Cosa c’è nella testa di Benoit Paire?

Cosa c’è nella testa di Benoit Paire?

Mettiamoci per un attimo nei panni dell’eclettico tennista francese e cerchiamo di capire la sua comprensione del tennis, il suo sorriso, le sue esultanze e la sua disinvoltura nel giocare colpi ai limite dell’impossibile. Benoit Paire, così com’è.

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E’ incredibile“: è tutto quello che ha potuto esclamare Novak Djokovic quando ha visto il colpo giocato sotto le gambe da Benoit Paire sul match point in favore di Nishikori nella semifinale del Barcelona Open. Il giapponese è stato completamente ingannato dalla genialità del gesto, nello stesso modo in cui l’aveva eseguito a Cincinnati 2015. La stessa giocata era stata proposta contro Matosevic in Hopman Cup e fa capire quanto sia competitivo a modo suo Benoit Paire, un giocatore con le proprie regole dei giocatori.

C’è una lista di obiettivi e di ambizioni a cui aderire comuni a tutti i giocatori: progressione, sacrificio, ordine e mentalità, un percorso condiviso che genera approvazione e riconoscimento. E’ il mondo del tennis professionistico. Ma questo sport è solo una delle discipline che più spesso genera alieni come lui.

E’ interessante notare che è la Francia a sfornare con assiduità talenti che in campo fanno sorridere anche se tutto è perduto: è solo una partita di tennis. Santoro, Leconte, Noah, Monfils, Pioline. Tsonga ha molta libertà quando gioca, senza che nessun allenatore glielo abbia mai imposto. E poi c’è Paire, un ragazzo che, con il potenziale che ha, avrebbe il diritto e l’obbligo di andare avanti e vincere. Ma lui ha raggiunto un punto in cui non ha bisogno di una vittoria per essere soddisfatto.

Paire fa parte di quella cerchia che crede che il problema non sia suo, ma di chi guarda: le sue esperienze da appassionato lo dimostrano. Corre, pensa, agisce e si sente totalmente lontano dallo standard competitivo. Quando sotto 3-6 2-5 sul match point per Nishikori, alza le braccia al cielo dopo aver eseguito quel colpo pazzesco, si capisce che la sua scala di valori è molto diversa.

Due anni fa Benoit ha affrontato Nadal al Roland Garros. 12 ore prima di scontrarsi con Rafa, pizza gigante e piatto di prosciutto. Dopo aver perso, due ore dopo la partita, si è diretto verso un Burger King per inghiottire quattro hamburger e un litro di Coca-Cola. La risposta immediata dell’osservatore è “che delusione”. Ma una volta che il giocatore dimostra sul campo un modo di essere autentico, la delusione è soltanto un malinteso.

Una volta che un giocatore intraprende un percorso che lo soddisfa indipendentemente dal risultato, dovrebbe essere accettato. Una volta capito il suo comportamento, bisognerebbe lasciare libero il flusso del suo talento senza regole. Paire ha creato un evento unico, con spunti per la storia ed un senso di gioco senza eguali. Ciò che molti, quasi tutti noi, abbiamo è un difetto competitivo. Paire, all’interno dell’universo, non è un problema. Il problema è nostro.

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  1. Umberto Tatò - 11 mesi fa

    Claudio Crescente

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    1. Claudio Crescente - 11 mesi fa

      Storia
      Talento e pazzia pura per un fenomeno

      Rispondi Mi piace Non mi piace

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