Boris Becker: “Non è facile allenare Djokovic, è un ragazzo molto sensibile”

Boris Becker: “Non è facile allenare Djokovic, è un ragazzo molto sensibile”

Boris Becker rimarrà per sempre nella storia del tennis: i suoi inizi, le sue grandi conquiste e la sua carriera. In un intervista, la leggenda tedesca ha rivelato come ci si sente a vincere Wimbledon a soli 17 anni, come vede il circuito professionistico di oggi e quali sono stati gli stimoli che lo hanno portato a lavorare con l’attuale numero uno del mondo Novak Djokovic.
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“Il mio idolo è sempre stato Borg. Lo vidi vincere Wimbledon, l’unico torneo che la televisione tedesca trasmetteva, per cinque volte. E’ diventato il mio eroe. Volevo a tutti i costi essere come lui anche se non avrei mai pensato di vincere tutti quei trofei”, ha dichiarato Becker, mettendo in evidenza la prima grande vittoria da professionista. “Dalla sera alla mattina sono passato da uno sconosciuto ad un vero e proprio fenomeno del tennis. Quel torneo mi ha cambiato la vita per sempre”, dice il tedesco ricordando il titolo di Londra a soli 17.

Definire se stessi è sempre un arduo compito, nonostante questo l’astro tedesco ci ha provato: “non sono mai stato un giocatore con un gran gioco di gambe e buone capacità tecniche. Sono migliorato nel corso degli anni. Ho sempre avuto problemi di schiena e ciò mi ha reso piuttosto lento. Il mio punto di forza era la grande strategia. Ho usato la testa molto di più rispetto a tutti gli altri giocatori”.
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Fu così che Boris è riuscito a vincere ben 6  Slam, anche se come tutte le leggende prima o poi arriva  anche il momento di appendere la racchetta al chiodo e dare spazio alle nuove generazioni. “Ricordo la sconfitta con Sampras nei quarti di finale a Wimbledon nel 1997. Ho detto al mondo che era ora di dare ufficialmente le chiavi di quella che era la mia casa ai nuovi arrivati. Pete Sampras è stato il miglior giocatore che ho affrontato”, confessa l’ex numero uno del mondo.

Nella mia Generazione ci siamo divertiti molto di più perche la concorrenza era più aperta. Ora il circuito è diventato più ristretto e specifico”, dichiara senza mezzi termini. Confessa poi che il ritiro è stato un sollievo ma in un modo o nell’altro ha dovuto comunque restare nel mondo del tennis: “Il tennis è oltre alla mia famiglia, l’amore più grande che abbia mai avuto”.

Becker ha anche dato la sua opinione sui giocatori che attualmente dominano il circuito. A partire da Nadal: “E’ incredibile quanto riesca a dare in ogni partita. Non c’è una volta che esca dal campo senza aver espresso il suo massimo. La mia famiglia ed io lo ammiriamo molto”. L’ex campione tedesco dice però di avere una predilezione per Roger Federer, “Roger ha tutto. Ha vinto tutto e il suo tennis è il migliore in assoluto. Il suo match con Nole a Wimbledon è stato il migliore dell’anno scorso, le altre finali slam non sono state di un livello così alto”, ha detto senza esitazione.
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Il tedesco ha poi parlato del suo allievo prediletto, Novak Djokovic. “Novak mi ha chiamato il giorno dopo aver perso il primato in classifica a favore di Rafa in Cina. Ci siamo incontrati a Montecarlo, abbiamo parlato molto. L’ ho visto allenarsi, ho parlato con la sua squadra e dopo otto settimane ho cominciato a collaborare con lui, Vajda e tutto il suo team. Non è facile allenare Djokovic. E’ un ragazzo molto sensibile, anche più di me. Ha i suoi alti e bassi e ama la competizione. E’ un vero campione”. ha confessato.

Becker ha infine giocato con uno dei temi più caldi del momento, il possibile ricambio generazionale. “C’è un gruppo di giocatori che bussano alle porte dell’olimpo del tennis ma credo sia non vi possano ancora accedere. Si stanno avvicinando sempre più ma i tre giocatori che sono al top della classifica sono ancora un passo avanti”, aggiunge l’attuale allenatore del numero uno del mondo.

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