Berrettini, il bello inizia ora!

Berrettini, il bello inizia ora!

L’entrata nei top 100 del giovane romano è il punto di arrivo di un percorso di crescita inarrestabile iniziato un anno e mezzo fa ma, soprattutto, può essere il vero inizio della carriera del classe ’96.

di Giovanni Romano, @https://twitter.com/Giocker22

Domenica sera, in Italia, gli appassionati di tennis si sono divisi tra l’ultimo atto di Indian Wells tra Federer e Del Potro, e la finale del Challenger di Irving, probabilmente il torneo più valido della fascia sotto gli ATP. Nella piccola cittadina texana si giocavano i 125 punti in palio il kazako Mikhail Kukushkin e il nostro Matteo Berrettini, il miglior prospetto azzurro, per versatilità, mente e gioco. Il romano la partita l’ha persa in tre set, dopo aver combattuto a lungo, ma la sua vittoria l’aveva già ottenuta il giorno prima. E poco conta se a Miami ha perso subito nelle qualificazioni, l’Italtennis è contento uguale.

TOP 100 – Berrettini era infatti già sicuro dell’entrata nei top 100 il giorno prima con la vittoria, contro pronostico, contro Marton Fucsovics. La partita contro l’ungherese era finita 6-3 6-4, un ritratto della maturità del tennista allenato da Vincenzo Santopadre: sul 4-3 e servizio, in un game infinito, Matteo ha dovuto salvare 5 palle break, per poi chiudere il set strappando nuovamente il servizio all’avversario e consentendosi di giocare in scioltezza il secondo, dove ha dovuto recuperare subito un break concesso in avvio di parziale, per poi ottenere quello decisivo nel finale di set. Questa partita è valsa il numero 95 al mondo, degno coronamento di un cambio di ritmo che, dalla fine del 2016, ci ha regalato un giocatore che si candida veramente ad essere il successore di Fognini come guida del movimento tennistico azzurro. Il torneo che ha regalato a Berrettini l’ingresso ufficiale nel mondo del tennis che conta è emblematico: regolare uno dopo l’altro Sugita (n.43 ATP), Basic (n.75), e Fucsovics (n.60) dimostra quanto il ragazzo classe ’96 si sia meritato questo traguardo che, però, è bene ricordare, è solo un inizio.

Berrettini Irving

MATURITÀ – Berrettini è comunque un giocatore che sta definendo il suo gioco, ma parte da alcune solide certezze: un servizio di tutto rispetto che gli permette una serie di punti gratuiti nei turni di battuta – fondamentale che, tanto per fare alcuni esempi, ha impedito a Volandri di avere una carriera del tutto diversa e a Fognini di fare quel salto di qualità che il suo talento avrebbe meritato – accompagnato da un dritto esplosivo e pesante. Da migliorare c’è il rovescio: il match contro Medvedev a Indian Wells ha evidenziato delle forti lacune dalla parte sinistra del campo, e spesso il solo back non può essere sufficiente. Proprio la partita contro il russo potrebbe essere un punto di partenza ulteriore per il nostro giovane giocatore: non avrà sicuramente dormito la notte successiva a quella palla break malamente mandata in rete nel tentativo di giocare un dritto inside-in a metà campo. Eppure, come ha giustamente fatto notare lo stesso Santopadre, è anche giusto ricordarsi di come ci si è messi nelle condizioni di poterlo giocare, quel punto decisivo. Usare la testa. E Matteo la testa la sa usare, perché quel match non lo si rimetteva in piedi nel terzo set, dopo aver perso malamente il secondo ed essere sotto nel terzo. E la sua tempra la si è vista per tutta la settimana: rimonta su Yugita e vittoria al tie break del terzo; ribalta in tre set anche con Smyczek, ai quarti di finale vince il primo contro Basic, perde un tiratissimo tie-break a 5 e straripa nel terzo vincendo 6-1.

Berrettini again

HIGHLIGHTS – Un po’ di numeri con una breve carrellata sui migliori risultati di Berrettini possono farci capire lo sviluppo di questo giocatore: a ottobre 2016 era numero 883 ATP; all’inizio della stagione 2017 era 437 ATP; a maggio 250 ATP; ad agosto 140 ATP; a fine stagione 130. Ha giocato 65 match, ne ha vinti 45 e ne ha persi 20, ma la maggior parte delle partite le ha giocate a livello challenger, dove ha vinto 31 match e ne ha persi 14. Ha vinto soltanto un torneo, a San Benedetto del Tronto – sulla terra, superficie su cui è nato, ma che è meno congeniale al suo gioco – battendo Djere in due facili set. Altre tre le finali raggiunte, tutte sul cemento: Quanzhou (perso da Fabbiano in due tiebreak), Portoroz (perso da Stakhovsky in tre set) e Istanbul (perso da Jaziri sempre in tre set). Poche settimane fa ha anche aggiunto il titolo di Bergamo, che gli ha permesso di portarsi a ridosso dei 100 prima dell’exploit di Irving. Le statistiche ATP sono ancora collegate alle poche partite giocate e contano poco, ora l’importante è supportare questo ragazzo, senza mettergli la tipica pressione che in Italia sappiamo dare ai giovani prospetti, quella che, tanto per dirne una, ha tenuto sinora Gianluigi Quinzi ben lontano dal tennis importante. E magari perché non sognare che l’entrata di Matteo nei 100 possa essere di sprono agli altri che ci sono dopo di lui: Sonego, Caruso, Napolitano, Caruana e lo stesso Quinzi stanno crescendo, magari fra qualche anno li potremmo avere tutti nei primi 100.

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