Kobe Bryant, storia di una leggenda

Kobe Bryant, storia di una leggenda

Kobe Bryant, per gli amici Black Mamba è senz’altro uno dei cestisti più forti di sempre. Ripercorriamo le tappe della sua carriera fino al più recente ritiro.

 Come tutti i grandi sportivi non è amato da tutti, ma la sua classe è qualcosa che va oltre la canotta che indossa.

Una vita con i Lakers, prima con l’8 poi col 24, con cui ha raggiunto una miriade di risultati fantastici: maggior numero di triple realizzate in una partita, 12 (a pari merito con Donyell Marshall), secondo miglior realizzatore di sempre in una partita, ne mise ben 81 in quel di Toronto (dietro un certo Wilt Chamberlain), terzo per punti fatti in carriera, dopo Kareem Abdul-Jabbar e Karl Malone.

Inoltre è stato selezionato per ben 14 volte nell’All-Nba Team e 12 volte nell’All-Defensive Team; si potrebbe andare avanti ad elencare le sue imprese all’infinito. Le fasi di calo arrivano per tutti, è inevitabile. E con lui anche i Lakers, una delle squadre più vincenti di sempre, ora naviga nei bassifondi della classifica. La mente c’è e si vede, lo stesso vale per il cuore, ma il fisico, è evidente, non regge.

Nel 1996, è lui la 13esima scelta del draft. Sono gli Charlotte Hornets a prenderlo, che poi lo gireranno ai Lakers. Già l’anno da rookie è fantastico, anche se nelle finals contro gli Utah Jazz tira tre volte corto nel finale dimostrando di non essere ancora maturo. L’anno dopo migliora di molto: inizia ad entrare maggiormente nelle rotazioni e viene eletto il secondo miglior sesto uomo dell’anno. Bryant, inoltre, a 24 anni arriva al three-peat: 2000-2001-2002 gli anni dei tre anelli.

Qualche anno dopo, oltre i famosi 81 punti contro i Raptors, stabilisce un record incredibile: nel 2005, contro i Mavericks, a fine terzo quarto aveva già segnato 62 punti, più dell’intera squadra di Dallas (61). Si opera nel 2006, torna nella stagione successiva e vince un altro anello. Altro infortunio nel 2013 che rischia di concludere la sua carriera: non è così, tornerà a calcare il parquet superando quota 32000 punti in carriera.

Con una lettera, che dire commovente è usare un eufemismo, Kobe annuncia il ritiro. Si conclude con “Sarò sempre quel bambino, con i calzini alzati, cestino nell’angolo, 5 secondi sul cronometro, palla nelle mie mani, 5,4,3,2,1.” Perfetta sintesi della sua carriera. Dopo aver annunciato il ritiro, Kobe ne ha messi 20 contro i 76ers e 31 contro i Wizards. Ma oltre i numeri, ciò che lo rende una leggenda è la facilità disarmante con cui gioca.

La sua grande passione per la palla a spicchi ha avvicinato un’intera generazione al basket giocato e non. La notizia del suo ritiro, nonostante i suoi 37 anni, è stata sconvolgente per tutti i suoi tifosi e l’intero mondo sportivo. Con lui un’altra leggenda abbandona i campi da gioco, in un panorama cestistico che ora più che mai ha bisogno di giocatori con la sua stoffa.

Kobe, sei ancora in tempo, ripensaci.

Di M. Lambiase

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