Perché su Roger Federer, come su Wimbledon, vorremmo il sole non tramontasse mai

Perché su Roger Federer, come su Wimbledon, vorremmo il sole non tramontasse mai

Viaggio negli abissi di Roger Federer e nostri

Wimbledon c’è da sempre. Wimbledon è il tennis su cui non tramonterà mai il sole. Roger Federer è il tennis e anche quest’anno ci sarà a Wimbledon. Su Roger non si può dire lo stesso, anche se ultimamente sembra aver ritrovato tennis e motivazioni. Quattro anni fa non era così. Molti lo davano per finito, e ancora oggi si fanno commenti sulla sua età e sul fatto che sia ancora lì. Si cerca di dare un senso a una “fine-carriera”che dura ormai da un periodo incredibilmente lungo. Per quanto riguarda Federer è da molto che lo immaginiamo in fase calante.

Quattro anni fa, nel 2011 vi era già entrato e aleggiava una misteriosa tristezza intorno al declino di Federer: difatti sembrava vicino a un punto di arresto, non era più invincibile, del resto come capita a tutti prima o poi. L’eutanasia in slow motion che il tempo infligge ai campioni è una delle cose più tristi nello sport. Il suo gioco era sempre lo stesso, della stessa qualità di sempre, ma non funzionava più tutto come prima. Contro non solo un Rafa Nadal o un Novak Djokovic ma anche con molti altri top ten e non, poteva perdere.

Solo quattro o cinque anni fa poteva mettere in difficoltà gli avversari senza sforzo, quando invece si lasciava sfuggire palle relativamente facili era come vedere la bellezza che soccombe alla morte. Oggi, quattro anni dopo è ancora lì, e oltretutto è anche risalito in classifica, tanto che a oggi è ancora in top 5 e precisamente n°2 del mondo. Alle condizioni attuali potrebbe anche vincere un altro Slam, in condizioni favorevoli,  in particolare Wimbledon, dove ha trionfato nel 2012 e ha raggiunto la finale lo scorso anno. Il tempo sembra avere avuto nei confronti del campione svizzero un occhio di riguardo.

Roger ha avuto momenti negativi, anche legati a insistenti mal di schiena, ma non ha mai toccato veramente il fondo. Non appena ha avuto un accenno di declino ha cercato altre strade. Un po’ possono aver contribuito i vari infortuni di Nadal che lo hanno gettato quasi fuori dalla top ten, o il momento critico di Andy Murray dopo aver vinto finalmente Wimbledon. Soprattutto, però, Roger ha ricominciato a crederci e a trovare divertimento nel tennis. Dice di non avere delle strategie alimentari strane o elisir sperimentali. Dunque quale sarà mai il suo segreto? Come mai il nuovo Federer sembra essere ancora migliore del precedente?

Infatti se dal 2004 al 2006 Federer ha vinto 11/12 titoli ogni anno e nei primi 8 anni di carriera ben 13 Slam, negli ultimi anni Roger ha vinto dai 4 ai 6 titoli all’anno oltre a 4 Slam, due dei quali nel 2009. Quindi ha avuto 6/7 anni di dominio totale seguiti però da altrettanti anni comunque ottimi. Questi sono i numeri del più grande della storia del tennis. Pur non sapendo cosa può passare nella testa di un atleta o cosa gli faccia scattare la molletta, Roger è come se avesse trovato la soluzione al problema. Ha fatto pace con la realtà di essere stato nel passato un giocatore migliore di adesso ma ha scoperto di non essere neanche così male. Ha capito i suoi limiti e come ottenere i risultati auspicati.  

Il risultato è che chi va a vederlo giocare oggi vede non solo il personaggio mitico “Roger Federer”, ma addirittura un giocatore più di carattere di quanto sia mai stato. “Non per svilire i miei risultati passati, ma spero di aver regalato al pubblico qualcosa da raccontare un giorno ai nipotini” dice Roger in un’intervista dopo aver conquistato i quarti in Belgio. Ciò che si coglie, guardandolo giocare ora, non è il senso del tennis, il mondo astratto degli angoli, geometrie e calcolo, come nel passato, ma è il senso della vita. Gli piace ciò che fa, essere nel circuito, competitivo e idolatrato. Il suo staff poi è super orgoglioso del fatto che abbia vinto più testa a testa contro Djokovic.

Quindi, perché non continuare finché è possibile? Non è questo il genere di maturità che tutti vorremmo per lui? Spesso gli atleti a fine carriera si eclissano dallo sport buttandosi in biografie e considerazioni. Senza porsi la domanda se vale veramente un n°2 e che vinca soprattutto tornei secondari come ATP 500 o 250, ciò che sembra più da ammirare nella tarda carriera di  Federer è la visione di libertà che ha in sé. L’idea che puoi fare quello che credi della tua strada e che non molli solo perché alcuni pensano che dovresti farlo, perché tutto ciò ti dà soddisfazioni e gioia, anche se non è semplice.

Basta pensare alla silente pressione che sente. In effetti non ci sono certezze che tutto prosegua così. Al torneo di Halle, che sempre fa in preparazione di Wimbledon, ci ha regalato meraviglie! E questa avvincente sensazione ci accompagnerà fino al primo servizio del match successivo quando saremo ancora in preda all’ansia. Probabilmente non vincerà Wimbledon. E’ troppo vulnerabile sui 5 set rispetto agli altri top player, ma di lui guarderemo ogni secondo di gioco. Chi lo sa quando finirà. Nel frattempo ce lo godremo esplorando le sue profondità.

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