Il Kyrgios che non ti aspetti

Il Kyrgios che non ti aspetti

In un’intervista a tutto tondo per The Telegraph, l’australiano si lascia andare e scava tanti temi dal suo subconscio e non: il suo momento di forma, l’amore, i compagni australiani, le possibilità, il futuro.

L’australiano è entrato in un periodo molto positivo quest’anno. Dopo la delusione agli Australian, il percorso di Nick è stato interrotto solo dal mal di pancia e da Roger Federer. Nel mezzo si è pure concesso il lusso di schiaffeggiare due volte un Novak Djokovic a mezzo servizio.

Che caratteraccio – Tutti ricordiamo come era finita la scorsa stagione: le sfuriate, la squalifica, il periodo “caldamente consigliato” dall’ATP con uno psicologo sportivo, una etichetta di “bad boy” che sembra impossibile scrostarsi di dosso. In tanti hanno voluto dire per forza la loro in proposito. Che l’atteggiamento di Nick sia un’armatura per difendere un carattere in realtà molto fragile o qualcos’altro, poco importa.

Probabilmente non sarà mai in grado di controllare certi aspetti del proprio carattere, ma è sotto gli occhi di tutti quanto ci stia lavorando. E quando parliamo di lui dovremmo smettere di concentrarci sulle sue bizze ma concentrarci su quello che può fare e su quello che tutti vorremmo facesse uno con il suo talento su un campo da tennis.

Giro di boa – Da questo punto di vista sembra in atto la transizione dal ragazzino talentuoso al giocatore – veramente – professionista. Una transizione che passa attraverso la volontà di programmare e raggiungere determinati risultati. L’impressione che ha dato fin’ora (e fin troppo a lungo) l’australiano è quella di un giocatore a cui il risultato non importa, a cui basta entrare in campo e tirare fuori qualche coniglio dal cilindro, chiudendosi in affermazioni tipo “questo è il mio tennis, questo sono io”, per essere soddisfatto, anche difronte a una sconfitta. Per uno con la sua fortuna e la sua bravura questo non può bastare. Mi ha stupito la sfuriata dopo il match point dello svizzero a Miami. Prima della stretta di mano, Nick fracassa la racchetta. Sebbene abbia reagito “alla Kyrgios”, ha fatto capire quanto fosse attaccato in quel momento alla partita, cosa che in passato ha dimostrato ben poco.

Il percorso di transizione però è un percorso a ostacoli. A fare luce sul cammino, per Kyrgios, sono la sua ragazza, i suoi compagni di Davis e una chioccia d’eccezione, Lleyton Hewitt.

“Dopo l’Australian Open ero in un momento piuttosto buio. Il torneo è stato un disastro. Le due settimane precedenti non ero in buone condizioni. Dal punto di vista mentale è stata dura, e non sono stato in grado di prepararmi come avrei voluto”.

“A quel punto ho pensato al momento in cui sta Alja (Tomljanovic, la sua ragazza, anch’essa giocatrice professionista). L’ho vista in un momento molto duro, subito dopo l’intervento, quando non era in grado di colpire la palla e di allenarsi. Questo però mi ha fatto riflettere e ha messo un po’ di pepe nella mia vita. L’ho vista più spesso e questo sicuramente ha aiutato. Abbiamo fatto pratica insieme nell’ultimo periodo a Boca (in Florida) e speriamo di poter giocare insieme il doppio misto a Wimbledon. Sarebbe bello verderla tornare a giocare ad un Grande Slam.”

A breve i due celebreranno il loro secondo anniversario. Il supporto di una ragazza, soprattutto dell’ambiente (Alja era numero 2 di Australia prima dell’infortunio) e consapevole dei ritmi e degli obblighi cui i giocatori devono sottoporsi, ha certamente aiutato Nick. Soprattutto a ritagliarsi dei meritati momenti di pace quando possibile.

Kyrgios dopo l'uscita di scena agli ultimi Australian Open, rimontato e sconfitto da Seppi
Un Kyrgios delusissimo agli ultimi Australian Open, sconfitto da Seppi dopo essere stato avanti 2 set

Il supporto dei compagni – Visto quanto recente è il cambiamento, probabilmente però sono intervenuti anche altri fattori. E fra questi, il peso specifico di Hewitt sembra il maggiore. L’ex numero 1 del mondo sta facendo un lavoro incredibile con i ragazzi australiani come capitano di Davis e come amico e mentore. Lavoro che si vede anche dai risultati (Kyrgios ha portato due punti nella vittoria dell’Australia sugli Stati Uniti all’ultimo turno di Davis). Ce lo spiega proprio Rusty. “Dopo la sconfitta agli Australian Open, [Kyrgios] era abbastanza deluso. L’ho convito a riunirsi con gli altri membri del gruppo prima del turno di Davis, per fargli capire su quante persone possa contare. Abbiamo messo su una chat di gruppo, perchè supportarlo solo nelle settimane di Davis non è sufficiente. Durante il tour, spesso si ritrova da solo. Avere un ragazzo come Matt Reid come compagno di allentamento poi, sicuramente rende più facile a Nick divertirsi ogni giorno e non starsene chiuso in casa. – Il lavoro sulla testa partendo dagli errori del passato è sicuramente una delle chiavi in mano a Lleyton per gestire il giovane australiano – Quando fai qualcosa da giovane, te la puoi portare dietro tutta la vita. Me ne sono reso conto in questi anni. Nick ha sicuramente fatto cose di cui non è orgoglioso, ma il punto sta nel capire come gestire le situazioni di difficoltà”.

Nick addirittura si è comprato una seconda casa alle Bahamas, un po’ perchè sono le Bahamas, un po’ per stare vicino alla base operativa di Hewitt, la Albany Sports Academy.

Hewitt e Nick durante una conferenza stampa
Hewitt e Nick durante una conferenza stampa di Coppa Davis

Il rapporto con l’Australia – Kyrgios ha poi modo di parlare delle sue origini, del suo rapporto con la città natale Camberra e con la sua famiglia, passando anche attraverso la morte del nonno nei giorni scorsi.

Ha spesso avuto modo di sottolineare il suo attaccamento alla famiglia e alla sua città, dove gli piace rifugiarsi nelle pause del tour, anche per tirare qualche palla a canestro con i suoi amici di infanzia. Per la morte del nonno Christos ha saltato il torneo di Estoril e si è riunito alla famiglia in Australia. Lo celebra così su Facebook “mi ha sempre supportato, sapeva sempre i risultati, sapeva sempre come stava andando e ha sempre saputo che Federer è il GOAT. Vola alto CK…”

Mantenere un rapporto solido con la famiglia per i giocatori del tour, continuamente in viaggio fra un capo all’altro del mondo, è sicuramente importante, e anche questo Nick lo ha capito.

Il rapporto con la patria però è spesso altalenante. Oltre ad essere un rifugio sicuro infatti, è anche la cassa di risonanza principale per le polemiche intorno agli atteggiamenti di Kyrgios. Gli australiani hanno spesso lamentato le aspettative deluse da un talento come Nick, abiutati come sono ad avere grandi nomi al vertice del tennis mondiale. Basti pensare allo strascico di malumori che aveva scatenato il forfait dell’australiano alle ultime Olimpiadi.

“Non è stato facile per me. Penso ai momenti in cui sono stato trattato un po’ ingiustamente, ma anche a quello che fanno gli altri atleti in Australia, e penso che le cose possano cambiare. A tutti piace chi vince, e se inizierò a vincere e ad avere buoni risultati, probabilmente finirò per piacergli”.

L’importanza di vincere – E qua si torna all’importanza dei risultati. Il grosso dello switch mentale di Nick sembra proprio focalizzato su questo punto.

Anche grazie al supporto di altri campioni, primo fra tutti il numero 1 del mondo Andy Murray, il percorso attraverso gli errori per l’australiano sembra portare ad una maggiore consapevolezza. Anche il britannico si è preso carico di fare da chioccia a Nick, soprattutto dal suo primo exploit – la vittoria contro Nadal a Wimbledon 2014 – “é più simile ad un amico per me, un ragazzo molto premuroso. Ci sentiamo spesso su FaceTime e parliamo a lungo su WhatsApp. … Le cose sono cambiate per Andy da quando ha iniziato a vincere [anche Murray a inizio carriera era accusato di scontrosità e di sprecarsi in atteggiamenti sbagliati], e penso che questa sia la soluzione.” e continua “Vincere per me vuol dire rimboccarsi le maniche e competere duramente a testa bassa”.

Nonostante sia più consapevole di ciò che deve fare adesso, Nick non se la sente di rinunciare alla propria natura. Ancora, durante match importanti, continua ad abusare le tweener, in modo quasi oltraggioso. Lo si è visto sia nei match contro Djokovic che nei match contro Federer. Se questo però è il suo modo per portare l’adrenalina a mille, anche aizzando la folla, ci sentiamo di perdonarlo. L’importante è che l’estro non prevarichi gli obiettivi di professionista e diventi un “giochino” fine a se stesso, come spesso è sembrato.

Nick esulta dopo aver battuto per la seconda volta Djokovic, ad Indian Wells
Nick esulta dopo aver battuto per la seconda volta Djokovic, ad Indian Wells

Dare il massimo sul campo da tennis può aiutarlo anche a capire i propri limiti e i propri margini di miglioramento. Con il suo talento e il suo carattere può essere propenso ad annoiarsi, soprattutto in allenamento o in partite poco importanti, e deve convincersi di tirare fuori tutto il possibile da ogni partita.

Si è detto molto del suo possibile futuro al vertice. È sempre giovane, ma sicuramente a quest’ora poteva essere più in alto. Ad oggi non ha ancora dato l’impressione di essere sufficientemente affamato. La fame che è la cosa che più gli manca, ma per sua fortuna è compensata da un talento smisurato. Per me, il suo 2017 non è ancora abbastanza. Ma al bivio che si è trovato davanti ha intrapreso la strada giusta. E speriamo che lo porti lontano.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy