Alexander Zverev, analogie di un predestinato

Alexander Zverev, analogie di un predestinato

Analizziamo l’ottimo 2017 del giovane teutonico, focalizzandoci sul paragone con altri tennisti, poi arrivati ai vertici del ranking e con titoli importanti in bacheca, alla sua tenera età.

Il suo 2017 si è appena concluso, ora si guarda alla prossima stagione con molta curiosità.
Senza dubbio Sasha ha vissuto la sua migliore stagione in assoluto, ma ora la domanda è: grandi numeri o numeri da grande?
Solo il prossimo futuro potrà dircelo, sicuramente però è considerato da tutti gli addetti ai lavori più di una semplice promessa, anzi molti gli riconoscono le stimmate di futuro n° 1. Ma se e quando questo accadrà nessuno può saperlo, neppure se si tratta di una scommessa o qualcosa di più. Anche a livello Junior era visto come un ragazzino di sicuro avvenire e quelle aspettative non sono state disattese.
Per fare un parallelo con le stelle del tennis del presente e anche alcune del passato ci appelliamo ai numeri, alle statistiche ed ai risultati, che ci lasciano qualcosa di più di una semplice e talvolta personale opinione.
Immaginiamo di scattare una foto allo score di questa stagione per raffrontarlo a quello di altre giovani promesse. Proveremo ad analizzare le similitudini tra di loro quando avevano più o meno la stessa età e/o raggiungevano i loro primi trionfi importanti.

Alexander Zverev
Alexander Zverev

Zverev ha terminato l’anno al numero 4 del ranking, 55 partite vinte e 22 sconfitte, 5 titoli di cui ben 2 Masters 1000 dove ha sconfitto in finale Djokovic a Roma e Federer a Montreal.
Proprio sua Maestà Roger Federer a 20 anni non seppe fare di meglio, non a caso chiuse al 13 posto del ranking, vincendo “solo” un titolo ATP con uno score di 49 vittorie e 21 sconfitte.
Questo si sposa con la teoria della maturazione più lenta e graduale dell’atleta, che per divenire un campione di grande caratura ha bisogno di tempo. Una maturazione soprattutto mentale.
Tanti ci raccontano di un Federer incredibilmente indisciplinato agli inizi: carattere turbolento che rischiava di comprometterne l’abbagliante talento.
Sappiamo tutti, però, come si sia evoluta la sua carriera, ciò che ha vinto e cosa ci stia regalando.
Rafael Nadal fu addirittura più precoce e vincente infatti, nel 2005, a 19 anni, chiuse la stagione al n° 2 (dietro Federer) con 11 tornei vinti.
Vinse il primo slam, neanche a dirlo il Roland Garros, e ben 4 Masters 1000: ben 79 vittorie, record di partite vinte per un Under 20 (record allora detenuto da Agassi) e premio come atleta che si è migliorato di più, con la bellezza di 49 posizioni ATP guadagnate.
Lui da lì non si è più fermato se non per infortuni, alcuni gravi, che ne hanno rallentato la corsa. Per questo è riconosciuto da tutti come la migliore “testa” che il tennis abbia mai avuto.

Nadal e Federer
Nadal e Federer

Esempi di precocità del passato sono stati senza dubbio anche Boris Becker e Michael Chang.
Becker irrompe nel grande tennis nel 1985, a soli 17 anni e 227 giorni trionfando a Wimbledon (ben 7 finali ai Championships). Lo stesso anno vinse al Queen’s ed a Cincinnati e si assicurò la partecipazione al Master, dove arrivò in finale. Ebbe un ottima carriera vincendo 6 slam in totale.
Becker stesso ha dichiarato di avere grande fiducia in Zverev e di riconoscerne, oltre al talento, la giusta attitudine per emergere.
Chang riuscì a togliere il record di precocità a Becker e tutt’oggi lo detiene grazie al Roland Garros vinto a 17 anni e 110 giorni.
In carriera però non riuscì più a ripetersi in quanto perse tutte e 3 le altre finali slam raggiunte. E’ stato, comunque, un innovatore e un atleta longevo, ritiratosi nel 2003 e con un best ranking di numero 2.

Boris Becker
Boris Becker

Il tennista che sembra avere più similitudini a livello tecnico e tattico con Zverev oggi sembra essere Novak Djokovic.
Nole nel 2007, a 20 anni, chiuse la stagione in Top 10, qualificandosi al Master ed arrivando in finale allo US Open.
Vinse 4 tornei, di cui 2 Masters 1000: a Miami, il primo grande successo della carriera, ed a Montreal (contro Federer anche lui) il secondo. Quell’anno si aggiudicò anche il torneo di Vienna e dell’Estoril, e gli fu assegnato anche il Most improved player ATP.
Il 2008 fu l’anno del primo slam, che diede il via alla carriera di un grande campione che, nei numeri, è dietro solo a Federer, Nadal e Sampras.

Novak Djokovic
Novak Djokovic

Dunque questa analisi, seppur con innumerevoli variabili, ci porta ad associare Zverev a questi giocatori e al raggiungimento di diversi titoli nel suo futuro.
A far da corollario a questo nostro teorema riportiamo le parole di Juan Carlos Ferrero, che come allenatore affianca Zverev padre dal 2017. “Mosquito”, in un intervista durante le Finals, ha dichiarato di ritenere l’attitudine al lavoro la migliore qualità del suo assistito.
Di certo ci sono delle cose sulle quali lavorare che appaiono evidenti, una su tutte la programmazione del calendario, infatti ci si chiede se sia necessario far giocare tanti tornei al giovane tedesco come quest’anno, scelta che poi non ha ripagato del tutto dato che è parso a corto di energie psicofisiche alle Finals. Forse una migliore gestione delle energie potrebbe garantire una forma migliore e prestazioni meno altalenanti.
Il suo diritto non appare incisivo come il rovescio, ci sembra ci sia una piccola differenza tra i due fondamentali. Il gioco da fondo campo è la sua comfort zone, ora bisogna vedere se riuscirà ad aggiungere altre varianti tattiche che gli permetteranno di avere un piano B nelle giornate meno fortunate e con gli avversari più ostici.
Inoltre, la grandezza di un tennista si misura anche dai risultati ottenuti negli Slam e ad oggi non ci sono tornei degni di nota, perciò bisogna cominciare ad ottenerli. 

Ci approcciamo a questo 2018 con tanti punti di interesse, il ritorno degli assenti da lungo tempo infortunati: Djokovic, Wawrinka e Murray su tutti. La conferma degli eterni Nadal e Federer. Cosa faranno Dimitrov e Goffin?
Infine cosa dovremo attenderci da Zverev? Sarà l’anno della sua definitiva consacrazione o avrà bisogno di altro tempo e lo vedremo trionfare sui grandi palcoscenici fra qualche tempo? Oppure ci troviamo di fronte ad un grande giocatore ma non ancora un campione?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Franco Campagna

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