Perché l’anti-doping vale solo per i tennisti sconosciuti?

Perché l’anti-doping vale solo per i tennisti sconosciuti?

Dopo gli ultimi due casi di doping di ieri, possiamo osservare le differenze di trattamento per gli atleti: nessuna pietà per giocatori sconosciuti, e indulgenza e pietà di fronte a episodi come quelli di Marin Cilic e Richard Gasquet.

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Dopo gli ultimi casi di doping appresi nella giornata di ieri, abbiamo ripercorso gli ultimi episodi di positività, che nella maggior parte delle volte hanno un denominatore comune: riguardano atleti sconosciuti o non classificati.

Proprio ieri due tennisti sono stati sospesi dalla ITF: si tratta dello spagnolo Josè Manuel Romàn, sanzionato con quattro anni di squalifica per positività alla cocaina, e il venezuelano Rafael Martinez, fermato per due mesi, risultato positivo alla cannabis. Entrambi gli atleti erano due giocatori no-ranking, che non avevano guadagnato punti Atp,  tutti e due partecipanti a dei tornei Futures, come il torneo di Martos, dove sono stati sottoposti al test.

Prima di questi ultimi due casi, nel 2015 c’ era stato un altro caso di doppia positività, al torneo di Dubai, dove Hamas Abbas Janahi e Kateryna Kozlova vennero sospesi per aver assunto dimetilbutamina, uno stimolante; se Janahi passò pressoché inosservato, non avendo punti e non avendo mai disputato un match nel circuito Atp, fece più scalpore il caso della Kozlova, che ai tempi era numero 102 del ranking, che riuscì in seguito a ottenere una riduzione della pena da due anni a sei mesi, grazie all’attenuante del medico che le aveva prescritto il prodotto senza informarla sulle sue caratteristiche.

Fra gli altri casi di atleti squalificati dalla ITF abbiamo Francois Trawalter, 44 enne della categoria tennis in sedia a rotelle, la 20enne Marcela Pereira Alves, numero 1117 del mondo, e la 16enne Madalina Capraru, una no-ranking.

Curioso il caso di Wayne Odesnik: l’americano, che entrò anche nella top 100, al tempo della scoperta della sua positività, la seconda in carriera che ne avrebbe comportato la radiazione, si era già prematuramente ritirato dalle competizioni, alla tenera età di 29 anni. Se si vanno a cercare altri casi si possono trovare altri episodi riguardanti tennisti junior, sconosciuti o senza classifica, come Bradley Mousley (18 anni), Paco Climent  (16 anni), Philipp Aleksanyan  (18 anni), e Manuel Perez Esteve  (19 anni); mentre la Kozlova, unica giocatrice di un certo livello, venne come già detto graziata per un attenuante più che discutibile.

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Gli atleti più famosi risultati positivi hanno tutti subito condanne molto lievi o addirittura non ne hanno subite, grazie a scusanti, che hanno lasciato tutti molto perplessi: André Agassi, dopo essere risultato positivo, scrisse una lettera all’Atp, dove affermò di aver assunto la sostanza per errore, una lettera che poi lo stesso Agassi rivelerà inventata, col solo scopo di non vedere distrutta la sua carriera. Chi non ricorda il caso di Richard Gasquet, che dopo essere risultato positivo alla cocaina venne assolto avvalendosi di una difesa surreale, secondo la quale la cocaina proveniva da un bacio dato a una ragazza che l’aveva assunta. Ma probabilmente il doppio caso che tutti ricordiamo fu quello di Marin Cilic e Viktor Troicki, con il croato che passò da nove a quattro mesi di sospensione per aver assunto uno stimolante, “per errore”, mentre il serbo venne squalificato per diciotto mesi per essersi rifiutato di sottoporsi ai controlli antidoping.

Dall’analisi di tutti questi episodi rimangono grossi dubbi: perché l’ITF concentra i suoi sforzi su tornei minori e su atleti semisconosciuti, mentre quando i giocatori più affermati rimangono invischiati in vicende di doping è sufficiente dichiarare che si è assunta la sostanza per errore o per colpa di qualcuno per ottenere sconti di pena o addirittura l’assoluzione?

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