I trofei mancanti nel palmarés dei Fab Four

I trofei mancanti nel palmarés dei Fab Four

Il loro bottino complessivo di tornei del grande slam è pari a 49. E potrebbero diventare 50, se mentre in Italia sarà notte, Rafa Nadal porterà a casa il terzo Us Open. Eppure nel palmares di ciascuno dei Fab Four mancano trofei importanti.

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Qualche dato? Roger Federer non ha mai vinto a Roma, Nadal non ha mai sollevato la coppa a Miami e le Atp Finals per il maiorchino sono un vero e proprio tabù. Murray ha in bacheca sia Roma che le Atp Finals, ma ha perso ben otto finali slam, delle quali cinque a Melbourne e gli Australian Open sono stati finora stregati. A Djokovic, invece, manca Cincinnati.

IL FINALE DI STAGIONE – Con Djokovic e Murray fermi fino al 2018 per infortunio, sarà una partita a due tra Nadal e Federer. In palio punti importanti per decretare chi chiuderà l’anno da numero 1. Il deludente torneo di Flushing Meadows, costringerà lo svizzero a ritoccare la programmazione. E ai già annunciati appuntamenti di Shanghai e Basilea, nonché le Atp Finals, si è aggiunto il Master 1000 di Parigi. In tutti i casi, l’albo d’oro pende dalla parte di Federer che questi tornei li ha già vinti: una volta a Shanghai e Parigi e sette nel torneo di casa. L’ultimo trionfo a Basilea nel 2015 e in finale, nemmeno a dirlo, c’era Nadal. Zero titoli invece per Rafa che più volte ha protestato per la superficie delle Atp Finals che, a suo parere, dovrebbe essere alternata e non disputata sempre sul veloce. Identica la tabella di marcia di Nadal. Un testa a testa per quattro tornei per lo scettro di fine anno. Rafa agli Us Open ha mostrato una migliore condizione atletica e una maggiore concentrazione rispetto a Federer, condizionato anche dal dolore alla schiena che già lo aveva costretto a dare forfait a Cincinnati. Una incognita è dunque il fisico di Federer che sarà messo a dura prova dagli impegni ravvicinati. Ma la posta è alta e merita: tornare numero 1, dopo sette anni. Anche Nadal, però, dovrà fare i conti con la stanchezza. E occhio, per entrambi, alle mine vaganti. Per Rafa, oltre che tenere la prima posizione è anche l’occasione per portare a casa i tornei che gli sono sempre sfuggiti.

FEDERER E NADAL – Per Nadal e Federer sarà difficile bissare una stagione come questa,e il 2018 forse segnerà la fine delle battaglie, rivalità agonistiche, avvicendamenti al vertice dei Big Four. Gli Australian Open avranno una valenza storica: se Federer manterrà il titolo si aggiudicherà il ventesimo slam e eguaglierà a quaota sei vittorie Novak Djokovic. Indian Wells, Miami e Wimbledon saranno gli appuntamenti chiave per Roger che, alla soglia dei 37 anni, dovrà avere la freschezza e sentire i colpi esattamente come i primi mesi del 2017. Rafa non è stato certo a guardare in quelle superfici che meno ama. Le tre sconfitte tra il primo slam dell’anno e Miami (due in finale, una in semifinale) sono arrivate tutte da un Federer in modalità perfezione. Uno stimolo in più per Nadal per mettere per la prima volta le mani sul trofeo di Miami. E, come scritto sopra, il discorso non è precluso per i Master 1000 di Shanghai, Parigi, l’Atp 500 di Basilea e le Atp Finals. La stagione su terra, dovrebbe seguire lo stesso copione di quest’anno. Difficile che Federer punti sul rosso e dunque Roma resterà un titolo mancante.

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DJOKOVIC – Nole ha praticamente vinto tutto in carriera e su tutte le superfici. Ha, insieme a Federer e Nadal, completato il Career Grand Slam, in virtù del Roland Garros vinto nel 2016, dodicesimo e finora ultimo torneo dello slam conquistato. Per ben quattro volte ha centrato l’accoppiata Indian Wells-Miami. Ma a Wimbledon, sempre lo scorso anno, al terzo turno, si interrompe la marcia trionfale del tennista che più di tutti sembrava destinato a vincere. Non è stato un semplice passo falso. Torneo dopo torneo dilapida il vantaggio abissale su Andy Murray e a novembre gli consegna il comando del ranking. Tra problemi personali, continui cambi nello staff tecnico, il 2017 è il vero annus horribilis. Due soli titoli: Doha e Eastbourne. Il resto sono uscite precoci, la tempra del combattente che si spegne sempre più. Nole è un giocatore irriconoscibile e sempre più arrendevole nei confronti degli avversari che poco più di un anno fa non avevano scampo. Non lo si vede in campo dai quarti di finale a Wimbledon, quando un riacutizzarsi di un problema al gomito destro lo costringe al ritiro nel match che lo opponeva a Tomas Berdych. Stagione finita e mille interrogativi. Crisi tecnica? Mentale? Motivazioni che sono venute meno proprio dopo quel Career Grand Slam? Altre priorità, come quella di trascorrere più tempo con la famiglia, specie dopo la nascita di Tara, la secondogenita di Novak e la moglie Jelena. A gennaio vedremo se il riposo che il fisico sempre più asciutto, meno elastico nei movimenti di Nole avrà avuto lo stesso effetto benefico che la lunga pausa ha sortito per Federer. Djokovic non ha mai negato di aver rivisto le proprie concezioni di vita e di aver realizzato che il tennista e il marito e padre sono un tutt’uno e non due entità separate. Ma allo stesso tempo ha dichiarato di voler tornare più forte di prima. I mezzi non gli mancano. Del resto non ci si dimentica come si gioca a tennis nel giro di un anno. Occorrerà tanta forza, fisica e mentale e quella “cattiveria” agonistica che sempre lo ha contraddistinto. Anche per sollevare quella prestigiosa coppa di Cincinnati che ancora manca a una straordinaria carriera, e la speranza di tutti gli appassionati di tennis è che non abbia toccato il punto di non ritorno.

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MURRAY – Tra i fantastici quattro è senza dubbio colui che ha vinto meno. Tre slam: due Wimbledon e uno Us Open. Otto le finali perse: cinque agli Australian Open, una a Wimbledon, Parigi e Flushing Meadows. Tra i titoli prestigiosi che mancano nel palmares di Andy Murray spicca Indian Wells. Come accaduto a Djokovic, il cammino nel 2017 del britannico si è interrotto a Wimbledon a causa di un infortunio all’anca. Lo stop forzato comporterà certamente l’uscita di Murray dai primi 15, con il concreto rischio di finire addirittura fuori dalla top 20. L’inizio della stagione 2018 si preannuncia dunque già in salita, perché l’ex numero 1 non potrà contare nei tornei importanti, su tutti gli Australian Open, su una testa di serie alta. Tra problemi fisici e la pressione dei punti da difendere, Murray ha accusato il colpo non confermando quanto di buono aveva fatto nella strepitosa marcia di avvicinamento su Novak Djokovic, culminata con il sorpasso del novembre 2016. A gennaio vedremo se il britannico si sarà ristabilito e libero da aspettative riuscirà a macinare vittorie su vittorie come ha fatto da metà stagione 2016, fino al trionfo alle Atp Finals. Ma la concorrenza agguerritissima porta a pensare che in una sola stagione per lui sarà pressoché impossibile centrare i due slam che ancora gli mancano e Indian Wells.

11 commenti

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  1. Ino Savini - 2 mesi fa

    Murray è un intruso nei Fab Four! Sui 49 titoli Slam, lui quanti ne ha vinti? 3? Mah…

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  2. Enrico Carrossino - 2 mesi fa

    A Federer e djokovic le olimpiadi, a Nadal le finals e a Murray ao e rg

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  3. Paolo Serafini - 2 mesi fa

    Murray molto sveglio vedo

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  4. Fabio Remus - 2 mesi fa

    Murray è una spanna dietro

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  5. Alberto Larghi - 2 mesi fa

    a Nole manca solo Cincinnati. Poi, unico avrebbe tutti i trofei

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    1. Oro olimpico in singolare, manca.

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    2. Alberto Larghi - 2 mesi fa

      l oro olimpico non fa parte dei titoli tradizionali

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  6. Fabio Zanardo - 2 mesi fa

    Masters di fine anno sul veloce? Se sono 20 anni che non ci sono più tornei sul veloce, outdoor e indoor….

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  7. Alberto Mingione - 2 mesi fa

    Agassi vinse tutti i tornei più importanti compreso Roma,3 Davis cup da assoluto protagonista e l’oro olimpico….

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  8. Damiano ROlland - 2 mesi fa

    Ecco mancano le medaglie olimpiche al conto dei titoli mancanti e la coppa Davis :)

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  9. Damiano ROlland - 2 mesi fa

    La mancanza più pesante è il master dei maestri di Nadal. Murray non lo conto perché non è paragonabile a quei tre.

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