“Se non avessi battuto Federer a quest’ora, forse, non sarei qui”

“Se non avessi battuto Federer a quest’ora, forse, non sarei qui”

Curiosa storia quella del peruviano Rodolfo Rake che a diciotto anni ha sconfitto Roger Federer e a ventuno si è ritirato per fare carriera in banca.

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Rodolfo “Rudy” Rake, 37 anni, da 12 anni è consulente finanziario presso la banca Morgan Stanley di Miami.  Rodolfo è stato un tennista professionista per tre anni, dal 1998 al 2001. Nel 2000 ha raggiunto il suo best ranking di 353 del mondo. Poi, all’età di 21 anni si è ritirato per fare carriera nella finanza: “Non avevo raggiunto la classifica che mi aspettavo” racconta Rodolfo al quotidiano peruviano El comercio,  “e così ho deciso di appendere la racchetta al chiodo e dedicarmi a tempo pieno allo studi, sperando un giorno di potere riprendere. Ma, quando ho finito gli studi alla facoltà di economia dell’università di Miami avevo, già, 25 anni ed ho pensato fosse troppo tardi per rientrare nel circuito.” .

“Mi ero trasferito in America all’età di 14 anni. L’idea era di tornare a Lima ma, fin dall’inizio mi sono trovato bene ed ho deciso di rimanere. Andavo bene a scuola e così ho ottenuto una borsa di studio per frequentare l’università di Miami che mi permetteva, anche, di giocare a tennis per la squadra dell’università. Alla fine ho ottenuto la doppia cittadinanza ed ho giocato alcuni tornei nazionali giovanili negli Stati Uniti. Sono stato il numero uno della mia università, numero uno d’America e numero quattro del mondo. Ho anche giocato gli Us open nel 1997 (grazie ad una wild card ndr)”.

Rodolfo ha vinto il torneo di Kalamazoo. Il più importante torneo junior degli Stati Uniti nel 1995 come under 16 e nel 1997 come under 18 quando sconfisse James Blake in finale. “L’USTA, la federazione tennistica statunitense, mi ha aiutato parecchio. Poi, però, compiuti 18 anni, quando sono diventato un professionista sono tornato a rappresentare il Perù.”

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IL MATCH DELLA VITA – La federazione peruviana non ha mai brillato nel panorama tennistico internazionale, Rodolfo, tuttavia si tolse lo stesso qualche soddisfazione!  “Era il 19 maggio del 1997 e avevo compiuto da poco diciotto anni”, ricorda orgogliosamente il trentasettenne peruviano. “Incontrai Federer a Roma che aveva 16 anni ma, già giocava tra gli under 18. Si vedeva che era un talento naturale, in campo sembrava volasse. Vinsi 6-1 6-4“, ricorda con orgoglio Rodolfo.  “Roger aveva già un potente diritto carico di top spin che faceva rimbalzare le palle ben sopra le mie spalle e giocava il rovescio in back. Il secondo set fu molto duro. Ad un certo punto steccò una palla che fini fuori dal campo. Si arrabbiò parecchio e perse la concentrazione. Era molto diverso da come è ora.”

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UNA VITTORIA SPECIALE. “Rividi Federer in occasione di un torneo nel 2000 quando era già un idolo ma non ebbi modo di fermarlo. Sarebbe stato interessante chiedergli se ricordasse di me”. Avere vinto quella partita, tuttavia, ha significato parecchio per la vita di Rodolfo che racconta: “Quando nel 2005 sono andato al mio primo colloquio di lavoro presso Morgan Stanely,  Roger Federer era già il n° 1 nel mondo. Il selezionatore che ora è il mio capo,  stava esaminando il mio Curriculum Vitae e arrivato nella sezione altre attività rimase favorevolmente colpito dal fatto che fossi stato un giocatore di tennis professionista ma, sopratutto, quando lesse che avevo giocato e vinto con persone del calibro di Mariano Puerta, Nicolas Massu, Taylor Dent ed appunto Roger Federer si convinse a darmi il lavoro. Mi disse  ‘Se sei riuscito a battere Roger Federer non credo tu non possa riuscire bene in questo lavoro!’.  Se non avessi battuto Federer, forse non sarei qui.”

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