Alla scoperta di Roberto Carballés Baena, il ragazzo che ha strappato 8 giochi a Nadal

Alla scoperta di Roberto Carballés Baena, il ragazzo che ha strappato 8 giochi a Nadal

Nato a Tenerife, cresciuto a Granada, allevato tennisticamente a Sant Cugat in Catalogna, Carballés ieri ha impegnato per quasi due ore il Re della Terra Nadal, regalando al pubblico di Barcellona un match interessante nel quale ha dimostrato che, a discapito delle previsioni, si può far partita “anche” col super campione di Manacor.

di Giuliana Cau

In teoria nello sport dovrebbe essere normale amministrazione combattere e provare a mettere in difficoltà un avversario. Ma quando si parla di Rafa Nadal, in missione sulla terra battuta, la notizia che un giocatore, per di più giovanissimo e non particolarmente conosciuto nel circuito ATP, è riuscito a strappargli 8 giochi, incluso persino un break, il clamore è d’obbligo, specialmente se, prima della suddetta partita, il numero uno del mondo ha concesso al massimo la miseria di 5 giochi ad avversari ben più quotati e vincenti, come Dimitrov e Thiem. Stiamo parlando di Roberto Carballés Baena, nato esattamente 25 anni fa a Tenerife, cresciuto a Granada, e di cui si è iniziato a parlare con più frequenza dal Febbraio 2018, dopo aver vinto l’ATP di Quito sconfiggendo in finale Albert Ramos. Tennisticamente disquisendo, dall’Andalusia è stato trapiantato, come il 70% dei giocatori professionisti iberici, in Catalogna. Ha frequentato prima il CAR (Centro de Alto Rendimiento) di Sant Cugat, per poi compiere una parte dell’addestramento assieme a Pablo Carreño sotto la guida Javier Dudu Duarte che lo ha condotto alla ProAB Tennis Academy, sotto la tutela di un’altra vecchia volpe del tennis spagnolo Josep María Arenas, ex prima categoria, braccio destro di Alex Corretja in qualità di capitano di Davis, e in passato coach di atleti come Portas o Montañés. In Accademia Roberto è stato seguito da uno staff tecnico di prim’ordine, competente e dall’esperienza comprovata, con la presenza trainante di Paula Suárez e la collaborazione di Jordi Samper, Gerard Granollers, la campionessa del Roland Garros-Junior Paula Badosa e la nostra nostra Alice Savoretti. Roberto, Robert per gli amici, è ancora un giovane professionista, ma ha una storia tennistica a livello infantile e giovanile ricca di successi, soprattutto in doppio, disciplina nella quale è stato campione di Spagna in quasi tutte le categorie, dall’under 12 insieme a Carlos Boluda, fino a quella assoluta con il fidato Oriol Roca nel 2014. Ha vinto molti trofei a livello internazionale (tra l’altro l’Avvenire 2009, in cui ha trionfato nel doppio, guadagnando contemporaneamente la finale nel singolo), con il fiore all’occhiello della vittoria in coppia con Andrés Artuñedo al Roland Garros-Junior 2011, anno in cui è stato anche campione d’Europa under 18 sia in doppio che in in singolo, ed è entrato nella Top 10 di categoria. Il delicato passaggio al professionismo è stato, nel suo caso, quasi fisiologico, senza sorprese eclatanti o crisi traumatiche di adattamento al mondo dei grandi, se escludiamo l’ATP di Casablanca nell’aprile 2014 dove, partendo dalle qualificazioni, raggiunse le semifinali del torneo, perdendo alla fine dal più esperto Guillermo García López con il punteggio di 2-6 7-6 4-6; non esattamente una sentenza quindi. La sua è stata una progressione lenta ma costante, che ha arricchito il palmares da singolarista, con una decina di titoli Futures e altrettante finali, oltre a buoni piazzamenti a livello Challenger, che è culminata con la finale e vittoria dei tornei di Rabat e Marrakech nel 2015. Questo percorso compiuto senza fretta ma senza soste, sin prisa pero si pausa come si recita in spagnolo, si riflette bene nell’evoluzione del suo ranking, che lo vede chiudere il 2010 intorno al numero 700, per poi guadagnare grossomodo un centinaio di posti all’anno e riuscire a raggiungere la top 100 nel 2015. Dopo questo periodo incoraggiante, Robert ha conosciuto uno stop di risultati abbastanza lungo. Testimonianza ne sono le prestazioni non edificanti negli slam nei quali non è riuscito, spesso, ad oltrepassare lo scoglio delle qualificazioni. L’ultimo incontro di primo turno risale a Parigi nel 2016. Il 2017 è un anno in cui non si trovano praticamente notizie sulle prestazioni di Carballés, almeno nel circuito maggiore. Il suo nome ha ripreso riverbero grazie all’exploit dello scorso Febbraio in Ecuador. Quel trionfo inaspettato ha restituito visibilità al tennista, assieme ad una ragguardevole posizione nel ranking mondiale. Ieri, dopo una pausa di due mesi, è riuscito nuovamente a far parlare di sé in virtù dell’ottima figura (ottima soprattutto in relazione alla caratura dell’avversario affrontato) dispensata nell’incontro di secondo turno contro il Toro di Manacor a Barcellona, riuscendo a tenerlo in campo per un’ora e 55 minuti, costringendolo ad annullare 2 palle break, riducendo l’efficacia della prima di servizio al 58% di rendimento e obbligando Nadal a non abbassare la guardia nemmeno sul 3-2 e servizio, game che gli è costato il contro-break. Ovviamente, alla fine, ha vinto il più forte, il giocatore in assoluto più vincente e dominante sulla terra rossa, ma la buonissima prestazione del più giovane connazionale ha dato ad intendere che, con una tattica efficace e una condizione fisica accettabile, è possibile impegnare e preoccupare il numero uno del mondo anche sul suo tappeto preferito.

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Destrorso dal rovescio bimane, Carballés ha un gioco prettamente “alla spagnola”, caratterizzato dal tipico pressing da fondo-campo coadiuvato da colpi arrotati e angolati, che gli si addice alla perfezione, grazie alle ottime doti atletiche. La sua esperienza come doppista gli consente di variare il gioco anche a rete, qualora siano necessarie soluzioni alternative alla pressione da fondo. Il servizio non è un’arma definitiva, ma lo spagnolo è un giocatore maturo, tenace e serio, qualità che gli possono consentire di continuare a progredire e di tentare un assalto non solo alla top 30, ma anche a tornei dallo spessore importante. Le carte ci sono tutte, resta da verificare se la motivazione e la voglia di allenarsi con costanza saranno i cardini su quali intenderà appoggiarsi, per conquistare un ruolo più autorevole e duraturo nel tour.

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/atp-quito-ramos-e-carballes-baena-in-finale/

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  1. Roberto Aurecchia - 4 settimane fa

    Almeno sulla terra e bravissimo la cosa cambia sul cemento non vale una cicc

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  2. Roberto Aurecchia - 4 settimane fa

    E prossimo top 20

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  3. Franca Corradini - 4 settimane fa

    Molto bravo, l ho visto, ha reso la vita dura a Nadal.

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