Justin Henin nella Hall of Fame

Justin Henin nella Hall of Fame

La campionessa, dopo la nomina nella Hall of Fame, racconta sé stessa e alcune tappe della sua scintillante carriera.

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Sette volte campionessa Slam, 117 settimane alla posizione numero 1, 43 titoli Wta. Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2004, campionessa dell’edizione 2001 della Fed Cup.

Quest’estate Justin Henin è stata introdotta nella International Hall of Fame e, nonostante la sfavillante carriera, la nomina è comunqua una sopresa.

“E’ un onore fare parte della storia di questo gioco, quando giochi, non ti rendi conto veramente del fatto che resterai parte di questo gioco per sempre. Questo è un onore, probabilmente ora ne sono consapevole un po’ di più.”

Justin era famosa per avere uno dei rovesci ad una mano più elegante di sempre e, a riguardo, ammette che questo stia scomparendo, ma sostiene anche che sia un colpo comunque valido, nonostante il gioco, generalmente, si stia velocizzando.

“Non credo sia cosi difficile ora nel gioco delle donne [giocare il rovescio ad una mano] perché credo Amélie ed io abbiamo dimostrato di poter giocare con Venus e Serena ed altre atlete di spessore”.

“Quando sei giovane, è più semplice giocare il rovescio con due mani, perché hai più potenza. Inizi così, ed è poi difficile cambiare, e forse non ce n’è ragione.”

“Ho iniziato a giocarlo con una mano. Forse perché ero una grande fan di Steffi Graf e Stefan Edberg”

Riflettendo sulla sua carriera, Henin dice che “Non molte persone credevano veramente che avrei potuto raggiungere i miei obiettivi, perché il mio sogno era di diventare la migliore giocatrice del mondo. Era diventato il mio obiettivo. Molta gente credeva fossi pazza. Ma intimamente non ho mai dubitato di potercela fare.”

“Dico sempre ai giovani di non smettere di sognare, di fare qualunque cosa per realizzare i proprio sogni. E’ fondamentale. Per me sognare è una parola veramente importante”.

Quando sarà a Rhode Island per la cerimonia, Henin camminerà sulla più bella erba d’America. Un po’ di ironia dovuta al suo tentativo di vincere Wimbledon e di completare il Career Grand Slam. E’ stata forse la miglior giocatrice, e nonostante ciò non ha raggiunto l’impresa. Due volte è stata finalista a Wimbledon; nel 2006 sconfitta da Mauresmo.

“Sono il tipo di persona che guarda alla perfezione sempre, anche se essa non esiste. Ho dato tutto”.

Riguardo il suo berretto dice, ridendo: “Lo indossavo sempre, lo usavo forse per restare concentrata, per molte cose, non so. Ma ho vinto tutti i miei Slam con quello. Sarebbe di certo il primo oggetto che vorrei inviare al museo, qualcosa che mi rappresenti”.

Dopo un ritiro improvviso prima del French Open 2008, Henin ritornò a giocare nel 2010 prima di finire la carriera un anno dopo per infortunio. Dopo il ritiro si è concentrata nella sua accademia in Belgio e divenne madre di una bambina, Lalie.

Quest’anno si è rifatta vedere come consulente tecnico per la Svitolina. Henin era stata allenata da Carlos Rodriguez, e ci si è chiesto cosa lei vorrebbe portare nel Team Svitolina.

“Io non sono davvero nella posizione del coach qui. E’ come cercare di dare i miei consigli, condividere in particolare anche mentalmente ed emotivamente l’esperienza di almeno un paio di partite importanti.”

Da quando ha iniziato la partnership Svitolina ha guadagnato le semifinali al Dubay Duty Free, ha vinto il primo torneo al Malasyan Open, ed è arrivata al best ranking di numero 14.

“E ‘completamente diverso il modo in cui lei è Top 20. Devo rispettare quello che fa già e cercando solo di condividere la mia esperienza e la mia convinzione di quello che può fare più o dare di più per il suo gioco, solo cercare di ottenere il meglio” Chiude dicendo che: “Ancora abbiamo bisogno di persone alle quali ispirarci. Spero che le nuove generazioni ancora ottengano ispirazione da altri giocatori. Penso che sia qualcosa di molto importante.”

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