Robert Federer: ” Roger se non si fosse dedicato al tennis sarebbe stato un calciatore”

Robert Federer: ” Roger se non si fosse dedicato al tennis sarebbe stato un calciatore”

Intervistato dal portale svizzero “Schweizer Illustrierten“, Robert Federer, padre di Roger, ha ricordato la strada che ha portato suo figlio al successo, ripercorrendo l’ infanzia del fuoriclasse elvetico. Non sono poi  mancate riflessioni sui giovani talenti e consigli su come “costruire” un tennista. Immancabile infine l’ allusione al talento di Roger.

Per quanto riguarda l’aiuto ai giovani, i Federer non si tirano di certo indietro. Robert si occupa della Fondazione, offrendo borse di studio ai giovani talenti svizzeri. “Mio figlio ha potuto godere di una borsa di studio da giovane, crediamo che sia giusto dare qualcosa in cambio. Attualmente ci occupiamo di 34 atleti, di cui 4 disabili. Uno dei criteri più importanti di selezione degli atleti è vedere che senza il nostro aiuto non potrebbero realizzare i loro sogni. Ogni talento avrà un’opportunità. Per ogni atleta doniamo 2500 franchi svizzeri, di cui 500 vanno all’Aiuto dello Sport. Preferisco supportare 34 atleti con 2500 franchi a testa piuttosto che solo 4 con 20.000″.
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Rispondendo alle domande sui tremendi costi che ci sono per un ragazzo che deve viaggiare in Europa, Robert racconta  l’esperienza di Roger. ” Quando mio figlio era giovane, Swiss Tennis pagò le spese di viaggio. Quando andò a Eclubens, nel centro nazionale di formazione per il tennis, l’associazione si incaricò di pagare gran parte delle quote della retta. Ci hanno prestato aiuto anche il Club di Tennis Old Boys e l’associazione Tennis di Basilea”.

Robert inoltre non si dimostra d’accordo con i metodi che vengono utilizzati al giorno d’oggi per costruire un tennista: ” Molti puntano in alto però solo pochi riescono ad arrivarci. Ci sono molti genitori ambiziosi che non vogliono ammettere che probabilmente i figli non potranno far parte dell’élite. Si deve sempre essere onesti con se stessi e con i figli. Oggi a 12 anni, i ragazzi vengono costretti a giocare 14 ore alla settimana. Non lo fanno più per divertimento, ma diventa un obbligo. Si allenano dal lunedì al venerdì e poi nel weekend giocano i tornei”.

Immancabile a questo punto il riferimento all’infanzia del tennista di Basilea. “Roger a 12 anni giocava sia a tennis che a calcio e veniva anche con me a praticare squash. Logicamente a un certo punto si deve scegliere perchè è impossibile specializzarsi in tre sport. Però fino a una certa età, direi 14 anni, i bambini dovrebbero praticare tutti gli sport che possono e che  desiderano. Roger se non si fosse dedicato al tennis, sarebbe stato un calciatore”.
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Ha avuto dubbi Robert sui passi di suo figlio e sul fatto che sarebbe diventato uno dei migliori? “Una bella domanda. Chiesi a Roger quando era adolescente, se sarebbe voluto andare con Bollettieri in Florida. Rispose di no. Poi più tardi gli parlai della Ecublens ( scuola svizzera), e rifiutò ancora. Però un mese più tardi, lessi un’intervista di Roger, dove dichiarò che gli sarebbe piaciuto andare all’Eclubens. Rimasi piuttosto sorpreso e gli dissi che un paio di settimane fa la pensava diversamente! Così andò. A 16 anni era n.5 d’Europa, a 17 vinse l’Orange Bowl”. 

Secondo Robert, Roger ha ereditato il grande talento dalla madre Linette: “Io non avevo ne tempo ne capacità per dedicarmi allo sport. Il talento lo ha ereditato dalla mamma”. 

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