L’utilizzo dello slice in maniera proattiva

L’utilizzo dello slice in maniera proattiva

Il colpo in slice, o back-spin che dir si voglia, è spesso sottovalutato per quanto riguarda la ricerca del punto. Non è così, analizziamo come questo tipo di colpo sia in realtà una vera e propria arma a disposizione del giocatore

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Nell’analisi della proattività e della ricerca del punto, un ruolo fondamentale può essere rivestito dal back-spin. Un colpo troppo spesso sottovalutato dai maestri nella formazione degli allievi e il cui utilizzo è declassato a mero “colpo d’emergenza” o di recupero. In realtà, le evidenze costanti del circuito professionistico sono in controtendenza con un pensiero siffatto.

Prescindendo dal caso Federer, il cui rovescio slice rappresenta una vera e propria arma a disposizione dell’elvetico, a volte più efficace dello stesso top-spin, è evidenziabile una discreta tendenza alla crescita nell’uso di questo colpo. Il caso più emblematico è probabilmente quello di Del Potro, costretto, a causa del famoso infortunio, a modificare la propria attitudine sul rovescio, utilizzando frequentemente un back-spin con risultati assolutamente proficui. Ma, concretamente, quali possono essere i vantaggi di detto colpo rispetto a un impatto piatto o in top-spin? Caratteristica dello slice è una riduzione drastica della velocità della palla, collegata a una netta diminuzione dell’altezza del rimbalzo, molto più contenuto, e all’effetto “scivolamento” della palla, che dà la sensazione di superare in avanti la normale parabola conseguente al rimbalzo. Dunque, per utilizzare lo slice in modo proattivo sarà necessario sfruttare queste caratteristiche ed esaltarle.

La riduzione della velocità della palla può essere un’arma a doppio taglio, difatti l’avversario potrebbe avere, grazie allo slice, più tempo per piazzarsi e ribadire con un colpo efficace. Difatti, è consigliabile utilizzare questo effetto alternandolo al colpo veloce e forte e alla rotazione top-spin. Questo continuo alternarsi delle rotazioni (e, dunque, delle velocità di palla), per le quali il nostro avversario dovrà continuamente rimodulare la propria velocità di movimento dei piedi e della racchetta, può causare con facilità quella sensazione che i tennisti etichettano come “andare fuori tempo”; ovvero, colpire la palla in un momento sbagliato a causa di un movimento troppo veloce o troppo lento. Un difetto di impatto porta, spesso, all’errore in profondità o in larghezza del campo, quando non la famigerata (e temutissima) “stecca”.

Continuando, la diminuzione dell’altezza del rimbalzo può risultare molto utile contro i giocatori aggressivi da fondo, che mirano a colpire la palla più in alto possibile per spingere con più facilità ed efficacia. Un back-spin ben eseguito costringe l’avversario a giocare da sotto, piegando le gambe per abbassare il baricentro e ponendosi il grave problema di spingere per superare la rete e, al contempo, non oltrepassare le righe; tutto ciò può aumentare, per determinati giocatori, il coefficiente di difficoltà del colpo da eseguire. Infine, l’effetto “scivolamento”, molto evidente nei campi veloci e più contenuto sulla terra (che trattiene la palla, depotenziandola), è molto utile su determinati angoli. Un colpo stretto, ad esempio, può diventare molto efficace e spingere l’avversario pesantemente fuori dal campo (Federer è un maestro in questo). Ma anche un colpo profondo può divenire letale, soprattutto se lungolinea (e dunque più veloce a rimbalzare nel campo avversario – la nostra Roberta Vinci lo usa spesso per attaccare).

Riassumendo: variazioni di ritmo e di altezze e utilizzo di angoli appropriati sono i requisiti necessari a rendere uno slice il perfetto strumento per abbattere avversari anche più potenti ed esplosivi di noi. Da evitare, invece, lo slice “a medio raggio”, non abbastanza profondo da far arretrare l’avversario e neanche abbastanza corto per metterlo in difficoltà con uno spostamento in avanti marcato; detta variazione sarà controproducente, in quanto la ridotta velocità della palla e lo scarso rimbalzo permetterà al nostro avversario di impattare in una zona comoda del campo con buona probabilità di piazzare correttamente i piedi e colpire efficacemente. Dunque, quando non siamo sicuri di poter correttamente “spingere” lo slice, è preferibile evitarlo e ricorrere ad un’altra rotazione. Da evitare anche l’effetto ripetizione: giocarlo troppo spesso consente all’avversario di abituarsi al nuovo ritmo e neutralizzarne gli effetti lesivi. In conclusione, lo slice può essere una soluzione ottimale da alternare ai colpi piatti e in top spin durante lo scambio da fondo. In fondo, tutti culliamo il desiderio di sentirci Federer, per una volta nella vita! E quale occasione migliore di uno slice vincente lungolinea per esaltare al massimo questa sensazione? Per ragioni di spazio, tratteremo nella prossima edizione della rubrica l’uso dello slice per una serie di colpi più specifici, analizzandone pro e contro: palla corta, attacco, risposta.

Gabriele Leonardi

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  1. Pasquale Costanzo - 11 mesi fa

    Simone Russo ecco a cosa sto lavorando per abbattere il tuo muro

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  2. Stefano Giusti - 11 mesi fa

    Io che passo molte ore sui campi non lo ho mai visto allenare ne insegnare

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    1. Gabriele Leonardi - 11 mesi fa

      A volte è proprio così, ho incontrato spesso giovani anche molto dotati in assoluta crisi su un back magari persino non perfetto. Ultimamente questa tendenza è in evoluzione ma è necessario allenarlo in modo corretto, tecnicamente e tatticamente.

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