ATP Indian Wells: per Fabio Fognini il cemento è sempre duro

ATP Indian Wells: per Fabio Fognini il cemento è sempre duro

In appena un’ora e un quarto Dolgopolov si sbarazza di un deludente e Fabio Fognini che , come spesso accade, non sembra aver nemmeno provato a vincere. Per arrivare in alto occorre fare molto di più.

Niente da fare per il nostro giocatore, sconfitto seccamente da Dolgopolov agli ottavi di finale del Master 1000 di Indian Wells col punteggio di 6-2 6-4.

Ci ha messo appena un’ora e un quarto il tennista russo Aleksander Dolgopolov a sbarazzarsi di Fabio Fognini guadagnandosi l’accesso ai quarti di finale del prestigioso Master 1000 americano, nei quali se la vedrà col vincente di Raonic – Murray. Al quarto confronto con l’ucraino, Fognini anche stavolta non riesce a vincere nemmeno un set. E’ evidente che soffre il suo avversario per caratteristiche, ma almeno provarci! Di partita ce n’è stata veramente poca e niente.

Dolgopolov, centrato come un soldatino (che chi lo ha visto perdere da Flavio Cipolla un paio d’anni fa non lo avrebbe mai detto) ha fatto una partita pressoché perfetta, senza peraltro doversi mai dannare granché al cospetto di un avversario apparso quasi sempre fuori dal pezzo. Con questo Dolgopolov perdere non è affatto un disonore, ma certamente si poteva e si doveva fare di più. Fabio invece ha letteralmente regalato il primo set, riuscendo a giocare degnamente solo nella parte centrale del secondo. Se fai così contro Harrison la puoi anche spuntare, ma contro il Dolgopolov di questi tempi, scattante come un grillo, rapido, preciso, e con una scarsissima propensione all’errore, si paga tutto. Poco aggressivo per quasi tutto il match, Fabio ha subito costantemente l’iniziativa del suo avversario, che ha giocato spesso con i piedi dentro il campo, costringendolo a lunghe ed infruttuose corse difensive. Cronaca: Fabio va subito sotto di un break anche a causa di una grave svista arbitrale sul 40-15, che avrebbe però potuto correggere con il falco. Corto negli scambi e poco incisivo con la battuta, Fabio rischia di spaccare una racchetta prima che siano passati 10 minuti dall’inizio della partita. Racchetta che viene sostituita qualche game più tardi, dopo averla opportunamente scaraventata al suolo.

Per completare lo show Fabio si concede un’amabile chiacchierata con il giudice di sedia quando sul set point per Dolgopolov all’ottavo game, gli viene chiamato il primo fallo di piede. Si chiude col punteggio di 6-2 e con la netta sensazione che la partita, per certi versi non ancora iniziata, sia già finita. L’apertura del secondo set va secondo il copione del primo, ma Fabio si salva nella parte iniziale e al settimo game sul 3-3 si procura 3 palle break, tutte annullate dal suo avversario senza troppi spazi per recriminazioni.

Il decimo game è un campionario “Fogniniano” di bruttezza e sperpero. Tre doppi falli, partita consegnata all’avversario. Non che Dolgo avesse bisogno di aiuti per vincere. Va aggiunto che la partita di Fabio è stata scandita con una certa costanza da monologhi e urla insensate a bordo campo, che però non hanno avuto mai l’effetto di scuoterlo. E quindi tutto è rimandato, tutto quel che si è detto su Fabio e sul suo rapporto con le superfici più o meno veloci, resta di grave e preoccupante attualità. Aldilà delle considerazioni tecniche sulle caratteristiche del giocatore e della brillantezza dell’avversario, Fabio ha commesso una quantità importante di errori del tutto gratuiti.

Ecco, questo potrebbe essere un buon punto di partenza. La sensazione attuale è che se Fabio sul cemento non gioca al 100%, limitando gli errori ed assumendo il giusto atteggiamento in termini di accortezza tattica e di tenuta del campo, può realmente perdere da un gran numero di giocatori. Miami ci darà le prime risposte.

Peppe Arnone

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