Aus Open Amarcord: quel giorno in cui Supermac diede di matto!

Aus Open Amarcord: quel giorno in cui Supermac diede di matto!

Siamo abituati alle sfuriate di John McEnroe. Ma quella volta, agli Australian Open 1990, superò sé stesso.

Giovedì 21 gennaio 1990: un giorno che nel tennis viene ricordato per un fatto certo non simpatico.

La premessa: dal 1°gennaio di quell’anno era entrato in vigore un nuovo regolamento che eliminava il “penalty game” riducendo da quattro a tre i passaggi che avrebbero potuto condurre alla squalifica del giocatore; l’ammonizione (warning), il punto di penalizzazione (penalty point) ed infine la squalifica definitiva, saltando il passaggio del game di penalizzazione.

Quel 21 gennaio al Flinders Park di Melbourne si giocava il quarto turno degli Open d’Australia fra il trentenne John McEnroe, reduce dalla sua miglior stagione dal 1985 in poi e lo svedese Michael Pernfors, finalista a Parigi nel 1987 ma reduce da un periodo di appannamento e di scarsi risultati. L’occasione era ghiotta: il vincente di quel match avrebbe affrontato Yannick Noah, avversario forte ma abbordabile, per poi vedersela probabilmente con Ivan Lendl in semifinale. Mac partì molto bene, conquistando agevolmente il primo set per 6-1, ma una piccola flessione gli fece perdere il secondo (6-4).

All’inizio del terzo iniziò a montare il nervosismo dell’americano che, dopo una chiamata dubbia a lui sfavorevole, apostrofò il giudice di linea “sei proprio sicuro di non essere assolutamente negato per fare questo mestiere?”, guadagnandosi un warning. Si aggiudicò comunque il terzo set (7-5), ma in una situazione delicata, sotto 3-2 (senza break) nel quarto e sul 40 pari, sbagliò un dritto tutt’altro che impossibile e in preda alla rabbia frantumò la racchetta: l’esperto giudice di sedia Armstrong non ci pensò un attimo e comminò la seconda sanzione, il penalty point, per “racket abuse”.

Arrivò dunque il break: 4-2 per Pernfors. Ma qui si scatenò il finimondo. Mac si avvicinò ad Armstrong ed iniziò a proferire una serie infinita di insulti, trasmessi in mondovisione (il tecnico del suono si accorse troppo tardi di quanto stava accadendo): entrarono in campo il giudice arbitro Bellanger ed il supervisor Farrar, che naturalmente confermarono la decisione di Armstrong.

Mac alla fine decise di riprendere ma, allo stesso tempo, continuò a lanciare improperi ed insulti rivolti un po’ a tutti: a quel punto Farrar, che stava uscendo dal campo, tornò indietro e ordinò il “default”, l’immediata squalifica. McEnroe raccolse le sue cose e, senza degnare nessuno di uno sguardo (neppure Pernfors che gli si era avvicinato, offrendogli solidarietà), abbandonò il campo. Proverà a scusarsi in conferenza stampa, dicendo che lui è fatto così, che non conosceva il nuovo regolamento; qualcuno gli darà pure ragione. Si chiuse così una pagina davvero antipatica: la prima squalifica di un giocatore (e che giocatore!) in un torneo del Grande Slam.
1608385_10202861251363480_2042724691_nAndrea Cherchi

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