Novak Djokovic diventa un cartone animato

Novak Djokovic diventa un cartone animato

“Ajde” , il nuovo cartone dedicato a Novak Djokovic. La storia di un ragazzino serbo che sogna di diventare il migliore al mondo vincendo Wimbledon, come fece il suo idolo Pete Sampras.

Alzi la mano chi, tra gli appassionati di tennis, non ha sognato, davanti alla televisione durante una finale di Wimbledon, di vincere quel torneo almeno una volta nella vita. Il fascino di Church infatti è l’essenza del tennis e quindi desta in noi la voglia di fantasticare, come del resto accade ai giocatori tra un punto e l’altro, quando si immagina la scambio che sta per giocarsi.

Proprio da questa immagine, quella di un bambino che sogna davanti alla televisione che trasmette una finale di Wimbledon, inizia “Ajde”, un cartone animato dedicato alla vita di Novak Djokovic firmato dalla regista Zuzanna Szyszak. Un cartone di produzione spagnola, dedicato al numero uno al mondo, serbo. Un bell’esempio di sincretismo culturale e sportività, non ci sono dubbi.

 Si tratta del primo cartone animato dedicato ad un giocatore di tennis, anche se il filone era stato inaugurato nei primi anni ’80 da “Jenny la tennista”, produzione giapponese naturalmente, trasmesso da Rete4.

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“Ajde” ricostruisce la vita avventurosa di Novak, la sua prima racchetta utilizzata contro un muro (ah, il buon vecchio muro che sta sparendo dai nostri circoli!), la fuga nel 1999 dagli orrori della guerra nei Balcani, gli allenamenti svolti in una piscina abbandonata (immagine che deve aver ispirato anche Paolo Sorrentino in “This must be the place”, ricordate?), i sacrifici per pagarsi gli allenamenti e poi i primi passi nel tennis che conta, fino alla vittoria proprio a Wimbledon nel 2011 in finale contro Rafael Nadal, che chiude il cerchio ed il racconto.

Curioso che il tributo a Djokovic arrivi proprio all’apogeo della sua carriera e non, magari, verso la fine, in una sorta di celebrazione. Evidentemente, la parabola così luminosa che il tennistas serbo sta raccontando e la forza evocativa dell’avventurosa infanzia hanno rappresentato per gli autori di “Ajde” (che vuol dire “vamos” in castigliano, nonché, curiosamente, è l’anagramma del “daje” romanesco così in voga anche in rete oggi) un’occasione troppo ghiotta.

Qui il trailer

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