Djokovic sul caso Gimelstob contro la stampa: “Non sono responsabile di tutto ciò che accade nel tennis”

Djokovic sul caso Gimelstob contro la stampa: “Non sono responsabile di tutto ciò che accade nel tennis”

Il numero uno del mondo nella conferenza stampa di ieri è tornato sul caso Justin Gimelstob, discutendo dell’argomento con il giornalista del NY Times Ben Rothenberg

di Marcello Benetti

E’ una vicenda dalle tinte fosche quella che si è svolta attorno a Justin Gimelstob – ormai ex rappresentante dei giocatori nel player council ATP e commentatore di Tennis Channel – e alle sue vicende giudiziarie. Il membro del board – denunciato da Randall Kaplan per aggressione lo scorso novembre – ha patteggiato con un “no contest” al processo avvenuto a Los Angeles evitando la galera, ma non è riuscito ad evitare tre anni di condizionale e sessanta giorni di lavori socialmente utili.  Tutto comincia nel novembre scorso quando riceve una denuncia da Kaplan – amico di lunga data della sua ex moglie – che sostiene di essere stato pestato da Gimelstob nella notte di Halloween sotto gli occhi della propria famiglia. “Mi sono reso conto che alla fine la gente era intervenuta per strappare il mio assalitore da me – ha detto Kaplan – mentre stava ancora dicendo “ti uccido” con gli occhi di uno squilibrato”, ma ad impressionare di più i giudici è la testimonianza di sua moglie – Madison Kaplan – che al momento dei fatti era incinta del loro quinto figlio e che attribuisce il suo aborto allo shock per avere assistito al pestaggio di suo marito: “Per fortuna mio marito è sopravvissuto – ha affermato la Kaplan – ma non il nostro bambino non ancora nato. L’unica causa che i medici sono riusciti a trovare per l’aborto è stato lo stress avvenuto durante l’attacco subito da mio marito Randall”.

Assumendosi la responsabilità dei fatti, Gimelstob ha messo a repentaglio – per ovvi motivi – anche il suo ruolo di rappresentante dei giocatori nel consiglio di amministrazione ATP, in quanto la sua compromessa reputazione non era più ritenuta – da molti, ma non da tutti – idonea per il suo ruolo. “Gimelstob non avrebbe mai il mio voto” ha tuonato la 18 volte campionessa slam Martina Navratilova e ancora “Gimelstob avrebbe dovuto dimettersi già da mesi in attesa del verdetto” ha detto Darren Cahill ex allenatore di André Agassi e Simona Halep. La notizia tanto attesa arriva dal suo profilo Facebook: “Mi si spezza il cuore – scrive lo statunitense – ma visto il clima non merito di occupare questa posizione così importante e che amo. Il mio comportamento ha danneggiato il mio sport e chi mi ha dato il mandato di rappresentarlo”. Sono sei i nomi dei candidati alla carica lasciata dallo statunitense: uno di questi potrebbe essere Dani Vallverdu – ex coach di Murray e attuale allenatore di Dimitrov – che ad oggi ricopre il ruolo di rappresentante degli allenatori ed è una figura molto popolare all’interno del consiglio.

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Non tutti si sono però schierati contro Gimelstob: il presidente del consiglio e n.1 ATP Novak Djokovic è stato dalla sua parte e alla conferenza stampa agli Internazionali di Roma ha risposto in modo piccato alle domande di un giornalista che gli ha chiesto un commento sulla prossima votazione: “Dovete capire che io vedo come la stampa ha presentato la vicenda – ha spiegato il serbo in un lungo botta e risposta con un giornalista – e non mi è piaciuto. Non credo che sia corretto che io venga dipinto dai media come il decision maker del consiglio. Sono il presidente, ma il consiglio è composto da dieci persone ed è la maggioranza decide: io sono uno dei dieci. Ci saranno sei candidati a presentarsi: vedremo come andrà”. Dopo altre domande e l’intervento del moderatore, Nole ha tenuto a precisare la sua posizione nei confronti della stampa: “So che voi (“you guys”) state cercando una storia, che avete un programma dietro certi articoli che vengono scritti e chiedete a noi di reagire ad ognuno di questi articoli perché state esponendo qualcuno del consiglio o me come individuo, che sarei contro certe persone all’interno della associazione. Mi sento troppo esposto, non sono l’unico in questa associazione e tutti mi ritengono responsabile di tutto ciò che succede nel tennis in questo momento ed io penso che sia ingiusto. Se ci fosse stato qualcuno che avesse provato a capire il modo in cui funziona la nostra struttura credo che non avrebbe avuto questo approccio”.

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