Lo sparring partner dei campioni

Lo sparring partner dei campioni

Thibault Venturino, trent’anni, parigino, racconta come si diventa sparring partner e cosa si prova ad allenare i più grandi campioni del circuito

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Buongiorno sono il Sig. Federer”, “Salve, mi chiamo Rafael Nadal“. Più o meno così devono esordire due dei più grandi campioni della storia del tennis quando arrivano in campo, dove Thibault Venturino, trent’anni, parigino, li aspetta per una sessione di allenamento. “Federer e Nadal si presentano ogni volta come se nessuno li conoscesse” dice Thibault, sparring partner ufficiale del Roland Garros e del Master 1000 di Parigi. Chissà che emozioni si devono provare a stare a contatto con questi leggende!

MAI UNO SLAM? – Molto probabilmente, Thibaul non giocherà mai un torneo del Grande Slam, come pure, un Masters 1000 ma, tutti i più grandi campioni vogliono giocare con lui quando sbarcano in Francia. Lui, al momento, è il numero 1112 del mondo: “Sono stato perseguitato da un paio di infortuni nel 2016, che mi hanno fatto perdere un po di posizioni”, dice, “dopo aver raggiunto il numero 850 nel mese di luglio, al momento sono intorno al  1100 il che significa che posso giocare solo tornei futures.  Il mio obiettivo è quello di raggiungere la classifica necessaria per potere giocare i Challenger, perché le condizioni di gioco sono di solito molto più belle che nei Futures.”

COME SI DIVENTA SPARRING PARTNER? – Sicuramente bisogna essere in grado di tenere il campo ma, questo non basta. Nel caso di Thibault tutto è iniziato grazie ad un amico. “Tutto è iniziato durante l’edizione 2014 del BNP Paribas Masters, grazie ad un agente che conoscevo bene”, dice il francese. “Durante le qualificazioni gli avevano richiesto la disponibilità di qualche palleggiatore. Ovviamente accettai subito la proposta e da quel momento non ho saltato nessuna edizione dei due tornei.”  Thibault, infatti, da quel momento, grazie agli apprezzamenti dei suoi “clienti” ed alla sua massima disponibilità non si è perso neanche un’edizione dei due tornei francesi. “È piuttosto raro essere sparring per lungo tempo. Generalmente i nomi tendono a cambiare da un anno all’altro a seconda della disponibilità e dei giocatori che prendono parte al torneo. Io per conto mio cerco di non prendere mai impegni in concomitanza con i tornei parigini.

BUDGET – “Essere in contatto con i migliori del mondo, è una grande esperienza che vale sicuramente più dei 120$ che ci pagano al giorno. Solo un piccolo rimborso spese che va a finanziare la mia carriera tennistica. Fare punti con un budget ristretto non è facile! Per quanto mi riguarda cercherò di portare avanti la mia carriera quanto più possibile. Stando molto attento alla programmazione, proverò a sfondare il muro dei 500 entro la fine del prossimo anno, al termine del quale avrà compiuto 30 anni.”

LA GIORNATA TIPO. “La mia giornata come sparring inizia presto, tra le otto e le dieci di mattina”, racconta Thibault. “Quindi, rimango a disposizione fin quando non c’è più bisogno di me! E questo solitamente accade verso le sette di sera.” Come sappiamo i giocatori o chi per loro devono prenotare il campo per l’allenamento dell’indomani ed questo il momento in cui pensano a Thibault. “Solitamente riceviamo le richieste il giorno primo, quando i giocatori prenotano i campi. Ma può capitare di essere contattati all’ultimo minuto. Ecco perché è importante essere sempre pronti e disponibili.” Non solo doveri per gli sparring: “Non passiamo tutto il tempo in campo. Tra un pausa e l’altra ci è concesso di stazionare all’interno della Players’ Lounge dove possiamo riposarci e mandare giù qualche boccone per riprendere le energie spese. 
ABITUDINI – “Solitamente i giocatori preferiscono allenarsi con lo stesso sparring per tutto il torneo”, continua Thibault. “Così è capitato a me, quando Novak Djokovic, mi ha “riservato” per tutta l’edizione 2015. I giocatori amano la routine, quando si trovano bene, difficilmente cambiano, sopratutto, se ottengono buoni risultati ma, può capitare che venga richiesto uno sparring in particolare, ad esempio un mancino, per preparare un determinato incontro. “
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QUANTA PRESSIONE! – “Sicuramente non è facile trovarsi per la prima volta al cospetto di questi mostri sacri. Quando nel 2014, a Parigi Bercy, mi sono trovato per la prima volta faccia a faccia con Roger Federer, ti lascio solo immaginare cosa ho sentito. Come pure prima di scendere in campo con Nadal o durante la sessione con Kevin Anderson, al tempo in top ten. Con il sudafricano ho giocato quando si trovava al massimo della forma ed ero esausto dopo 15-20 minuti. Mi sono detto: “Come diavolo faccio a fargli fronte? Un’intensità impressionante!” 

DJOKOVIC – Djokovic è forse il giocatore con cui ho giocato più volte. Mi son trovato molto bene con lui ed anche Boris Becker che si occupa spesso di prenotare i campi e lo sparring. Quando sei in campo con Novak, ti da l’impressione che non sbaglierà una palla. Entra in modalità robot. Ha una difesa incredibile. Riesce a prendere tutte le palle ed a farti punto da qualunque parte del campo.

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ROGER vs RAFA – “Con Rafa la prima volta, abbiamo giocato per due ore. E ‘stato davvero intenso, ma ho tenuto bene alla fine. Colpisce una palla molto pesante. Nadal è un cavallo di battaglia e dà il 100% dal primo punto fino all’ultimo, anche in allenamento.”  Possiamo immaginare il temperamento del maiorchino. “Federer, invece, è davvero un “mago della racchetta”. Ogni volta che tocca la palla, è semplicemente incredibile. Sembra che non giochi mai la stessa palla; lui può fare quello che vuole. Probabilmente potrebbe usare la sua mano al posto della racchetta e non cambierebbe niente! Quando si vede Roger giocare nei tornei, lo si vede sempre rilassato: questo perchè il grosso del lavoro è stato fatto in precedenza. Ed in campo, questa sua serenità mi ha aiutato a giocare più rilassato. Non gli importa se sbagli un paio di colpi  e questo ti toglie un sacco di pressione di dosso.”

RICORDI  SPECIALI – “La prima volta che ho giocato con Rafa, ad esempio, è arrivato due o tre minuti di ritardo e sembrava davvero agitato. Il mio primo pensiero è stato che forse non voleva giocare con me. Brontolava con il suo fisioterapista durante il riscaldamento, ma poco prima di iniziare a scambiare è venuto verso di me e si è scusato per il ritardo. Un altro giorno, al Roland Garros, lui e la sua squadra erano seduti nel ristorante dei giocatori. Io non ho osato infastidirlo e quindi mi sono seduto abbastanza lontano. Immaginatevi lo stupore nel vederlo venirmi a salutare, senza alcun obbligo di farlo ma, solo per il piacere! Non si da arie da grande campione (nonostante possa farlo)  è davvero un bravo ragazzo. Non deve essere facile gestire tutta la pressione che ha addosso.”   
CAMPIONI DI SEMPLICITÀ – “Quello che mi ha colpito di più di questi grandi campioni è la loro semplicità. Ho giocato con Roger Federer in diverse occasioni e quando ci imbattiamo l’uno nell’altro mi stringe la mano. Sentirsi dire “ciao” da Roger è per me davvero emozionante. Federer è veramente affettuoso nei modi anche se si avverte, comunque, una certa distanza. Ho anche giocato con Rafa un sacco di volte, un vero gentiluomo. Dà l’impressione di essere più accessibile. Ha un atteggiamento un po’ timido e non cerca di attirare l’attenzione della gente come potrebbe sembrare vedendolo da fuori.”

SOGNI NEL CASSETTO? – “Ho giocato con la maggior parte degli attuali migliori giocatori. A parte questo, ho giocato con quasi tutti a parte Kei Nishikori, Gael Monfils, Tomas Berdych…. Tomas, ad esempio, è veramente garbato e disponibile. Lui e Goran (Ivanisevic, ndr), me lo hanno chiesto più volte. Ed io ne ho approfittato per fare un selfie con Ivanisevic , il mio idolo quando ero un ragazzino. Mi piacerebbe giocare  con  Andy Murray. L’unico dei top-player che mi manca. Sono un suo grande fan e mi piacerebbe scambiare di rovescio con lui. Il vero sogno, però, sarebbe giocare con Sampras, il più grande di tutti i tempi ma, credo sarà un po’ difficile realizzarlo!”

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