Stan Wawrinka: “Bisogna saper superare anche le vittorie”

Stan Wawrinka: “Bisogna saper superare anche le vittorie”

Stan Wawrinka racconta quanto è stato duro abituarsi alla vittoria del Roland Garros, definendola una “Sbornia dell’anima”.

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Appena arrivati alla O2 Arena di Londra, Stan Wawrinka ha mostrato a Novak Djokovic, il portachiavi raffigurante la miniatura dei famigerati pantaloncini, quelli orribili rosa a quadretti, che sono diventati una sorta di talismano per lo svizzero, che li ha indossati durante il trionfale Roland Garros, vinto proprio contro il numero uno del mondo.

Potrebbe sembrare un gesto provocatorio, quello di Stan, ma in realtà, visto il rispetto e l’ ottimo rapporto fra i due, è solo l’ occasione per rivivere un momento storico di questa stagione: quando un Wawrinka in versione monstre, trovò la giornata perfetta, e grazie al suo rovescio più perfetto e devastante del solito, privo il serbo di una vittoria che sembrava annunciata, nello Slam per lui tabù, tanto da costringerlo a due settimane di riposo forzato, per riordinare le idee, prima del rientro vincente a Wimbledon.

Ma come fu il dopo Parigi per Wawrinka ? “Una specie di sbornia dell’ anima, quando vinci un grande titolo e non sei abituato è dura, un sacco di emozioni, un sacco di gente, e subito dopo il vuoto, quasi un senso di solitudine”. E dopo tutti i festeggiamenti bisogna rimettersi in moto e tornare alla normalità, oltre alle sconfitte, bisogna imparare anche ad affrontare le vittorie”.

“Un conto è se sei uno dei fab-four, loro vincono da quando sono giovanissimi, alzano dei trofei da più di dieci anni, per loro è una condizione normale, un abitudine. Io ho vinto il primo Major a 29 anni, e forse sono diventato una specie di modello per molti, un qualcosa di più normale e imitabile, un atleta che c’entra un grande risultato dopo una carriera di lavoro e sacrificio”.

“Non avrei mai pensato di arrivare a vincere uno Slam, certo quando mi sono trovato nei top 20 e compagno di squadra di Federer, un pensierino alla Davis l’ ho fatto, e l’ ho vinta con addosso i pantaloncini bianchi e non quelli fortunati…”

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Ora per Stan le Finals, dove la sua strada si incrocerà con quella di Andy Murray, che non lo supera dal 2012, destino particolare quello dello scozzese, che si trova nella stessa situazione vissuta dallo svizzero dodici mesi fa: giocare un grande torneo come quello londinese, sul cemento, e poi partire immediatamente per la finale di Davis, dove la superficie sarà la terra battuta; e anche le pressioni saranno le stesse, l’ anno scorso per Stan l’ obbligo era quello di vincere, visto che Federer era reduce da problemi di schiena e non si sapeva quanto potesse contribuire, stesso discorso per Murray, che per centrare il traguardo Davis, deve portare a casa tutti e tre i punti a sua disposizione.

Wawrinka più a suo agio con il cambio di superficie, lui cresciuto sulla terra, si adatta bene, mentre Murray da sempre dichiara di aver bisogno di più giorni per metabolizzare.

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