Pound su doping e Djokovic

Pound su doping e Djokovic

Il fondatore della WADA definisce “ingenue” le dichiarazioni di Djokovic sui rapporti tra doping e tennis e rincara la dose: “mi ricorda quello che diceva Armstrong”.

La tocca piano, si direbbe oggi con linguaggio calcistico. La tocca davvero piano Richard (detto Dick) Pound, il fondatore della WADA, l’agenzia anti-doping del tennis mondiale.
Nole Djokovic qualche giorno fa aveva sostenuto la teoria secondo la quale il numero di casi di doping riscontrati finora nel tennis mondiale sono talmente marginali da poter affermare che il tennis è uno sport pulito. Pound lo ha immediatamente rimbrottato, ricordandogli non solo che quella dichiarazione era molto simile a quanto affermato da Lance Armstrong qualche tempo fa, quando il suo blasone era immune da dubbi e valutazioni etiche.
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Pound ha rincarato la dose, sostenendo, in buona sostanza che la percentuale dei positivi non è affatto indicativa della pulizia dello sport, in quanto la possibilità di far cadere nella rete un giocatore che bara non è altissima, e quindi se ci casca il 2 %, allora è sostenibile pensare che sia il 10 % la vera percentuale di sportivi positivi. Un ragionamento da statistici, coerente, in quanto sappiamo bene che la velocità con cui si sviluppano test anti-doping è molto più bassa di quella con cui si riesce a frodare il codice etico e la lista dei farmaci e delle pratiche probite.

Ci preme però commentare come non abbia parlato un giocatore che rema nel circuito Challenger o ITF, ma il numero uno del mondo. Se è vero che il ruolo del leader della classifica mondiale, mattatore indiscusso delle ultime due stagioni del tennis professionistico maschile, è quello di difendere il circus, di dare lustro e garanzia al pubblico dell’onestà dello spettacolo che va in scena, è chiaro che questa reprimenda di Pound suona stonata. Una bacchettata sulle dita del miglior giocatore del mondo, candidato Career Grand Slam, oltre che già seduto su un solido scranno della storia di questo sport.

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Se il capo dell’agenzia che fa i controlli si esprime con questa sicumera le notizie non sono buone dal fronte, cari aficionados. E le nubi che si affacciano periodicamente di là dalla montagna ci devono far tenere ben desta l’attenzione. Chissà che Dick Pound non abbiama pensato alla frase del suo (quasi) omonimo, Ezra, quando diceva che “quello che conta non è tanto l’idea, quanto la capacità di crederci”. Ecco, vogliamo prenderlo come un consiglio a Nole, ma anche come un sinistro presagio, speriamo fallace.

 

7 commenti

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  1. Gianluca Tosi - 11 mesi fa

    Ahi ahi

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  2. Sergiomo Modolo - 11 mesi fa

    Armstrong un grande. Lui ha vinto 7 tour …dopandosi come gli altri ciclisti.anche se i titoli sono revocati è il vincitore. Spero arrivi il giorno in cui apriranno il vaso di Pandora e salteranno i vari nole roger rafa e Murray.

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    1. Carmine Cantile - 11 mesi fa

      Azz, tutti dopati secondo te?

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    2. Sergiomo Modolo - 11 mesi fa

      Si oramai si….basta guardare la morfologia dei giocatori attuali rispetto a quelli di 20 anni fa.

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  3. Carmine Cantile - 11 mesi fa

    Pensasse a incastrare i furbetti del quartiere visto che ce ne sono a iosa. Prima Sharapova, poi Murray. Ora è toccato a lui. Tutti sanno ma nessuno osa fare i nomi…

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  4. Francesco Lionetti - 11 mesi fa

    Proprio Dick questo qui…di nome e di fatto

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  5. Maurizio Mosconi - 11 mesi fa

    Io trovo ingenuo che paragona Le parole di Djokovic a quelle di Armstrong

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