Borna Coric: “Non esiste una bacchetta magica, bisogna lavorare sodo”

Borna Coric: “Non esiste una bacchetta magica, bisogna lavorare sodo”

Il giovane croato riflette sulla sua marcia fino ad ora senza ostacoli a Indian Wells e sul suo cambio di team, che sembra iniziare a dare i frutti desiderati, ma resta con i piedi per terra: “Un singolo exploit non vuol dire aver già raggiunto i tuoi obiettivi”

di Gabriele Congedo

Borna Coric è un tennista che è entrato sotto le luci della ribalta quando era ancora molto giovane. Ex n.1 del mondo juniores e vincitore nel 2013 degli U.S. Open juniores, il croato si è ritrovato nel 2015 a soli 18 anni al n. 33 del mondo, e sembrava che da lì in avanti la sua carriera sarebbe stata una continua ascesa verso gli alti vertici del ranking mondiale, ma non è stato così.

La carriera del classe 1996 nato a Zagabria è stata infatti da allora costituita da una serie di alti e bassi: Borna, tennista dall’indiscusso talento, è riuscito infatti ad alternare prestazioni esaltanti, battendo top 10 come Nadal e Murray, ad altre estremamente opache o incolore, in cui ha perso contro giocatori piazzati ben peggio di lui; questa mancanza di continuità di rendimento, unita all’infortunio al ginocchio e relativo intervento chirurgico nel 2016, ne ha non poco rallentato la marcia, e tutt’oggi il suo best rank resta quel numero 33 raggiunto da così giovane, nel Luglio del 2015.

Tuttavia questa settimana, nel Master 1000 di Indian Wells, Coric è sembrato un altro, e nel suo cammino nel torneo fino a ora ha letteralmente spazzato via i suoi avversari: 9 giochi concessi in tutto nei primi tre incontri (nessuno ha fatto meglio di lui), e non contro giocatori qualunque, dato che sotto i suoi colpi sono caduti due giocatori spagnoli solidi e di esperienza come Albert Ramos-Vinolas e Roberto Bautista Agut, testa di serie n. 19 e n. 13, rispettivamente.  Il rivoluzionamento totale del suo team, insieme a un atteggiamento umile e costruttivo, hanno già portato dei buoni risultati: Borna nel 2017 ha avuto una buona stagione, ha vinto il suo primo titolo ATP a Marrakech e si è qualificato per le Next Gen ATP Finals di Milano. E ora gli splendidi 3 match giocati nel deserto californiano, in cui il croato ha giocato con solidità, mantenendosi aggressivo ma al tempo stesso molto regolare, come i punteggi finali dimostrano: 6/0 6/2 su Donald Young, 6/0 6/3 su Ramos-Vinolas, e 6/1 6/3 su Bautista Agut. Taylor Fritz sarà il suo prossimo avversario.

Coric commenta questa sua apparente resurrezione in maniera positiva. Al termine del match contro Bautista Agut ha dichiarato: “Durante il torneo vedevo che stavo giocando sempre meglio, e oggi, fino al 6/1 3/0, credo di aver giocato il miglior tennis della mia vita: giocavo in maniera molto aggressiva, mettendogli continuamente pressione, ma al tempo stesso non commettevo errori”. Il suo attuale, nuovo team, è composto da Riccardo Piatti e Kristijan Schneider come coach, mentre Ivan Ljubicic, coach di Roger Federer, è diventato il suo manager: non proprio degli sconosciuti. “Sentivo di aver bisogno di cambiare, non solo il coach, ma anche il manager, il preparatore atletico, il fisioterapista. Ho parlato a lungo con Ivan e Riccardo, prima di decidere di iniziare la nostra collaborazione. Abbiamo passato molto tempo insieme dopo la trasferta in Australia, ed è stato molto bello”. “Kristijan invece è come un secondo coach, ma io li vedo tutti come un unico team; se abbiamo decisioni da prendere, ne discutiamo insieme e vediamo chi ha le idee migliori. Ivan cerca sempre di vedere tutto da una prospettiva differente, e a volte mi dà un’opinione diversa, ma sempre controllando che io sia sulla giusta strada; ci vediamo spesso quando sono a Montecarlo”.

Tornando alla sua fin’ora splendida performance in terra californiana, il croato resta tuttavia con i piedi per terra, e dimostra molta umiltà: “Non esiste una bacchetta magica, e un singolo exploit non vuol dire che hai già raggiunto i tuoi obiettivi. E’ vero, sto giocando bene e ne sono felice, ma ciò non vuol dire che diventerò un top 10 fra pochi mesi” afferma, “Dobbiamo lavorare ancora sodo per 3, 4 anni affinchè io diventi un top player, è questo il mio obiettivo”.

Sul suo successo prematuro, Coric ammette: “Ho avuto molto successo quando ero molto giovane, ma anche se mi sono ritrovato n. 33 del mondo, il mio livello di gioco era ancora ben lontano da quello che avrei voluto. Se confronto il Borna Coric di adesso con quello che ero quando avevo 18 anni ed ero n.33 ATP, beh, non c’è paragone: sono un giocatore molto migliore e più maturo adesso!

Sicuramente la strada sembra essere quella giusta per Coric: un ottimo team, consapevolezza, umiltà, autocritica e soprattutto tanta voglia di lavorare sodo ci sono. I risultati arriveranno di certo.

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