Diego Schwartzman, dalle difficoltà economiche all’affermazione come professionista: “ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato”

Diego Schwartzman, dalle difficoltà economiche all’affermazione come professionista: “ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato”

Il neo n. 18 del ranking mondiale racconta all’ATP del suo approccio al tennis in tenera età, della non facile situazione economica familiare, i sacrifici fatti e gli aiuti ricevuti. “Sono grato a tutti coloro che mi hanno aiutato in quegli anni, è grazie a loro se oggi sono dove sono”. Una bella storia, andata a lieto fine, di tennis e generosità

di Gabriele Congedo

Un argomento sempre attuale, di cui si continua a parlare e su cui si dibatte, è rappresentato dai costi medi che la famiglia di un potenziale futuro tennista professionista deve affrontare. La Lawn Tennis Association ha stimato che la famiglia di un tennista in erba, nel periodo compreso fra i 5 e i 18 anni,  spenda qualcosa come 300.000 dollari per il proprio figlio, una cifra che non tutti possono permettersi; senza contare che quello è tipicamente il periodo di formazione e crescita del giovane futuro campione, in cui i costi (viaggi, hotel, attrezzatura, coach, iscrizione ai tornei) superano di gran lunga i guadagni, ancora esili, derivanti da prize money e sponsor,e spesso le Federazioni non aiutano abbastanza (altro tema trito e ritrito).

Un esempio in questo senso è rappresentato dalla storia, per fortuna a lieto fine, dell’argentino Diego Schwartzman. Oggi Diego è un professionista affermato, e si sta godendo il momento più alto della sua carriera fino ad ora: la sua prima vittoria in un torneo ATP 500 a Rio de Janeiro, e il best rank di n. 18 del mondo. Ma gli inizi sono stati tutt’altro che facili.

Il 25enne nato a Buenos Aires, proviene infatti da una famiglia di ceto medio-basso, che ha dovuto faticare non poco per permettergli di continuare con il tennis allorchè era poco meno che un adolescente di talento. “Gli inizi non sono stati semplici. Quando avevo 8-9 anni la mia famiglia in Argentina aveva dei problemi economici; eravamo in tre fratelli e una sorella, quindi non è stato semplice per loro. Ma hanno cercato di aiutarmi in tutti i modi, ad esempio comprando e rivendendo oggetti; mia madre vendeva braccialetti ai tornei in cui partecipavo, in modo da mettere da parte i soldi necessari per viaggiare e partecipare ad altri tornei” ha dichiarato qualche giorno fa il simpatico ragazzo argentino ai microfoni dell’ATP. E prosegue: “Mi ritengo fortunato, inoltre, ad aver incontrato sempre persone buone e gentili, che mi hanno dato una mano. Ricordo di aver cambiato molti coach, poichè spesso la mia famiglia non aveva abbastanza denaro per permettersi un coach, e allora alcuni di loro mi allenavano gratis. Poi, a 15 anni, Pico Monaco e Máximo Gonzalez e i loro coach mi hanno aiutato molto a migliorare la precisione del mio gioco; mi sono allenato con loro durante gli anni, mi hanno preso sotto la loro ala protettrice e dato molti consigli: come si vive nel tour, come sono i tornei, come massimizzare gli allenamenti. Non lo dimenticherò mai, e sarò sempre grato a tutte queste persone“.

Evidentemente, Diego non ha affatto dimenticato le sue origini nè l’aiuto ricevuto nel corso degli anni, anche ora che è un tennista nei top 20 e sicuramente non ha più di quei problemi economici. Cerco sempre di dire grazie a tutte queste persone perchè in fondo, sono diventato quello che sono oggi, dentro e fuori dal campo, grazie al loro aiuto e alla loro generosità. Mi hanno aiutato e insegnato molto all’inizio, quando ero un novizio nell’ATP tour”.

Un ultimo pensiero va di nuovo a Juan “Pico” Monaco, che è stato dunque una sorta di fratello maggiore per Schwartzman nel circuito ATP: “Ora Pico non gioca più a tennis, ma lo sento ancora spesso, mi invia messaggi, chiacchieriamo…credo si stia godendo un po’ anche lui il mio momento, e gli sarò sempre grato”.

Una bella storia di tennis e generosità, e dei pensieri sinceri da parte di un ragazzo umile, a cui auguriamo ancora tanti successi in carriera dopo quello di Rio. Bravo Diego!

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