Tim Duncan e la dinastia dei San Antonio Spurs

Tim Duncan e la dinastia dei San Antonio Spurs

Qual è il segreto delle vittorie degli Spurs? Qualcosa che va oltre i singoli, come recita una celebre frase negli spogliatoi texani. La vittoria contro i Miami Heat dell’anno scorso ne è la prova.

Immaginate di abitare in Texas, dove ci sono 3 cose: i pozzi di petrolio, le bistecche più grandi che abbiate mai visto, e i Dallas Cawboys. Ecco, ora immaginate di essere Peter Holt, uno che qualche dollaro col petrolio l’ha alzato.  Il magnate intuisce che i San Antonio Spurs hanno delle potenzialità: c’è David Robinson, un centro con una tecnica che non s’era mai vista, un gruppo di veterani e un paio di specialisti utili alla causa.

David Robinson è una delle tante grande storie americane. E’ detto l’ammiraglio, perché presta servizio nella marina degli Stati Uniti e i San Antonio Spurs devono aspettare due anni per averlo, perché prima deve finire il servizio militare. Storie made in USA. Come succede in tante franchigie, una scelta indovinata determina l’inizio di una dinastia. Questa scelta, per i texani viene nell’anno di grazia 1997.

I San Antonio Spurs vincono la prima scelta della lotteria, ed hanno la possibilità di vincere finalmente un titolo. Gli esperti pensano che San Antonio voglia pescare un guardia per completare la squadra, e invece spiazzano tutti: scelgono un caraibico delle isole vergini, grande difensore e con ottime statistiche anche in attacco. Il suo nome è Tim Duncan. Il giovanotto era talmente dotato fisicamente, che dovette scegliere tra il nuoto e il basket: per nostra fortuna, scelse il secondo. I San Antonio Spurs si innamorarono cestisticamente di lui, quando per caso, uno dei loro scout, era a vedere un’amichevole tra stelle NCAA e una rappresentativa della Columbus High school. Nelle stelle NCAA giocava Alonzo Mourning.

 

Dopo il primo quarto, Zo aveva messo a segno 15 punti e 5 stoppate. L’allenatore di Columbus decise di far marcare Mourning da Duncan. La cosa funzionò alla grande. Il caraibico aveva 16 anni, e lo scout di San Antonio aveva un nome sul taccuino. Il ’97 è l’anno da Rookie di Duncan ed è eccellente: la sua completezza si era vista poche volte su un campo da gioco. Il suo tiro a tabellone, mai. Vince il titolo di Rookie of the Year con 113 voti su 116. Gli Spurs, però si arrendono ai Lakers Con Dave Robinson forma le twin towers, e passare di li diventa un’impresa. L’anno dopo viene il primo titolo per San Antonio, e Tim viene eletto MVP (miglior giocatore) delle finali.

E’ la prima volta nella storia dell’NBA che un giocatore al secondo anno viene eletto MVP. Siccome nello sport non accade nulla per caso, dobbiamo raccontarvi una storia. Le probabilità che Duncan sarebbe finito a Boston erano molto alte, ma il caraibico temeva il clima rigido (se sei abituato a 30 gradi tutto l’anno, ti è difficile affrontare il clima del Massachussets), e il peso di una tradizione vincente da risollevare. Quando la prima scelta di San Antonio cadde su di lui si sentì sollevato.

Ma non sapeva quello che l’aspettava. Holt chiama da Golden State un allenatore che lavorava nella CIA come psicologo. Il suo nome è Gregg Popovich, detto Pop. Sceglie lui Duncan, e lo massacra dal primo giorno. Lo trasforma in un vincente. Duncan è il tipo di leader silenzioso che piace a Pop, uno di quelli che parlano in campo. Nel 2000 Pop prende un francese (Tony Parker) e nel 2001 un argentino che giocava in Italia (Manu Ginobili). Nel 2003 e nel 2005 vincono altri 2 titoli (con Duncan MVP per distacco), fondando una grande dinastia. Tante volte la dinastia è stata data per morta e sepolta, ma nel 2007 vincono il quarto titolo.

Ma il miracolo è storia recente. È il 2014. I vecchi Spurs battono in finale i favoritissimi Miami Heat di Lebron James e Dwayne Wade, e vincono il quinto titolo. Come hanno fatto? Vi racconterò un’altra storia. Se entrate negli spogliatoi degli Spurs, c’è una frase tradotta nella lingua di tutte le nazionalità dei giocatori della squadra. Il succo della frase è questa: per spaccare una pietra con un piccone, cin vogliono una serie di colpi. Non importa chi da l’ultimo colpo, è l’insieme che l’ha spaccata. Questa è la mentalità che vedrete in campo negli Spurs. La dinastia è stata fondata su questo.

A proposito, quest’anno tutti stanno magnificando, e a ragione, i Golden State. San Antonio sta metabolizzando in silenzio Alridge, e in Texas sono contenti che non si parli di loro. Se a fine anno li vedete in fondo, stupitevi ma non troppo. Tim festeggerà con la solita birra….

Di Valerio Di Cerbo

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