Djokovic, Murray e l’arte della “smorzata” durante l’ultimo Roland Garros

Djokovic, Murray e l’arte della “smorzata” durante l’ultimo Roland Garros

Riflettiamo un minuto sull’importanza che ha avuto il “tocco di palla” sui campi pesanti dell’ultimo Roland Garros.

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Durante l’ultima edizione del Roland Garros è successo di tutto: il ritiro di Nadal, il forfait di Federer, la pioggia. Sopratutto la pioggia, o sarebbe meglio dire il diluvio, ha pesantemente influito sull’esito del secondo slam stagionale. Ha reso i campi zuppi come non mai. Al punto che qualcuno ha lamentato un possibile rischio di infortuni. Giocare su questa superficie diventa difficile.  La palla rimbalza lenta e sempre più bassa. Se poi alla pioggia si aggiungono anche le basse temperature, allora diventa più utile sapere giocare un drop shot o una drop volley, piuttosto che sfruttare la potenza dei colpi da fondo campo. Questo, i due finalisti, lo hanno capito molto prima di arrivare in finale.

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DROP SHOT.  Il drop shot è un colpo che proviene da lontano, riportato in auge da Federer nell’era del tennis muscolare.  Il “drop shot” o “smorzata” in italica accezione è una palla che arriva veloce dall’altra parte del campo per  poi, una volta atterrata, fermarsi grazie all’effetto impresso alla palla dal giocatore. Non è lenta perché altrimenti il giocatore avversario avrebbe il tempo per recuperarla.La palla, quasi senza peso, atterra e ,sopratutto sui campi lenti e con un rimbalzo basso, diventa imprendibile. Federer definì il drop shot come un colpo che viene eseguito quando si è a corto di idee ma, come proprio lui sa fare, diventa spesso un winner.

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ROLAND §GARROS. Durante la semifinale giocata contro Stan Wawrinka, ad esempio, Andy Murray ha usato la testa. Sapendo di non potere sconfiggere lo svizzero sul piano della potenza ha pensato di sfinirlo con le palle corte. Punto dopo punto ha usato scientemente la palla corta o drop shot come dicono gli inglesi, non soltanto come vincente ma anche come mezzo per muovere Wawrinka dalla sua “comfort zone” e chiamarlo a rete, come il gatto con il topo, per poi passarlo. Lo stesso ha fatto Novak Djokovic, nei quarti di finale contro  Tomas Berdych: “in queste condizioni (del campo) è utile sapere giocare un buon drop shot. In particolar modo contro giocatori come Tomas”  ha dichiarato Novak nel post partita.

 

CON I PIEDI FUORI DAL CAMPO. Durante la finale il serbo ha subito fatto capire che avrebbe usato frequentemente il drop shot.  Giocandone quattro nei primi due game della partita. La cosa più interessante è stata “da dove Novak ha giocato le palle corte”. Contrariamente a quanto raccomandano i coach, infatti, Novak ha giocato i drop shot non soltanto con i piedi dentro il campo ma anche in posizione lontana dalla riga di fondo campo. Su dieci punti vinti da Novak con la palla corta, solo due sono stati giocati dal serbo con i piedi dentro il campo.

Il serbo, infatti, non ha valutato solo la propria posizione ma anche quella del suo avversario. Indipendentemente da dove si trovasse Novak,  sfruttando la sua profondità di palla che pressava Muray, costringendolo molto dietro la linea di fondo campo, giocava palle corte. Anche quando non risultavano decisive, le drop shot del serbo costringevano Murray all’errore o agevolano il serbo a passare Murray.

NON SOLO PALLE CORTE.   Durante la finale Novak è stato bravo anche ad utilizzare le drop volley. Contrariamente alle due precedenti finali giocate tra i due, nelle quali è stato sempre Murray a prendere la rete (ricordiamoci Wimbledon 2013 quando il gioco a rete di Murray fu determinante) questa volta è stato il serbo a sfruttare meglio le occasioni sotto rete. Forse grazie all’aiuto di  Boris Becker, Novak è sembrato avere migliorato, anche, la propria confidenza a rete ed il proprio tocco.  Ogni volta che si è trovato nei pressi della rete il campione serbo è stato in grado di sfruttare al meglio l’occasione

ALLENAMENTO, ALLENAMENTO, ALLENAMENTO. Di contro, invece, un Andy Murray apparso spesso sotto tono è sembrato non riuscire a sfruttare le occasioni a rete. Nei momenti cruciali del match ha commesso degli errori o giocato volée troppo profonde che hanno permesso a Novak di recuperare per poi passarlo. Novak ha dichiarato di essersi allenato parecchio sul gioco di volo e sul tocco di palla: “durante gli allenamenti in Serbia abbiamo giocato molto a minitennis”, ha dichiarato recentemente. Che dire se non che bisogna allenarsi sui tutti i colpi, per potere diventare sempre più completi e potere essere, così, sempre più competitivi. Sfruttiamo tutte le occasioni per allenare i nostri colpi, buon tennis a tutti!

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