback. Il serbo si è lasciato alle spalle i compagni di una vita (Marian Vajda, Gebhard Phil Gritsch, Miljan Amanovic) ed il supercoach Boris Becker per dare una scossa al proprio gioco in crisi da giugno 2016, quando Nole cedeva il passo a Sam Querrey in quel di SW19. Insieme ad Agassi Djokovic ha raggiunto solamente i quarti di finale del Roland Garros prima di vincere il torneo di Eastbourne ed essere successivamente costretto al ritiro nei quarti di finale di Wimbledon per un infortunio al gomito che adesso lo terrà lontano dai campi per il resto dell’anno. I due continueranno a lavorare insieme nel 2018.

navratilova radwanska

AGNIESZKA RADWANSKA – MARTINA NAVRATILOVA

Al fianco di una campionessa del calibro della Navratilova, ci si attendeva che Aga potesse fare finalmente il salto di qualità che le permettesse  di mettere in bacheca un titolo dello Slam, ma la collaborazione iniziata nel dicembre 2014 e conclusasi nell’aprile 2015 ha lasciato il palmares della polacca praticamente invariato. Di fatto l’unico titolo conquistato dalla Radwanska nel 2015 risale al post-Navratilova, ed è arrivato dopo un digiuno di 11 mesi, precisamente alla Rogers Cup di Montréal, dove superò agilmente in finale Venus Williams. Alla fine dello stesso anno la Radwanska usciva dalla Top 5 per soli 10 punti.

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CAMILA GIORGI – SERGIO GIORGI

“Credo che al mondo possano esserci mille persone che potrebbero migliorare il servizio di Camila Giorgi, molto più di quanto non faccia il padre. È un handicap per lei, un padre così”. Queste le parole di Giovanni Malagò, presidente del CONI, riguardo la situazione coaching di Camila Giorgi, che all’età di 25 anni ha collezionato un solo titolo WTA, a Hertogenbosch, battendo in finale Belinda Bencic. L’azzurra è così diventata la prima tennista italiana di sempre dopo (Roberta Vinci) ad aggiudicarsi un torneo su erba, ma il suo potenziale ha sempre fatto sperare qualcosa in più ai fan del tennis tricolore, sempre più fermi sull’idea che un cambio coach potrebbe permetterle di trovare la giusta continuità.

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BERNARD TOMIC – JOHN TOMIC

“Padre padrone” lo è anche quello del giovane australiano Bernard Tomic, anche lui totalmente estraneo all’idea di continuità. Il culmine della sua carriera lo ha raggiunto con i quarti di finale a Wimbledon nel 2011, dove è diventato il quarto tennista più giovane della storia dietro Becker, Borg e McEnroe a registrare un tale risultato. Il suo best ranking è di n.27 ed ha vinto due tornei Atp in carriera su 3 finali disputate (Sydney 2013, Bogotà 2014). Poi il nulla, o quasi, e dal racconto del suo ex sparring partner Thomas Drouet si capiscono molti dei motivi che hanno reso Tomic un’ “eterna promessa”. Di fatto, il francese è tristemente balzato alle cronache per essere stato preso a pugni da John Tomic, padre di Bernard, che è stato anche sottoposto all’arresto e sospeso dall’ATP per via dei suoi assurdi comportamenti.

ivanovic kardon

ANA IVANOVIC – CRAIG KARDON

Dopo aver vinto il Roland Garros a soli 20 anni, nel 2008, Ana Ivanovic si avviava verso una discesa senza fine. Nel 2009 il suo tennis tutto servizio e diritto passò dalle mani di Sven Groeneveld a quelle di Craig Kardon, ex coach della 18 volte campionessa Slam Martina Navratilova. Nel corso della suddetta collaborazione la serba perse 5 posizioni (da 8 a 13 WTA) abbandonando la Top 10 che l’anno precedente aveva presieduto per ben nove settimane, e fallendo nella difesa del titolo parigino. Di fatto, al Roland Garros 2009 si arrestò agli ottavi di finale, eliminata per mano di Victoria Azarenka.

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