Il dossier TIU? La punta dell’iceberg!

Il dossier TIU? La punta dell’iceberg!

Parla Stefano Berlincioni. Sul dossier che la TIU ha diramato circa i match sospetti nel corso del 2016 abbiamo scambiato qualche riflessione con l’ingegnere toscano che con i suoi articoli sul tema dei flussi anomali relativi alle scommesse sul tennis professionistico è diventato un’autorità riconosciuta anche (e soprattutto) fuori dall’Italia. I suoi pareri sono spesso richiesti di networks come BBC, NYT e Al Jazeera. Siamo andati a sentirlo per affrontare senza pregiudizi il tema spinoso delle scommesse.

TC: La TIU ha pubblicato un primo dossier circa partite che presentano flussi di scommesse che appaiono anomali. Il dato diffuso è di 48 match. Considerata la mole di incontri giocati ai vari livelli del tennis professionistico maschile e femminile, credo che il dato sia poco più di una inezia. Fatta questa premessa, però, mi domando se dal punto di vista tecnico questo dato sia attendibile o meno. E quindi ti faccio una domanda dal carattere molto introduttivo alla questione, quando un flusso di scommesse può essere definito anomalo?

SB: L’anormalità emerge quando su un determinato evento che può essere la vittoria di un match, di un set, di un game o anche di un determinato punto, si ha una quantità di denaro puntato ampiamente al di sopra della media “storica” per eventi simili. Ovviamente a volte ciò può essere spiegato con motivazioni razionali quali una quota “sbagliata” dal bookmaker, ovvero molto più alta del suo reale valore e che quindi attira scommettitori scaltri, o un infortunio. Ad esempio questa settimana nel Challenger brasiliano di San Paolo Marcelo Arevalo si è infortunato sul punteggio di 1-0 in suo favore nel secondo set e fino alla fine del set non si è praticamente più mosso, ma i bookmaker hanno continuato ad offrire il break del suo avversario Escobedo a quota 5, attirando quindi tante puntate da parte di chi si era accorto in streaming delle condizioni di Arevalo. Fatti i dovuti “filtri” quindi, in assenza di spiegazioni razionali per la quantità di puntate anomale su un evento, è ovvio che l’unica ragione possibile rimanga che tutto quel denaro puntato sia provenuto da chi sapeva in anticipo l’esito di quell’evento. Un altro piccolo esempio di questa settimana al Challenger di Torino, un primo turno che in condizioni normali avrebbe visto scambiati su Betfair.com poche migliaia di euro è arrivato ad averne abbinati più di 90.000 ed è subito partita un’inchiesta a carico di Vervoort e Mertens da parte della Federazione Tennis Olandese. Dettagli qua

TC: Altro tema che mi importa chiarire è quello del legame tra prize money e scommesse. In altre parole: sappiamo tutti, aficionados o addetti ai lavori a vario titolo, che è il tennis professionistico è uno sport oltremodo costoso. La tentazione di farsi “aiutare” in modo illecito per aggiustare un match, o una parte di un match (ad esempio accordarsi per portare un match al terzo set e poi giocarsela), a tuo parere, è un rischio reale? In altre parole, esiste una sorta di implicita, sottolineo implicita, attività di fiancheggiamento dei giocatori verso chi lavora in modo disonesto con le scommesse?

SB: Non si tratta solo di un rischio reale, si tratta ormai di una ovvia realtà. Tutti i giocatori che circolano nel circuito ITF sono assolutamente consapevoli di questo fenomeno e, se vogliono trovare un “aiuto” per autofinanziarsi parte della stagione, non fanno nessuna fatica a trovare i contatti giusti. Non c’è bisogno oltretutto di pensare a chissà quali organizzazioni criminali (che certamente ci sono) dietro a questo fenomeno visto che non è raro che i cosiddetti “arranger” siano giocatori o coach.

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TC: È chiaro che l’attività probatoria di un illecito sportivo, nei confronti dei giocatori, è l’aspetto più difficile. Più facile individuare chi lavora a bordo campo, come molte inchieste hanno finora dimostrato, molto più complesso trovare le prove della complicità attiva dei giocatori o delle giocatrici. Mi confermi questo assunto o l’aspetto probatorio non fa distinzione tra giocatori e scommettitori?

SB: Se per il lavoro di bordo campo intendi il “courtsiding” personalmente non trovo nulla di male nel fatto che qualcuno a bordo campo possa scommettere o trasmettere informazioni sul match che sta vedendo: è un fenomeno che non altera in alcun modo il risultato ma che soltanto dà modo al courtsider (o a chi riceve informazioni da lui) di avere un’opinione effettiva sul match (e sulla situazione psicofisica dei giocatori in campo) piuttosto che quella “fredda” di un livescore. Per quanto riguardo l’aspetto probatorio di un match truccato è praticamente impossibile che i giocatori vengano colti con le mani nel sacco in quanto a meno di palesi ingenuità degli stessi, i pagamenti non avvengono certo tramite transazioni tracciabili e gli accordi vengono presi o di persona o tramite sistemi crittografati. Quindi, finchè la Tennis Integrity Unit non considererà sufficienti le prove fornite dai bookmakers i giocatori potranno continuare a truccare i match nella più assoluta tranquillità. Gli scommettitori ovviamente devono piazzare scommesse online e quindi sono in qualche modo tracciati e con un certo lavoro investigativo (come spiegato nell’inchiesta BBC/Buzzfeed) si può arrivare a IP, gruppi di IP (nel caso dei cosiddetti “syndicates” di scommettitori) e nominativi delle persone che detengono gli account da cui sono partite le puntate “sospette” (che spesso sono però solo dei prestanome). Quello che sta facendo la Tennis Integrity Unit ad oggi è soprattutto individuare chi siano questi personaggi che offrono soldi ai giocatori ed avvisare sia i giocatori stessi che gli organizzatori dei tornei di evitare la presenza di queste persone: fermo restando che il compito della TIU non è quello di colpire gli scommettitori ma i giocatori.

Chris Kermode

TC: L’aspetto etico è molto sentito. Ritieni che un codice etico che sia la conditio sine qua non per l’attività professionistica possa fungere da deterrente serio? Con pene quali la radiazione?

SB: Qualcosa del genere è già attivo e ad oggi possiamo dire che la sua funzione di deterrente sia stata pressoché nulla. Dopo che un giocatore si registra all’ITF per ottenere l’IPIN (International Player Identification Number) e prima di potersi iscrivere ad un torneo deve vedere un video della TIU che spiega come funziona il programma anti-corruzione, quali siano le regole alle quali i giocatori debbano attenersi e quali siano i comportamenti più frequenti dei possibili corruttori.

TC: So che pensi che quel numero indicato dalla TIU sia un numero espresso largamente per difetto. Se è così, e la tua esperienza e credibilità sul campo lo testimoniano, ti domando: c’è un interesse da parte delle istituzioni del tennis mondiale per controllare, almeno mediaticamente, l’esplosione del fenomeno?

SB: Sicuramente ad oggi le istituzioni del tennis hanno preferito tenere sotto il tappeto tutto lo sporco che giorno dopo giorno ha continuato ad accumularsi: sicuramente rispetto ad una decina di anni fa la corruzione ai livelli alti è diminuita e penso che per l’ATP questo basti ed avanzi in quanto il loro prodotto da vendere è soprattutto quello degli Slam, dei Master 1000 e comunque dei tornei del circuito maggiore: cosa succeda in un Futures in Azerbaijan dove oltre ai giocatori in campo c’è forse un gatto randagio sugli spalti a loro non interessa, il loro unico obiettivo in questo campo è che la corruzione non arrivi a livelli alti dove anche una sola macchia potrebbe creare pericolose ripercussioni. D’altronde con così pochi uomini a disposizione e con un circuito ITF cosi vasto in cui si giocano specialmente ad inizio settimana 3-400 match al giorno, in 3-4 continenti diversi, com’è possibile che gli investigatori possano riuscire a tenere sotto controllo giocatori che arrivano a vendersi per una manciata di dollari anche un singolo doppio fallo , perché sì, si può scommettere anche sull’esito di un singolo punto di un match del tabellone di qualificazione di un torneo ITF,  pur di rientrare di alcune delle spese e poter permettersi qualche altro mese in giro per il mondo a (fare finta di?) coltivare il sogno di arrivare prima o poi nel tennis che conta, dove girano i soldi “veri” e dove il rapporto rischio/beneficio di truccare un match è invertito rispetto al circuito ITF?

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