Essere “figlio di”: una condanna o una benedizione?

Essere “figlio di”: una condanna o una benedizione?

Avere un importante cognome è di aiuto per molte cose, ma quanti figli riescono ad emulare le gesta e la notorietà dei propri padri o delle proprie madri? L’ultimo in ordine cronologico è il figlio di David Beckham, Romeo; non sta calcando esattamente le orme del padre, grande calciatore, ma si sta cimentando in modo molto promettente nel tennis. A garantire per lui si è esposto addirittura Grigor Dimitrov.

Avere un importante cognome può essere di aiuto anche nello sport? Soprattutto qua in Italia siamo molto abituati a figli che siedono sulle poltrone o sulle cattedre dei propri padri, a volte meritatamente, altre volte per sbaglio, altre volte senza alcun merito. Lo sport però ha il grande vantaggio di essere, soprattutto ad alti livelli, enormemente meritocratico. Chiarmarti Leo Federer può assicurarti una formazione di prim’ordine e un maestro di eccezione, ma da solo non ti farà vincere 19 slam.

Sono tanti i figli di grandi campioni che in questi ultimissimi anni stanno emergendo, forse un po’ più che nel passato. Per chi come me è alla soglia dei trent’anni, ho già avuto modo di vedere in campo le gesta prima di padri e madri grandi campioni, e adesso le gesta dei loro figli che cercano e sperano di raggiungerne gli stessi risultati e notorietà, senza farsi etichettare solo come “figlio di”.

Nel calcio sono sempre di più; nella Fiorentina sono addirittura in due, il “Cholito” Giovanni Simeone, attaccante di razza, figlio del “Cholo” Diego Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid e ex veterano di Inter e Lazio, e Federico Chiesa, figlio di papà Enrico, grande attaccante di un grande Parma con cui vinse una Coppa UEFA (oggi Europa League) nel 1999.

E come dimenticarsi dei Maldini; Cesare, storica bandiera e capitano del Milan negli anni ’50 e ’60 e Paolo, con i simboli rossoneri tatuati sul cuore, grande capitano, uno dei difensori più forti di tutti i tempi; ad oggi sono i più famosi padre-figlio ad aver alzato entrambi la Champions League. La loro dinastia è ancora in divenire, ma il giovane Christian, figlio di Paolo, ventenne, non sembra destinato alla stessa gloria; se infatti il padre è stato anche un campione di precocità, diventando titolare nel Milan già a 17 anni in un periodo in cui molti storcevano il naso proprio per il suo pesante cognome e per l’ombra del favoritismo, il giovane Christian, nonostante il suo cognome e i suoi vent’anni viaggia ancora fra un prestito e l’altro, e attualmente se la gioca in lega pro.

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Paolo e Cesare Maldini, insieme alla Champions League e alla Coppa dei Campioni.

E nel tennis? Il tennis sembra molto più crudele da questo punto di vista, e sono pochissimi i figli in grado di replicare le gesta tennistiche dei propri padri. Addirittura solo uno. Per vedere un figlio vincere un torneo ATP come il padre infatti bisogna tornare indietro al 2002, quando Taylor Dent vinse a Newport gli Hall of Fame Championships, centrando il proprio primo titolo; arriverà a fare meglio del padre, portandosi a casa quattro trofei in carriera, ma senza riuscire ad emulare il grande risultato di Phil Dent, la finale degli Australian Open del 1974.

Che sia una condanna per i figli di Federer e Djokovic? Entrambi i campioni infatti si sono messi all’opera per creare una nuova dinastia nel tennis mondiale, e hanno avvicinato fin da subito i propri figli alla racchetta.

Nel frattempo, in attesa che crescano, ci siamo fatti incuriosire da un giovane tennista, per il quale sarà dura replicare la celebrità del padre, ma che si appresta a non ripercorrere le stesse orme del padre.

Qualche palleggio e una piccola lezione sono bastati a Grigor Dimitrov per dare la propria “benedizione” al giovane Romeo Beckham, quattordicenne secondogenito del calciatore più pop a cavallo degli anni 90′ e 2000, David Beckham, stella del Manchester United prima e “Galactico” del Real Madrid poi. Il bulgaro, appena sconfitto in semifinale da Rafa Nadal al China Open, a luglio ha dato una piccola lezione di tennis al rampollo di casa Beckham, ma a differenza di quanto ci si possa aspettare in questi casi non si è affatto annoiato. Prima di lui, anche Andy Murray si era divertito a fare qualche palleggio con il ragazzo. Ma il bulgaro si è esposto in prima persona per elogiarne le gesta, rimasto sorpreso dal talento del piccolo Beckham e incuriosito da un suo possibile approdo futuro nel professionismo. A suo dire il quattordicenne ha “un grande potenziale e grande talento, anche se non si è ancora dedicato al tennis a tempo pieno”.

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Anche Andy Murray ha palleggiato con Romeo qualche anno fa. Ma Dimitrov lo ha fatto molto recentemente, e ha sottolineato le potenzialità del ragazzo.

Una “investitura” che non è certo passata inosservata e che non può passare inosservata quando in gioco ci sono certi cognomi. A questa investitura bisogna mettere la dovuta tara, visto che comunque Grigor è grande amico dei Beckham, sia di David che di Victoria, che non mancano di assistere ai suoi match; i palleggi con Romeo sono stati infatti anche un modo per ringraziare loro del supporto che non mancano di offrigli.

Beckham senior è da sempre un grande appassionato di tennis, e spesso lo si può vedere seduto sugli spalti nei prestigiosi tornei inglesi, come al Queen’s e a Wimbledon. E come padre ed ex grande sportivo ha introdotto fin da subito lo sport come elemento centrale nella vita dei propri figli, che ad oggi, ormai non più bambini, sembrano talentuosi sia nel calcio che nel tennis. Se Brooklyn e Cruz sembrano destinati ad una carriera di calciatori, Romeo, pur talentuoso anche nel calcio, già nel 2015 ha abbandonato la accademia Hale End di Londra che frequentava insieme ai fratelli, per – parola di David – “dedicarsi alle sue altre passioni”. E allora chi sa, fra qualche anno magari Dimitrov potrebbe ritrovarsi il giovane Romeo dall’altra parte della rete, ma come avversario.

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