Djokovic vince di testa e di cuore contro Murray: Miami è sua!

Djokovic vince di testa e di cuore contro Murray: Miami è sua!

Novak Djokovic, ancora lui. Il serbo supera in finale lo scozzese Andy Murray, da domani n. 3 del mondo, venendo a capo di un match lottatissimo nei primi due parziali, per poi dilagare nel terzo parziale, con il punteggio finale di 7-6(3) 4-6 6-0 in 2 ore e 50 minuti di battaglia. Grazie a questa vittoria, Djokovic conquista il suo quinto titolo nel Master Mille di Miami, il suo terzo dell’anno, dopo i successi agli Australian Open e a Indian Wells, il suo 51esimo in carriera. Quella di Djokovic è la 18esima vittoria in carriera contro lo scozzese, a fronte di 8 sconfitte.

Come nell’anno di grazia 2011, il serbo ripete la tripletta su cemento Australian Open-Indian Wells-Miami e approderà nella stagione su terra da imbattuto nel 2015.

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Il n. 1 del mondo ha mostrato ancora una volta la sua straordinaria forza mentale: dopo aver perso il secondo parziale e aver accusato segni di vibrante nervosismo (prendendosi anche un warning), Djokovic è riuscito ad azzerare tutto ell’ultimo set, dove ha ottenuto addirittura il bagel. Murray, che per le prime due ore di gioco è stato per lunghi tratti più brillante e propositivo dell’avversario, ha ceduto prima psicologicamente e, quindi, fisicamente alla potenza del serbo, finendo per cedere completamente una partita fino ad allora perfettamente equilibrata. Novak ha saputo avere pazienza, cercando di destabilizzare l’avversario con back e sfinirlo sulla resistenza, per poi attaccare nei momenti più importanti e dilagare una volta intuiti i primi veri momenti di cedimento dello scozzese.

I nervi d’acciaio del serbo gli hanno permesso di aggiudicarsi un torneo non impeccabile, dove aveva perso un set contro Klizan e Dolgopolov (match durante il quale aveva ricevuto un warning per aver sfasciato una racchetta); una ulteriore iniezione di fiducia in vista della terra battuta, e soprattutto del Roland Garros, suo obiettivo più grande.
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Nel primo parziale Andy Murray parte in modo brillante e più offensivo, prendendo spesso in mano il gioco e spostando il serbo da una parte all’altra del campo. Nel primo game Djokovic, anche a causa di un facile smash sbagliato, si trova a fronteggiare la prima palla break, ma la salva e chiude il turno di battuta; dal canto suo, Murray tiene il servizio a 0 e quindi, nel gioco successivo, brekka a 30, grazie ad alcuni errori del serbo. Al servizio Murray ha due occasioni per volare 3 a 1 (sul 40-30 e ai vantaggi), ma il n. 1 del mondo riesce ad evitare il peggio e riprende subito il break grazie a un errore di dritto dello scozzese. Nole continua ad arrancare al servizio: sul 2 pari rimonta dopo essere stato sotto 0-30, ma riesce a passare avanti 3 a 2. Sul 3 pari, però, Djokovic perde la battuta addirittura a 0. Neppure questa volta, però, Murray riesce a concretizzare il vantaggio ottenuto e cede a sua volta la battuta. Sul 6-5 e 0-30, però, il nuovo n. 3 del mondo riesce a riportarsi in parità grazie a un dropshot chirurgico e a un successivo rovescio in cross sulla riga al termine dello scambio più spettacolare della partita, durato 35 colpi. Le sorti si decidono al tie-break, dove Djokovic sale subito 4 a 0; Murray riesce a conquistare i due punti successivi, grazie anche a un doppio fallo dell’avversario, ma affonda un dritto in rete e ne scaglia un altro in corridoio, cedendo la frazione per 7-3.

Il secondo set continua con lo stesso equilibrio del primo: Djokovic non riesce a dare il colpo di grazia a un Murray, che nonostante il nervosismo e diversi errori, riesce a rimanere in scia. Lo scozzese salva con grande autorità quattro palle break totali, di cui due consecutive sull’1 pari e 15-40. Murray sale 2-1 e quindi 3-2. Entrambi cercano di passare avanti, ma nessuno dei due ci riesce: il livello di tennis è molto più basso rispetto al primo set. Murray però appare più tranquillo e lucido, di un Novak impaziente e nervoso. Si arriva al 5 a 4 per Murray. Il serbo commette un doppio fallo e si trova sotto 0-30, ma riesce a recuperare e a salvare 3 set point. Al quarto tentativo, Murray piazza un cross di dritto imprendibile sulla seconda del n. 1 al mondo e conquista così la seconda frazione. Colmo d’ira, Djokovic strappa in malo modo l’asciugamano dalle mani del raccattapalle e grida contro il suo box: per questo motivo riceve un warning dal giudice di sedia (il secondo nel torneo, dopo la racchetta spaccata durante il match contro Alex Dolgopolov). Novak protesta.

Nel terzo set l’ago della bilancia pende decisamente a favore di Andy Murray: lo scozzese era riuscito a risollevare un match quasi compromesso. Più propositivo e, a quanto pare, fisicamente più fresco del serbo, ha la possibilità di sfruttare il momento di scoramento di Djokovic per partire in vantaggio. Partito al servizio, ha la possibilità di chiudere il game 30-40, ma spreca tutto a causa di un dritto largo. Novak inizia a spingere e si procura una palla break; lo scozzese la salva con autorità, ma offre una seconda possibilità, che Djokovic sfrutta.
Nole tiene il servizio ai vantaggi e vola 2 a 0. Il terzo game, il più lungo dell’incontro, è anche quello decisivo per le sorti del match. Grazie a una risposta vincente e a due errori non forzati di Murray, tra cui un doppio fallo, il serbo è avanti 0-40, con tre occasioni di doppio break; Murray le elimina con autorità grazie al servizio e la lotta finisce ai vantaggi. Dopo 12 punti totali, arriva la sesta palla break per Nole, causata da un comodo smash a rete sbagliato dal britannico, che spreca tutto affossando il dritto in rete.

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Da qui è monologo-Djokovic, che si limita a finire un macello già preannunciato. Al contrario di appena 20 minuti prima, il serbo sembra non provare stanchezza, al contrario di un Andy affannato e claudicante nel quale, alla fatica delle 2 ore di gioco si affianca la frustrazione di aver dato per lunghi tratti il meglio di sé e vedere il match ormai compromesso; un warning ricevuto per ‘oscenità’ ne è la prova più evidente. Se due ore prima Murray prendeva spesso l’iniziativa del gioco, ora si limita a remare a 2 metri dietro la linea di fondo, in completa balìa dello sfidante. Djokovic tiene il servizio a 0 e breakka una terza volta, alla terza chance. Sul 5 a 0, il serbo non offre nemmeno il game della bandiera all’avversario, annullando l’unica occasione di break, e chiudendo 6 a 0 – un bagel forse troppo ingiusto – prima di alzare le mani al cielo per un’ennesima, fantastica vittoria.

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