John McEnroe, 25 anni dopo quella maledetta espulsione

John McEnroe, 25 anni dopo quella maledetta espulsione

Sono passati 25 anni dal giorno in cui John McEnroe venne espulso da Australian Open. 25 anni da quando in un’umida domenica pomeriggio, in una stanza improvvisata ad ufficio, in quel di Melbourne Park, cercava di riprendersi dalla notizia appresa in campo: era fuori dal torneo.

Il 21 gennaio 1990, John McEnroe, reo di avere insultato un arbitro durante il match di quarto turno contro lo svedese Mikael Pernfors, fu il primo nella storia del tennis ad essere espulso dal primo torneo Slam dell’anno. Il New York Times ne ha parlato con la voce del giornalista Christopher Clarey. Di seguito vi proponiamo la traduzione integrale dell’articolo.
MELBOURNE, Australia – Sono passati 25 anni dal giorno in cui John McEnroe venne espulso da Australian Open. 25 anni da quando in un’umida domenica pomeriggio, in una stanza improvvisata ad ufficio, in quel di Melbourne Park, cercava di riprendersi dalla notizia appresa in campo: era fuori dal torneo.

Lui stesso ha dichiarato: “ Recentemente non ho riguardato la scena, ma sono sicuro che per me sia stato uno shock allo stato puro”.
Mcenroe
Rispetto a come si conosceva John McEnroe, la sua reazione a riguardo fu insolitamente contenuta: dopo che il giudice di sedia Gerry Armstrong annunciò : “Game, set, match in favore di Pernfors”, il suo viso si fece pallido e rimase letteralmente “a bocca asciutta”; scosse lentamente la testa e rivolse uno sguardo agghiacciante verso Armstrong.

Ma forse, in quel momento, il silenzio esprimeva ancor di più la sua rabbia.

John McEnroe, uno dei più grandi ed iconoclastici talenti nella storia del tennis, vinse sette titoli Slam nel singolo e 10 nel doppio e questi risultati, allora, avevano molto più significato di quello che hanno oggi. Ma ancora oggi, a 55 anni, nonostante sia diventato un commentatore affermato, rimane famoso per tutti quei momenti durante la carriera in cui oltrepassò il limite con i giudici di sedia e la burocrazia del tennis.

Durante il match di ottavi di finale dell’edizione 1990 di Australian Open, il 21 gennaio, contro lo svedese Mikael Pernfors, andò oltre ogni limite immaginabile e potrebbe suonare strano scoprire che quella fu l’unica volta in cui venne espulso da un torneo Slam.

Oggi, con l’esistenza di “occhio di falco” e tutti quei sensori elettronici di chiamata “in or out”, giocatori e giudici si servono della tecnologia per risolvere la maggior parte dei problemi.

Riguardo all’occhio di falco, McEnroe dichiarò: “ Penso che non ci siano da fare altre domande, avrei dovuto essere un miglior giocatore sotto questo aspetto”.

Inoltre, esistono ancora potenziali motivi di conflitto in campo. Si noti il caso di Serena Williams durante US Open 2009. La Williams litigò con una guardalinee per averle chiamato un fallo di piede, che fa parte di quei falli che non possono ancora essere segnalati da sistemi di sorveglianza elettronici.
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Ma non esiste alcuna donna o uomo che durante un match si permetta di sfidare le autorità così come fece John McEnroe durante la rapida ascesa in classifica e durante la lunga, così come deludente, discesa che ne seguì.

Nel 1990, la sua carriera era già in declino: dopo aver raggiunto la finale a US Open nel 1985, venne eliminato per 5 anni consecutivi. Nonostante ciò, vi era ancora qualche spiraglio di luce nella sua carriera : vinse le WCT Finals e arrivò in semifinale a Wimbledon nel 1989.

Partecipò agli Australian Open solo cinque volte in tutta la carriera e sebbene il torneo Slam in questione fosse quello considerato meno prestigioso tra i quattro, nel 1989 e nel 1990 decise di parteciparvi per due anni consecutivi.

Addirittura, giunse presto in terra australiana, partecipando prima alla Hopman Cup, l’evento a squadre a Perth, che iniziò il giorno prima di Natale e finì il primo di gennaio.

Lui e Pam Shriver portarono gli Stati Uniti in finale, dove persero contro la Spagna. Anche se si trattava di un’esibizione, doveva ugualmente attenersi alle regole ufficiali, ma visto che ebbe inizio nel 1989, non dovette seguire le nuove regole che si sarebbero applicate nel nuovo anno.

Sotto le vecchie regole, l’espulsione rappresentava il quarto step di un lungo processo: warning, point penalty, game penalty, espulsione. Invece, sotto le nuove regole, l’espulsione diventava il terzo step del processo: warning, point penalty, espulsione.

Anche se difficile da credere, McEnroe disse che era all’oscuro dell’imminente cambiamento. Anche a Perth, durante il match di quarti di finale contro l’italiano Paolo Canè, aveva rischiato di essere squalificato.

“In realtà, l’intera questione cominciò a Perth, durante la Hopman Cup – affermò Pete Bellinger, arbitro del torneo quell’anno- “ Alcuni arbitri durante la Hopman Cup non fecero bene il proprio lavoro e ad un certo punto John rifiutandosi di giocare si ritrovò al terzo step del processo, che comportava un game penalty . In breve, quando arrivò al punto in cui avrebbe dovuto capire che stava per essere espulso, continuò.”

A Melbourne, McEnroe vinse i primi tre turni senza perdere neanche un set. Richard Ings, un giudice di sedia di allora, arbitrò durante i primi turni del torneo e disse di avergli ricordato del cambiamento delle regole.

In seguito, domenica 21 gennaio 1990, McEnroe scese in campo contro Pernfors, tennista svedese veloce e giocatore Top 10.

Gerry Armstrong, giudice britannico ( il cui padre, Georges, aveva arbitrato la finale di Wimbledon 1975), diede il primo warning a John McEnroe quando quest’ultimo si avvicinò ad una delle guardalinee per sindacare una chiamata piuttosto opinabile facendo rimbalzare minacciosamente una palla sulla sua racchetta vicino alla faccia della ragazza.

In seguito, si aggiudicò un point penalty per un racket abuse (gettò e spaccò la racchetta) nel quarto set, dopo che era sotto di una palla break ma conduceva 2 set a 1.

“In quel set era in vantaggio, ma ero sicuro che avrei vinto il match e anche il set in questione” – disse McEnroe – “Ho mancato un colpo che non avrei dovuto mancare e ho gettato la racchetta. Non volevo romperla, ma non l’ho lanciata verso un guardalinee o un raccattapalle. E poi l’ho ripresa. I giocatori lo fanno sempre, ma suppongo che in quei giorni il giudice dovesse avere maggior discrezione. E poi, all’improvviso, ci fu un point penalty e ricordo di aver detto “ Hey, ci sono 120 gradi là fuori. Forse potresti essere più indulgente”.

A quel punto, McEnroe cominciò a fare discussioni e chiamò Ken Farrar, il supervisore, che presto scese in campo con Bellinger. Senza riuscire a far cambiare idea in nessun modo, si girò e tornò a posizionarsi sulla linea di fondo, commentando con una parolaccia che è meglio non scrivere sui giornali.

“Non so la gente come abbia fatto a sentire quello che ho detto, perché era un’imprecazione sottovoce a me stesso, ma lui mi ha sentito”– McEnroe dichiarò su Farrar – “E forse anche il giudice sentì”.

McEnroe pensò ad un game penalty, quando in realtà si trattava già di un match penalty.

Ho pensato che poco dopo avrei sentito pronunciare le parole “game penalty”, non “Game, set, match in favore di Pernfors”– disse – “ E’ stato un momento difficile anche perché mia moglie – anzi ex moglie – e un paio dei miei figli erano lì ad assistere”.

La folla in quel di Flinders Park, che non era ancora stata rinominata Melbourne Park, iniziò a fischiare sulla decisione presa.

“ Non ho mai rivelato a nessuno quello che disse John, e ancora lo tengo solo per me” – disse Bellinger – “ Ma Ken Farrar sentì, e se anche il pubblico riuscì a sentire, forse non avrebbe dovuto fischiare la decisione. C’è da ammettere che avevano speso i loro soldi e credo che molti di quelli che avevano deciso di spenderli in quei giorni l’avevano fatto per vedere John McEnroe giocare a tennis tanto quanto per i suoi atteggiamenti di sfida nei confronti della burocrazia”.

Questo dato era vero e lo è tuttora. Quando McEnroe gioca un’esibizione, così come ha fatto settimana scorsa a Sidney contro Pat Rafter, o ad un evento senior, bisogna ammettere che le sue polemiche – reali o finte – sono parte dello spettacolo.

Chiedete a John McEnroe se quello che è accaduto nel 1990 lo ha cambiato e lui scuoterà la testa.
1“ Non proprio.”– dice – Da una parte, vorrei mi avesse cambiato di più. Avrebbe potuto portarmi a fare qualcosa in più, a cambiarmi maggiormente su certi aspetti: A – farmi prendere più seriamente il gioco e B- divertirmi di più in campo. Non voglio dire che avrei voluto mi insegnasse a rispettare le regole e a non oltrepassare i confini. È ironico pensare che quando la gente viene da me, la cosa di cui sentono maggiormente la mancanza sia la mia personalità”.

Oggi, McEnroe afferma che quando affronta giocatori come Rafter, prova un senso di frustrazione sul campo se non “regala” qualche scatto d’ira: “Per strani motivi, il pubblico ne esce deluso se cerco di moderarmi in campo, quasi come se dovessi essere pagato extra per fare cose che mi uscivano naturali”.

Fonte:  http://www.nytimes.com/2015/01/24/sports/tennis/mcenroe-takes-it-all-in-stride-25-years-after-epic-meltdown-at-australian-open.html?ref=tennis&_r=0

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